Ricordando Fabio Buzzi, lo “Stregone delle carene” dallo spirito indomito

Fabio Buzzi era un ingegnere con la passione della motonautica. Anzi, passione appare riduttivo, in relazione ai suoi successi sportivi. E la sua carriera è stata sterminata.
Fabio Buzzi - Foto Assonautica Italiana
Gioie e Motori

Fabio Buzzi è un ingegnere con la passione della motonautica. Anzi, passione appare riduttivo, in relazione ai suoi successi sportivi. Il pilota Buzzi inizia a soli diciassette anni – era nato il 28 gennaio 1943 – nella prestigiosa Pavia-Venezia, di cui abbiamo discorso qualche settimana fa.

Da subito, affianca competizione e progettazione: dopo la vettura “Hot Rod” del 1965, nel 1974 è la volta della barca “Mostro”, una “tre punti” all’avanguardia per l’uso del kevlar, che gli regala il record mondiale nella classe S4. Intanto, si laurea in ingegneria nel 1970.

Buzzi progetta la “Cesa”, la barca più vincente del mondo, che, insieme ad altre ideazioni e ai suoi trionfi, gli vale l’appellativo di “Stregone delle carene” e il riconoscimento degli esperti quale Greatest Of All Time.

La carriera di Buzzi è sterminata, quanto a risultati di valore. Ne ricorderemo soltanto alcuni, per evidenti esigenze di spazio. Nel 1979, record mondiale di velocità per diesel, campione del mondo offshore in varie classi nel 1984, 1988, 1994, 1995, 1996, record nella “Venezia-Monte Carlo” (2001 e 2004), nella “Monte Carlo-Londra” (2001), per un totale, da pilota e da progettista, di oltre un centinaio di titoli iridati, europei e italiani.

Inoltre, affermazioni negli Stati Uniti, nella “Miami-Nassau-Miami” e nella “Miami-New York”, nel 1994. Quest’ultima è una “Cannonball”, una maratona d’altura No-Stop che vale per il Trofeo dedicato a Donald JoelDonAronow, figura leggendaria della specialità, medaglia d’onore dell’Unione Internazionale Motonautica e progettista innovatore ancora inarrivabile.

La “Miami-New York” ha una storia curiosa. Nasce nel 1921 ad opera di Gary Wood, con lo scopo di sfidare il treno. Buzzi, per realizzare l’impresa, si circonda di colleghi di prim’ordine: da Daniel Scioli, argentino campione mondiale offshore, al connazionale Emilio Riganti, che vanta un poker iridato, a Sam Griffith Junior, statunitense figlio di colui che viene considerato l’inventore del moderno offshore.

L’imbarcazione è un battello penumaticoPaul & Shark” di dodici metri mosso da due propulsori diesel da 1.500 cavalli complessivi. Il mezzo, prodotto dalla “F.B.” dello stesso Buzzi, risulta il più piccolo ma tremendamente efficace: copre la distanza in 4 ore e 29 minuti con una media di 83 chilometri orari, pari a circa 45 nodi. Fabio Buzzi muore il 17 settembre 2019 in un incidente di gara: aveva appena siglato il nuovo record della “Monte Carlo-Venezia”, quando si schiantò tra il Lido e Punta Sabbioni. Aveva settantasei anni e uno spirito indomito.

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