Era presente anche una delegazione di Adava venerdì e sabato scorsi a Rapallo per l’Assemblea nazionale di Federalberghi. Ad accompagnare il presidente Filippo Gérard sono stati il vicepresidente Camillo Rosset, il presidente giovani Giulia Mona, il direttore Emilio Conte, oltre al delegato nazionale di Giunta, Alessandro Cavaliere, e al membro del Collegio nazionale dei Sindaci, Corrado Neyroz. Presente anche l'Assessore regionale al Turismo.
“Partecipare a questi momenti di confronto è importante non solo per essere sempre aggiornati sulle attività dei colleghi nazionali, ma anche per rafforzare i contatti con i rappresentanti delle altre associazioni -sottolinea il presidente Adava Filippo Gérard – in particolare quelli dell’arco alpino, tra i quali quelli dell’Asat del Trentino e quelli dell’HGV del Sud-Tirolo, che si trovano ad affrontare problematiche simili alle nostre”.
L'Assemblea è ruotata attorno al tema della shadow economy, ovvero lo scenario di mercato aperto da internet e dai grandi portali di offerta di locazioni brevi. I numeri italiani: a fronte di 33.000 strutture alberghiere regolarmente registrate, durante il mese di aprile 2017 su Airbnb erano presenti 214.000 offerte.
“Una situazione non più tollerabile – ha sottolineato nella sua relazione, il presidente nazionale di Federalberghi, Bernabò Bocca – il sommerso nel turismo ha superato il livello di guardia, determinando gravi conseguenze per i consumatori, per la collettività e per il mercato. Il fenomeno danneggia tanto le imprese turistiche tradizionali, quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza: entrambe le categorie sono esasperate dal dilagare della concorrenza sleale che inquina il mercato". Per gli albergatori la misura proposta in Parlamento che prevede la cosiddetta cedolare secca, pari al 21% del prezzo pagato dai clienti degli appartamenti in affitto "è una soluzione positiva, ma non sufficiente, che dovrà essere integrata con altre misure di tutela, ad esempio in materia di igiene e sicurezza, di pubblicità ingannevole e, ancora, in termini di trasparenza".
