Con l’identificazione delle ultime vittime dell’incendio al bar Le Constellation si è chiusa un’attesa angosciante che, per tre-quattro giorni, ha tenuto sospese, ferme in un limbo, molte famiglie dei ragazzi coinvolti nella tragedia di Crans-Montana. A sostenere i parenti, a partire dal 2 gennaio, sono arrivati in Svizzera anche quattro psicologi dell’Associazione Psicologi per i popoli Emergenza Valle d’Aosta, tra cui il presidente Massimiliano Alì.
Nel centro di crisi allestito al Palazzo dei Congressi di Crans-Montana, gli psicologi hanno garantito una presenza costante, creando uno spazio protetto e accogliente in cui le famiglie potessero sentirsi ascoltate e sostenute, come racconta Massimiliano Alì, rientrato dalla Svizzera insieme anche ai colleghi Elvira Venturella, Luca Cesaretti e Dorina Cassetto.
“Il nostro compito era rimanere al centro di accoglienza, dove le famiglie attendevano il riconoscimento dei propri cari. Ogni giorno c’erano due comunicazioni ufficiali dalle autorità svizzere e cantonali. All’inizio eravamo quindici psicologi italiani; poi quattro, attivati dalla Regione Lombardia, sono stati trasferiti a Zurigo, mentre gli altri undici sono rimasti a Crans-Montana. Non si trattava di “presa in carico” in senso tradizionale: la nostra funzione era esserci, offrire una presenza competente e costruire un ambiente sicuro in cui le famiglie potessero appoggiarsi, parlare se ne sentivano il bisogno oppure restare in silenzio”.
Tutte le figure coinvolte hanno contribuito a creare, come spiega ancora Alì, uno “scudo protettivo” per i parenti. “È stato un lavoro di squadra molto ampio: dall’ambasciatore e dal console presenti in Svizzera, all’Unità di crisi della Farnesina, alla Protezione civile nazionale, ai volontari. Insieme siamo riusciti a costruire un contenitore protettivo, anche grazie alla logistica predisposta dagli svizzeri: uno spazio accogliente, con una grande sala dove le famiglie potevano riposare, con bevande e cibo, e un’attenzione costante ai bisogni materiali oltre che a quelli emotivi”.
Una presenza continua, ma discreta. “Il nostro lavoro era “resistere insieme” a quel dolore e a quell’attesa. Tre o quattro giorni sono lunghi: è un tempo che pesa, un limbo estenuante. Conclusa l’attesa, ora per queste famiglie inizia un nuovo percorso, che non è affatto più facile, ma almeno c’è una certezza”. Poco prima delle 13 di oggi, le bare di cinque dei sei giovanissimi italiani morti nell’incendio di Capodanno sono rientrate in Italia.
“Mi ha colpito in questi giorni molto la rete di solidarietà tra le famiglie: spesso erano gruppi di amici, genitori, nonni, ragazzi che si conoscevano da anni, trascorrevano insieme le famiglie e avevano figli coetanei. E mi ha colpito la dignità con cui hanno espresso il dolore: composto, profondo, con una forza incredibile nel restare lì. Anche quando chiedevano informazioni alle istituzioni, lo facevano con gentilezza. In una sofferenza così grande, restare umani non è semplice“, riflette Alì.
Il pensiero dello psicologo va anche alla giovane età delle vittime: “Tutti i traumi sono una frattura, ma questa ancora di più. Questi ragazzi rappresentano il futuro. Erano lì per divertirsi, in una serata di leggerezza, trasformata in un inferno: l’inferno vero. Il mondo crolla”.
Conclusa la fase dell’emergenza, anche per i soccorritori arriva il momento di lasciare andare il dolore vissuto. “Non siamo impermeabili. In azione “tieni” il dolore per fare il tuo lavoro, poi lo elabori. In questi giorni siamo in una fase di decompressione e riflessione: serve tempo per rientrare davvero”.
Per Massimiliano Alì è stata una delle prime esperienze di questo tipo. “Per fortuna non ero solo: avevo accanto il supporto della squadra, colleghi con cui ci conosciamo da tempo e con i quali lavoriamo bene. È un’équipe che si costruisce nel tempo: ci si sente forti. Anche i nostri associati e volontari, pur a distanza, ci hanno sostenuto: tutti sono utili e ti danno forza, anche se non sono fisicamente presenti. Ti permettono di resistere a quel dolore e di fare il tuo lavoro. Voglio ringraziare anche la Regione Valle d’Aosta, che ci ha supportati e non ci ha lasciati senza appoggio. È stato il segno di un sistema che funziona e che non si limita a fare, ma sa anche essere umano”.
Crans-Montana, una équipe valdostana trasferisce una giovane ferita da Losanna a Milano
3 gennaio 2026 di Massimiliano Riccio
Dal rogo di Crans-Montana a un letto di terapia intensiva a Milano, passando per Aosta: è questo il corridoio aereo dell’emergenza che questa mattina ha visto protagonista un elicottero valdostano, in volo per trasferire una giovane paziente gravemente ustionata. Un’operazione delicata che conferma il ruolo della Valle d’Aosta nella rete dei soccorsi ad alta specializzazione.
L’elicottero medicalizzato Sierra Alpha 2, è decollato dall’aeroporto di Aosta alle 11.24 di oggi, diretto in Svizzera. A bordo del mezzo sono saliti due medici, il primario di Rianimazione dell’ospedale Parini di Aosta Fabio Sciutti e il medico rianimatore Nicola Di Francesco, oltre a un’infermiera, Martina Vitali, componente dell’équipe sanitaria impegnata nella missione.
L’intervento è stato coordinato dalla CROSS, la Centrale Remota Operazioni Soccorso Sanitario, e dal del Sistema di Protezione Civile, che ha disposto il trasferimento di una giovane ragazza rimasta ferita nel rogo del locale Le Constellation, la notte di Capodanno. L’elicottero valdostano ha raggiunto l’ospedale di Losanna, dove la paziente è stata presa in carico dall’équipe ed è stata poi trasportata all’ospedale Niguarda di Milano, centro di riferimento per la cura dei grandi ustionati.
Il piano di volo ha previsto circa 30 minuti per il tragitto verso Losanna, poco meno di un’ora per il trasferimento della ragazza al Niguarda e 70 minuti per il rientro in Valle d’Aosta. L’operazione si inserisce nel quadro della collaborazione tra sistemi sanitari e strutture di emergenza di diversi territori, attivati per garantire in tempi rapidi l’accesso a strutture altamente specializzate.

