Un paio di sci Rossignol, un orologio Omega fermo da decenni, un portafoglio consumato dal gelo con dentro una moneta del 1949. Sono questi gli oggetti che i ghiacci del Cervino hanno restituito di un uomo che era dato per disperso da anni. Oggetti minimi, quasi banali, eppure capaci di riaprire una storia rimasta sospesa per oltre settant’anni: quella di un uomo scomparso sulle montagne negli anni Cinquanta. Chi era? Da dove veniva? E, soprattutto, come si può ridare un nome a delle ossa dopo così tanto tempo
Per rispondere a queste domande bisogna attraversare due secoli di storia della scienza forense, un percorso fatto di intuizioni visionarie, fallimenti, esperimenti pionieristici e battaglie giudiziarie. Una storia che Mirella Gherardi, medico legale ad Aosta, ha provato a tracciare nel suo volume “Storia criminale dell’identificazione personale”, opera che si pone anche come «un racconto sull’evoluzione di una disciplina scientifica, ma non solo, perché ho cercato di mettere in luce i protagonisti delle vicende per sottolineare l’aspetto umano della scienza e mettere sotto i riflettori anche gli errori, non solo gli aspetti positivi di un percorso scientifico».
Il viaggio intrapreso da Gherardi comincia nella Parigi dell’Ottocento, dove un uomo dall’identità sfuggente getta le basi della moderna polizia scientifica: Eugène Vidocq, criminale diventato poliziotto, maestro nel riconoscere dettagli che sfuggono agli occhi comuni. Vidocq capisce che ogni persona porta su di sé un archivio vivente: cicatrici, tatuaggi, postura, modi di camminare. È lui ad avviare quella che diventerà l’arte moderna del riconoscimento individuale.
Sulla sua scia nasce l’antropometria. Figura di spicco è Alphonse Bertillon, funzionario metodico e tenace, che decide che il corpo può essere misurato scientificamente: lunghezza del braccio, circonferenza del cranio, ampiezza delle spalle. La sua vera eredità però è il mug shot, la fotografia segnaletica frontale e di profilo destinata a popolare archivi e immaginari per oltre un secolo. A cambiare davvero le regole del gioco è una scoperta nata lontano dall’Europa, nel Bengala coloniale, dove studiosi britannici osservano che i solchi delle dita sono unici e immutabili. Una verità apparentemente semplice che rivoluziona l’identificazione personale. Nel Novecento la scienza compie un salto ulteriore: i primi test biologici aprono nuove possibilità, ma è l’avvento dell’analisi del Dna a trasformare radicalmente le indagini, rendendo ogni cellula una testimone silenziosa.
Nel volume edito da Le Lucerne, due binari corrono paralleli: i passi avanti della scienza forense e alcuni dei casi più celebri della storia moderna: l’affaire Dreyfus, che mise in luce l’inquietante fragilità della giustizia militare, il furto della Gioconda e gli omicidi di Jack lo Squartatore, per citarne solo alcuni. La storia dell’identificazione personale è un mosaico di tentativi, scoperte, errori e intuizioni geniali ed è proprio lì che Mirella Gherardi vuole portare il lettore, alla scoperta di una scienza tanto complessa quanto fondamentale per «ridare dignità, nomi e volti a persone che per molto tempo ne sono state sprovviste. È importante anche che la gente possa capire che le scienze forensi non sono solo legate alla sfera del crimine, ma servono per risvolti sociali fondamentali che si celano dietro al processo di identificazione personale».
Sul grande boom del true crime che sta attraversando la società in questo periodo storico Mirella Gherardi non si stupisce, ma ha logicamente un approccio molto scientifico: «Non ne sono stupita, penso invece che questo sia qualcosa che culturalmente appartiene al genere umano da molti secoli. Basterebbe pensare ai libri di Edgar Allan Poe o di Dickens che uscivano a puntate creando aspettative e consensi incredibili per l’epoca. Penso anche che questa passione per il crimine sia da ricercare nel fatto che le persone vogliono affrontare le loro paure cercandole e informandosi, ma vogliono anche trovare delle risposte e noi addetti ai lavori cerchiamo attraverso il nostro lavoro di darle, però sempre con etica e rigorosità scientifica che mai devono mancare».
Il libro, realizzato con il patrocinio di Simla – Società italiana di medicina legale e delle assicurazioni e con il supporto della redazione di Simlaweb, sito istituzionale della società scientifica, è già disponibile nelle librerie valdostane e online sul sito della casa editrice Le Lucerne.
