Autonomia differenziata, la bicamerale ad Aosta: “Statuto speciale utile anche per le altre regioni”

La Commissione bicamerale è stata oggi ad Aosta, 18ª tappa dell'indagine sulle regioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata. Il presidente Silvestro (FI): "Auspichiamo che qui ci sia tanto da apprendere e da comunicare alle altre regioni".
La Commissione bicamerale per le questioni regionali
Politica

“Auspichiamo che qui ci sia tanto da apprendere e da comunicare alle altre regioni. Essendo la Valle d’Aosta a Statuto speciale e con 120mila abitanti circa è importante capire come funzionino servizi, come siano garantiti i trasporti anche in tante località fuori dal centro cittadino e vedere cosa sia stato messo in campo. Oggi siamo in una regione a Statuto speciale, che è autonoma di fatto, e quindi utile anche per trasmettere informazioni alle altre regioni”.

A spiegarlo è Francesco Silvestro, senatore di Forza Italia e presidente della Commissione bicamerale per le questioni regionali arrivata oggi ad Aosta, per la diciottesima tappa dell’indagine sui livelli essenziali di prestazione che sta attraversando tutto il Paese e che serve, in prospettiva, per l’attuazione dell’autonomia differenziata.

Prima delle audizioni del presidente della Regione Renzo Testolin, del sindaco di Aosta Gianni Nuti, del presidente della Chambre Valdôtaine Roberto Sapia e dei rappresentanti delle associazioni e le sigle sindacali, la Commissione ha in contrato i cronisti in un “punto stampa” a Palazzo regionale.

“Questa indagine conoscitiva è iniziata a febbraio dello scorso anno – ha detto Silvestro ai giornalisti –. Sono emerse tante problematiche e tante difficoltà. Due quelle essenziali evidenziate in tutte le diciassette regioni che abbiamo visitato: le risorse umane e le risorse economiche. A noi interessa soprattutto capire a che livello siano prestazioni essenziali e cosa manca, nel caso, per farle funzionare. Redigeremo infine una relazione da consegnare ai parlamentari che potranno trarne in coscienza le conclusioni”.

“Ogni regione si è industriata per immaginare di produrre servizi su tutto il proprio territorio – ha aggiunto Alessandro Urzì, deputato di Fratelli d’Italia e membro della “bicamerale” –. L’indagine vuole immaginare la previsione di un eventuale futuro, nel caso una regione richiedesse gli strumenti di autonomia. Le visite alle regioni a Statuto speciale hanno valore assoluto per confrontare modelli già calati sul territorio. Dall’altra parte, servono per comprendere quali effetti, eventuali, potrebbe avere l’applicazione dell’autonomia differenziata in rapporto agli equilibri con quelle a Statuto speciale.

Al tavolo, anche i due parlamentari valdostani. “Tengo particolarmente a questo tema, abbiamo lavorato molto in prima Commissione al Senato e siamo riusciti a portare a casa questo grandissimo risultato, storico, un primo passo per una modifica dell’Italia – ha spiegato la senatrice della Lega Nicoletta Spelgatti –. Non possono poi cambiare le cose finché non si avvicina potere decisionale al territorio che deve avere ambiti di manovra sempre più ampi per governare e prendersi responsabilità di come governano, con un controllo dei cittadini il più vicino possibile alle decisioni prese”.

“Credo che qui, oggi, si potranno cogliere tanti elementi positivi della nostra autonomia – ha aggiunto invece il deputato Franco Manes –. È importante però che non ci sia mai il rischio di appiattire le autonomie speciali e penso oggi ci sia l’occasione di ascoltare aspetti importanti a favore di tutti”.

Dopo l’audizione, in una nota, il presidente della Regione Renzo Testolin spiega: “Il dibattito politico, amministrativo e istituzionale tra Regione e Stato, che scaturisce dall’elaborazione e dall’applicazione dei Lep sul nostro territorio deve tradursi in un’azione di adattamento dei Livelli Essenziale delle Prestazioni ad una realtà di montagna a bassa densità abitativa come quella della nostra regione. Azione che può esplicitarsi ai sensi dello Statuto speciale con norme di attuazione, in relazione al particolare ordinamento regionale, oppure con accordi o intese con lo Stato nell’ambito del principio della leale collaborazione”.

“Sulla base di questa considerazione – ha aggiunto –, ci siamo approcciati alla Commissione parlamentare oggi in Valle d’Aosta per una indagine conoscitiva sulla determinazione e sull’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni. Una considerazione, la nostra, che mantiene fermo il punto dell’impegno che la Regione ha, e ha sempre avuto, per offrire e garantire a tutti i valdostani, e soprattutto a coloro che hanno scelto di abitare e vivere nei piccoli centri di montagna, i servizi, dalla scuola ai trasporti scolatici, dalla rete di supporto sociale alle proposte formative per l’inserimento lavorativo, ma soprattutto per l’assistenza sanitaria che la Valle d’Aosta ha voluto adeguare con Lea aggiuntivi, garantiti con un impegno finanziario annuale di due milioni e mezzo di euro”.

La Commissione bicamerale per le questioni regionali
La Commissione bicamerale per le questioni regionali

Una risposta

  1. Visto il livello di attuazione pessimo del nostro Statuto dal 1948 ad oggi, la nostra autonomia può essere un buon esempio da seguire dalla altre Regioni quando ci sarà l’Autonomia, ma non come pensano i politici della bicamerale. Nel senso che le altre Regioni seguiranno il nostro modello di Autonomia ma lo attueranno molto meglio di noi e più velocemente, evitando di seguire tutte quelle azioni che i nostri poltici hanno fatto portando alla cattiva gestione di diverse parti della nostra Autonomia: decenni per attuare un pezzo dello Statuto malamente, non attuazione di parti della nostra Autonomia di cui abbiamo diritto cositutzionale, norme di attuazione di altre parti della nostra Autonomia fatte coi piedi o svilenti nel confronto di quello che lo Statuto ci permetterebbe di fare. Spero che la commissione stesse facendo riferimento a regioni a Statuto Speciale più serie rispetto alla nostra (Trento, Bolzano, Friuli): se con l’Autonomia Differenziata le altre Regioni seguissero solo il modello di gestione RAVDA ho paura che avranno parecchi danni e pochissimi poteri.

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