Prosegue l’impegno valdostano a Crans-Montana, un elicottero trasporterà un ferito al “Niguarda” di Milano
di Luca Ventrice
Proseguono le attività di coordinamento tra le autorità italiane e svizzere dopo il grave incidente avvenuto a Crans-Montana.
Il capo della Protezione civile valdostana Valerio Segor ha partecipato oggi, a Sion, in rappresentanza del Sistema di Protezione civile, all’incontro istituzionale tra la delegazione italiana guidata dal ministro degli Affari esteri Antonio Tajani e le autorità del Cantone Vallese, nel corso del quale è stato fatto il punto sulla situazione complessiva e sui dati ufficiali disponibili.
La delegazione si è poi spostata al centro congressi di Crans-Montana, sede dell’Unità di crisi, dove si è svolto un incontro con i familiari delle persone italiane coinvolte.
Le autorità elvetiche hanno ringraziato, per il supporto garantito fin dalle prime ore dell’emergenza, la Regione Valle d’Aosta che ha ribadito la propria disponibilità a rispondere a ulteriori necessità. In quest’ottica, è stato richiesto l’utilizzo dell’elicottero regionale, con a bordo due medici e un infermiere, previsto per oggi, che permetterà di recuperare all’ospedale di Losanna una ragazza, ferita nel rogo di Crans Montana, e trasportarla all’ospedale Niguarda di Milano. Il volo prevede una durata di 30 minuti su Losanna, un’ora per il trasferimento al Niguarda e 70 minuti per il rientro in Valle.
Sono inoltre arrivati sul posto i quattro psicologi volontari di Protezione civile valdostani, partiti oggi da Aosta, che affiancheranno quelli provenienti da altre regioni per garantire assistenza alle famiglie delle persone coinvolte.

A Crans-Montana quattro psicologi valdostani ed il capo della Protezione civile
2 gennaio 2025 – ore 11 – di Luca Ventrice

Prosegue la collaborazione con il sistema delle emergenze del Canton Vallese dopo la tragedia di Crans-Montana, nella notta di Capodanno.
A comunicarlo la Presidenza della Regione, che spiega come dopo l’attivazione dell’Associazione Psicologi per i Popoli da parte del Dipartimento nazionale di Protezione civile, per fornire assistenza alle persone coinvolte, partiranno oggi, venerdì 2 gennaio 2026, quattro psicologi appartenenti alla Sezione Valle d’Aosta utilizzando un veicolo reso disponibile dalla Protezione civile regionale.
Sempre oggi, il capo della Protezione civile regionale Valerio Segor, insieme ai rappresentanti del Dipartimento nazionale di Protezione civile, parteciperà a Sion all’incontro tra il Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani e le autorità elvetiche per fare il punto della situazione e programmare le prossime azioni congiunte. La delegazione si recherà poi a Crans-Montana dove incontrerà i familiari delle persone coinvolte.
Incendio a Crans-Montana, una quarantina di morti e 115 feriti
1° gennaio 2026 – ore 17.49 – di Silvia Savoye

