Costi della politica: consigli comunali o Giunte in orario di lavoro, Rollandin bacchetta i sindaci

Il Presidente scrive ai sindaci e ai Presidente delle Unités. L’obiettivo: contenere i costi perché per i dipendenti pubblici o privati i permessi sono retribuiti e a pagare sono le casse pubbliche.
Il Presidente della Regione Augusto Rollandin
Politica

Riunioni di Giunta a metà mattinata, commissioni alle 9 del mattino o ancora consigli comunali fissati nel primo pomeriggio. Situazioni tutt’altro che rare in Valle d’Aosta tanto che il Presidente della Regione, Augusto Rollandin, si è sentito in dovere di scrivere una nota ai sindaci e ai Presidenti delle Unités per ricordare loro – l’aveva già fatto nel 2011 e nel 2012 – l’esistenza di una legge regionale, la 54 del 1998, che prevede per i comuni fino a 15mila abitanti che queste riunioni si tengano al di fuori degli orari di lavoro dei partecipanti.

Già perché quando si parla di costi della politica l’immaginario collettivo è portato subito a pensare alle indennità di funzione degli eletti, ai gettoni di presenza o ancora alle diarie ma c’è un’altra voce, che probabilmente non è nota ai più. Stiamo parlando dei permessi di funzione e delle assenze dal lavoro degli amministratori degli enti locali. Il dipendente pubblico o privato (sono esclusi gli autonomi) che ricopre una carica elettiva ha infatti diritto a dei permessi retribuiti nell’esercizio del proprio incarico. Per le casse pubbliche il costo è duplice: il compenso direttamente percepito dal consigliere e il rimborso economico corrisposto al datore di lavoro per le ore di assenza che il consigliere matura nell’esercizio della propria pubblica funzione. Ovviamente non tutti i dipendenti hanno lo stesso costo, c’è chi guadagna 7 euro l’ora e chi arriva a 50. L’ente comunale è tenuto a rimborsare al datore la cifra prevista. Ma quanto costano, quindi, i permessi alle casse pubbliche? Verrebbe da dire tanto, considerando che l’invito del Presidente della Regione ai sindaci e ai Presidenti di Unité nasce con l’obiettivo di contenere i costi, e che a richiesta di conoscere i dati è arrivato un secco “no”.

Sul sito della Regione qualche informazione è possibile comunque reperirla. Secondo  gli ultimi dati del 2014, dei 5,7 milioni di euro di spesa annua per gli amministratori comunali di cui 5,1 per indennità di funzione, i rimborsi ai datori privati per permessi retribuiti rappresentano una piccola goccia, 158mila euro. A questi bisognerebbe aggiungere – ed è qui che probabilmente la cifra cresce di molto – i costi indiretti sostenuti dagli enti del comparto pubblico che nel concedere il permesso retribuito al proprio dipendente (53 gli amministratori pubblici che lavorano nella sola Regione) non possono disporlo per alcune ore o a volte per intere giornate.

Le aspettative e i permessi dei dipendenti del comparto unico sono regolati dalla legge regionale 4 settembre 2001, n. 23 che rinvia alla norma nazionale e che prevede che i lavoratori dipendenti pubblici e privati componenti dei consigli comunali e delle comunità montane abbiano diritto di assentarsi dal servizio per il tempo necessario allo svolgimento del consiglio comunale, comprensivo del tempo necessario a raggiungere il luogo in cui è convocata l’Assemblea. Nel caso in cui i consigli si svolgano in orario serale i lavoratori hanno diritto di non riprendere il lavoro prima delle ore 8 del giorno successivo mentre se i lavori dei consigli si protraggano oltre la mezzanotte, hanno diritto di assentarsi dal servizio per l’intera giornata successiva. Diritto che vale anche per le riunioni di giunta, per le commissioni consiliari o per riunioni di altri organi di cui fanno parte, si pensi al Celva, e che comprende il tempo per raggiungere il luogo della riunione e rientrare al posto di lavoro.

La norma, in particolare, prevede per i comuni fino a 15mila abitanti un massimo di 24 ore di permesso retribuito al mese, elevate a 48 per i sindaci e presidenti delle comunità montane.  

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