Ha conquistato il pubblico ieri sera raccontando come i Romani conquistarono la Valle d’Aosta. Per le celebrazioni dei 2050 anni della fondazione della città di Aosta, martedì 25 marzo è intervenuto, sul palco del Palais di Saint-Vincent, lo storico Alessandro Barbero.
Non sono bastati i 1200 posti della sala, andati a ruba in pochi minuti, per accogliere tutti. Sul canale YouTube della Regione è stato attivato lo streaming della conferenza intitolata “La conquista romana della Gallia Cisalpina. L’Italia si allarga fin (quasi) alla Valle d’Aosta”. Il video ha raggiunto oltre 2500 visualizzazioni.
“Quando si inizia qualcosa (Aostæ 2025, ndr) c’è bisogno di avere dei buoni auspici. Una sala così grande e così affollata lo è. È il miglior augurio per questa celebrazione”. Così Davide Jaccod, Direttore generale dell’Office régional du Tourisme, apre la serata e introduce l’ospite. “Il professor Barbero è il portatore di un nuovo modo di vedere la storia e di raccontarla e ci ricorda quanto questa fame di sapere possa essere gustosa”. Quello di Barbero è un volto ormai noto al vasto pubblico. Nel corso dell’intervista con AostaSera, lo storico dichiara “ho la fortuna di parlare di storia, una delle cose più facili da rendere appassionanti e far capire“.
-
William Novelli @willynove Aostasera Barbero
-
William Novelli @willynove Aostasera Barbero
-
William Novelli @willynove Aostasera Barbero
-
William Novelli @willynove Aostasera Barbero
-
William Novelli @willynove Aostasera Barbero
-
William Novelli @willynove Aostasera Barbero
-
William Novelli @willynove Aostasera Barbero
-
William Novelli @willynove Aostasera Barbero
-
William Novelli @willynove Aostasera Barbero
“Nel mondo di oggi diamo per scontato che non bisogna invadere gli altri paesi”
“Siamo talmente abituati a considerare il passato una cosa e il presente un’altra, come se non avessero quasi niente in comune”. Il professore parte da qui. Da quella che lui stesso definisce una ‘considerazione moralistica’.
“Il risultato è che, mentre nel mondo di oggi diamo per scontato che non bisogna invadere gli altri paesi e che non c’è nessuna giustificazione per farlo se non per abbattere un dittatore o portare la democrazia, quando raccontiamo la storia di duemila anni fa non ci viene neanche per un momento di fermarci a giudicare. Che diritto avevano i Romani di invadere la Gallia Cisalpina? Di abbattere i sovrani che governavano quei popoli, di sottometterli e di imporre il loro dominio?”. La riflessione di apertura lascia spazio alla storia e la serata prosegue con i racconti su popoli indigeni, Galli e Salassi fino ad arrivare alla fondazione di Augusta Prætoria, la città occupata dagli invasori e conquistatori, la città creata dai Romani.
La storia dei popoli della Valle d’Aosta fino alla conquista romana
“Studiare la storia insegna che i popoli si evolvono e cambiano” il professor Barbero guida il pubblico nel suo viaggio alla scoperta dell’Italia settentrionale – chiamata dai Romani Gallia Cisalpina – in un excursus storico che parte dall’età della pietra.
“Sappiamo ciò che è emerso dagli scavi archeologici” afferma lo storico. Stele raffiguranti in maniera stilizzata figure umane, con armi e abbigliamento, suggeriscono che cinquemila anni fa le popolazioni che abitavano la Valle d’Aosta erano simili a coloro che vivevano nel vallese, al di là del Gran San Bernardo. È con l’età del bronzo e poi del ferro, a cavallo del 1.000 a.C., che attraverso i passi alpini cominciano ad arrivare i Galli dalla Francia. Popolazione contro cui i Romani si schierano nel terzo secolo a.C.
La conquista della Gallia Cisalpina da parte dei Romani avanza a piccoli passi. Lo storico rivela che “in realtà i Romani – abituati ad andare ovunque via mare – non amavano le montagne. Non le capiscono e fanno fatica a pensare che siano posti interessanti. Surreale perché sappiamo che in tante altre epoche si sono combattute guerre per il controllo dei valichi alpini”.
La conquista di quei territori, così annidati tra le montagne, avviene con l’Imperatore Augusto. “I Romani ci mettono quattro anni per sottomettere i Salassi. Non c’è pietà. La guerra è durissima. Gli storici antichi scrivono: sconfitti i Salassi, vennero venduti quarantaquattromila di loro al mercato di Ivrea”. La vittoria viene celebrata con la fondazione di due grandi città: Augusta Taurinorum e Augusta Prætoria, le attuali Torino e Aosta.
Mura imponenti, un arco trionfale e l’insediamento di tremila veterani tratti dalle coorti pretoriane dell’esercito romano, da qui l’aggettivo Prætoria. Così nasce la città di Aosta, fondata nel 25 a.C.
Per i Romani la Valle d’Aosta non fu Italia
Eppure, narra il professor Barbero, “anche dopo che l’attuale Valle d’Aosta è stata occupata dai Romani, è nata la grande colonia di Augusta Prætoria, il paese viene integralmente romanizzato e gli abitanti diventano cittadini romani, quella non è (ancora considerata) Italia”. Anche dopo la conquista, “l’Italia si ferma dove cominciano a salire le valli alpine”.
Lo confermano la storia delle varie province in cui si organizza nel tempo l’impero romano e il posizionamento a Carema della dogana per il pagamento del dazio sulle merci che entrano in Italia. È con questa controversa rivelazione che il professore conclude l’intervento tra gli applausi e si congeda.
Aostæ 2025: il 1° aprile, presentazione del progetto MAIA
Ma la conferenza di Alessandro Barbero è solo l’inizio di un percorso. La rassegna culturale Aostæ 2025, organizzata dall’Assessorato Beni e attività culturali, Sistema educativo e Politiche per le relazioni intergenerazionali della Regione autonoma Valle d’Aosta e dal Comune di Aosta, prosegue per tutto l’anno.
“Molte delle cose che il professore ci ha raccontato sono al centro delle celebrazioni che dureranno fino a dicembre” spiega Jaccod. Il prossimo appuntamento sarà al MegaMuseo, Area Megalitica di Aosta, il 1° aprile con la presentazione di MAIA “un progetto, nato dagli archeologi valdostani e vallesani, che racconta le meraviglie archeologiche invisibili delle Alpi”.
Una risposta
Sento particolarmente vicina la storia e la sorte dei Salassi.
Abito nel Sannio Beneventano e altrettanto durissimo fu lo scontro tra Sanniti e Romani.
È DOVEROSO preservare la memoria di questi fieri popoli italici che tanto insegnarono a Roma.
Il mio grazie sincero e sentito all’amico e scrittore Fabrizio che mi ha segnalato il link.