Resta drammatico il bilancio del devastante incendio scoppiato nella notte nel bar Le Constellation a Crans-Montana, in Svizzera. Secondo i numeri diffusi dalle autorità, in una conferenza stampa, i morti sono una quarantina, mentre i feriti sono 115, la maggior parte gravi.
Nell’incendio risultano coinvolti anche dei cittadini italiani. Dalle ultime informazioni i dispersi sono sei, tredici i feriti ricoverati. Le autorità italiane sono in costante contatto con i familiari delle vittime e con le ambasciate coinvolte attraverso l’Unità di crisi.
Nel corso della conferenza stampa le autorità svizzere hanno sottolineato la gravità senza precedenti dell’accaduto.
Il presidente della Confederazione, Guy Parmelin, ha parlato di “una delle peggiori tragedie che il nostro Paese abbia mai conosciuto”, ringraziando i Paesi confinanti per il sostegno e l’assistenza offerti. “La speranza deve prevalere sempre – ha affermato –. Alcune persone stanno ancora lottando per la loro vita. Voglio dire loro: non siete soli e tutti i mezzi sanitari sono impegnati per aiutarvi”.
Anche il presidente del Consiglio di Stato vallesano, Mathias Reynard, ha evidenziato che la priorità nelle prossime ore sarà data all’identificazione delle vittime e dei feriti, un processo che potrebbe richiedere tempo: “Siamo consapevoli che l’identificazione dei corpi e dei feriti può richiedere ancora un tempo insopportabile per le famiglie coinvolte”.
I feriti più gravi, in particolare i grandi ustionati, sono stati trasferiti nei centri specializzati di Losanna e Zurigo. Francia, Italia e Germania si sono resi disponibili ad accogliere alcuni dei feriti.
Sull’inchiesta, Béatrice Pilloud, procuratrice generale del cantone del Vallese ha spiegato che sono state raccolte numerose testimonianze per chiarire le circostanze esatte del dramma. “L’ipotesi seguita per il momento è quella di un incendio che ha portato ad una deflagrazione”.
Il comandante della polizia cantonale vallesana, Frédéric Gisler, ha ricostruito la cronologia degli eventi. Alle 1.30 è stato avvistato il fumo e sono stati allertati da parte di un testimone i soccorsi. Alle 1.32 le prime pattuglie di polizia sono arrivate sul posto, seguite da vigili del fuoco e soccorritori per assistere i feriti e domare le fiamme. Alle 4.14 è stata attivata una helpline per i familiari, mentre poco dopo le 5 del mattino tutti i feriti risultavano presi in carico dai servizi sanitari.
Non è chiaro quante fossero le persone presenti ieri sera nel locale al momento dell’incendio. Le autorità svizzere hanno però confermato che molte delle vittime dell’incendio avevano fra i 15 e i 20 anni.
Incendio a Crans-Montana, il messaggio di vicinanza della Valle d’Aosta
1° gennaio 2026 – ore 14.30 – di Silvia Savoye
“Un momento di festa per l’arrivo del nuovo anno si è improvvisamente trasformato in un dramma di proporzioni immense. Sono momenti di grande tristezza, che condividiamo con un territorio al quale ci uniscono legami storici, non solo di prossimità geografica, ma anche di collaborazione ed amicizia”. Così il presidente della Regione Renzo Testolin nell’esprimere, a nome personale, del Governo regionale e di tutta la Valle d’Aosta, profonda vicinanza e sentito cordoglio alla comunità di Crans-Montana e del Cantone Vallese, alle autorità locali e a tutte le famiglie colpite dalla gravissima tragedia avvenuta durante la notte nella nota stazione turistica.
“La Valle d’Aosta ha risposto immediatamente alla richiesta di aiuto delle autorità elvetiche con l’intervento della Protezione civile regionale, che ringrazio per la tempestività e la professionalità che ancora una volta ha dimostrato. Continuiamo a monitorare l’evolversi della situazione ed abbiamo rinnovato la nostra disponibilità ad intervenire a supporto dei soccorsi qualora si rendesse necessario. Rinnoviamo agli amici vallesani e ai familiari e amici delle persone coinvolte nell’incendio la nostra sincera e profonda partecipazione alla loro sofferenza.”
Nel corso della mattinata, la Protezione civile valdostana è stata contattata anche dal Dipartimento della Protezione civile nazionale nell’ambito della collaborazione del Sistema nazionale per le eventuali necessità che dovessero pervenire da parte della Confederazione elvetica. La Protezione civile valdostana ha comunicato la disponibilità del sistema paese alla centrale operativa dei soccorsi elvetica, informando della pronta attivazione, qualora si rendesse necessario, della Centrale remota per le operazioni del soccorso sanitario (CROSS), la struttura attraverso la quale sono coordinate le grandi emergenze sanitarie.
A unirsi al messaggio di cordoglio è anche il sindaco di Courmayeur e tutta l’amministrazione comunale.
“Nel segno dei valori condivisi e della collaborazione che unisce le località di The Best of the Alps – commenta Roberto Rota – rinnoviamo la nostra solidarietà e partecipazione al lutto della comunità di Crans-Montana e a tutti coloro che in queste ore si trovano ad affrontare l’incertezza e la sofferenza”.
Il pensiero di Courmayeur va alle famiglie delle giovani vittime, ai feriti e a tutti coloro che stanno affrontando le conseguenze di questo drammatico evento.
Incendio a Crans-Montana: chiesto anche l’aiuto della Valle d’Aosta
1° gennaio 2026 – ore 9.21
Sta intervenendo anche la Valle d’Aosta, in supporto ai soccorritori svizzeri, nel drammatico incendio scoppiato stanotte intorno all’1.30 all’interno di un bar – Le Constellation – a Crans-Montana, in Svizzera, dove era in corso una festa per la fine dell’anno.

La Centrale Unica del Soccorso-CUS ha attivato l’elicottero della Protezione civile SA1, con tecnici del Soccorso Alpino Valdostano e due medici rianimatori a bordo, poco dopo le ore 6 di questa mattina, 1 gennaio, su richiesta delle autorità svizzere.
Il bilancio provvisorio dell’incendio è pesantissimo. La polizia cantonale vallesana ha confermato “diverse decine di vittime” di diverse nazionalità (per i media svizzeri i morti sarebbero almeno 4o) e oltre un centinaio di feriti, di cui la maggior parte “gravi”.
Esperti in medicina legale provenienti da altri cantoni sono stati coinvolti per il riconoscimento delle vittime, mentre il sistema sanitario del vallese ha attivato il piano “catastrofe” per accogliere feriti gravi, in particolare grandi ustionati.
Sulle cause le autorità svizzere privilegiano l’ipotesi di un incendio accidentale.

Sul posto sono intervenuti numerosi mezzi di soccorso: diversi elicotteri di Air-Glaciers, ambulanze e squadre di emergenza hanno operato per tutta la notte sull’Haut-Plateau. L’area è stata completamente isolata e resta tuttora interdetta al pubblico; è stata inoltre disposta un’interdizione di sorvolo su Crans-Montana.
Secondo quanto riferisce Le Nouvelliste, circa un centinaio di persone si trovavano nel locale al momento dell’esplosione.
È stata attivata una help-line per i familiari delle persone coinvolte (0848 112 117), mentre una conferenza stampa delle autorità è prevista per le ore 10.

3 risposte
Tutte queste foto di gruppo dei volontari mi disturbano, certe cose si fanno senza troppa pubblicità
Il primo pensiero va ai familiari delle vittime ma anche alla negligenza : 1) una sola via di fuga 2) locale sovraffollato 3) insufficiente areazione 3) nessun controllo sull’uso di petardi e affini 4) arredamento con materiale infiammabile etc etc Insomma con i dovuti e doverosi controlli la tragedia si sarebbe potuta evitare…
Ciao caro
Immagino eri li.
1)Non si può chiamare via di fuga ma chiamalo INGRESSO.
2) Sovraffollamento non saprei il posto è enorme
3) non negligenza ma Menefreghismo è fare soldi sulla salute della gente (dal 2015 che hanno aperto e non hanno mai messo un estintore e neppure presente un uscita di emergenza.
4) la Svizzera soprattutto in montagna pure le strade solo di legno tra un po’ ´….
Se eri presente ok altrimenti bisogna capire cosa c’è stato davvero.
La maggior parte filmava chi a cercare di spegnere, alimentando soltanto il fuoco perché ignorante.
Staff che non aiuta la gente ad uscire in ordina già al principio di incendio
Sicurezza che lascia l’ingresso e dunque gente che ne approfitta per entrare per poi accorgersi del fumo e del resto, creando ancora più confusione e casino.
Forse se insegnassimo alla nuova generazione cosa vuol dire vivere allora ti permetti di dire che probabilmente c’erano decisamente meno morti e meno feriti…. MA SICURAMENTE LA TRAGEDIA SAREBBE COMUNQUE SUCCESSA.