80 anni di Consiglio Valle: memoria, identità e futuro dell’autonomia

In occasione dell'80° anniversario del Consiglio Valle, i rappresentanti politici valdostani hanno fatto il punto sull’autonomia valdostana, riflettendo su democrazia, partecipazione e impegno. Nel pomeriggio visite guidate del FAI alla Sala del Consiglio.
80 anni prima assemblea consiglio valle
Politica

Era il 10 gennaio 1946 quando, per la prima volta, il Consiglio Valle si riunì in assemblea. Sulle macerie del dopoguerra, venticinque consiglieri, nominati dal Comitato di Liberazione Nazionale con Presidente Federico Chabod, posero le basi di un’autonomia destinata a diventare legge con lo Statuto speciale del 26 febbraio 1948. A ottant’anni da quel giorno, i rappresentanti politici della Valle d’Aosta si sono ritrovati questa mattina nella Sala d’udienza della Corte dei Conti in Piazza de l’Académie de Saint-Anselme per riflettere sul percorso dell’autonomia regionale, celebrare l’impegno dei loro predecessori che ancora ispira il presente e guardare al futuro.

Il Consiglio Valle è il cuore della democrazia regionale

Il Consiglio Valle non è un luogo accessorio: è il cuore della democrazia regionale.” – ha sottolineato il Presidente del Consiglio Stefano Aggravi, ricordando come fiducia e responsabilità restino valori fondamentali per la politica odierna. Per il Presidente della Regione Renzo Testolin, il passato resta una guida fondamentale in un mondo, una politica e istituzioni in continua trasformazione: “Bisogna approcciare il tema dell’autonomia e dell’identità con la prudenza, la coscienza, la responsabilità e i principi che animavano i venticinque consiglieri di ottant’anni fa”.

Il valore fondativo della prima riunione del 10 gennaio 1946 è stato richiamato anche dalle voci dei capigruppo dell’Assemblea legislativa. Chiara Minelli ha parlato di una “novità assoluta, senza precedenti nella storia valdostana”, ricordando come in quelle stanze nacque “un vero organo di autogoverno della popolazione valdostana”, frutto del dopoguerra e della volontà delle forze antifasciste. Andrea Manfrin ha inserito il 10 gennaio tra le date fondative del percorso autonomista, sottolineando come il Consiglio di transizione seppe “porre in soli tre anni le basi dello Statuto speciale del 1948” grazie alla sua capacità di essere pienamente rappresentativo del territorio e della sua identità.

Guardando al futuro, Titti Forcellati ha osservato l’autonomia come responsabilità: “Il nostro ruolo è quello di essere le sentinelle della democrazia. Lavoriamo per fare in modo che tra 80 anni si dica che abbiamo saputo preservare l’autonomia, non come reliquia ma come motore per il futuro.” Concetto ripreso da Alberto Zucchi, per cui l’autonomia “non è una rendita storica”, ma una responsabilità quotidiana da rinnovare ogni giorno. Secondo Marco Carrel, per fare buona politica “bisogna avere la capacità di guardare all’autonomia di domani.”

Alberto Marquis ha evidenziato l’importanza di ricostruire un rapporto serio tra istituzioni e cittadini per superare la disaffezione alla politica, osservando come “la partecipazione è la base della democrazia e la democrazia è alla base dell’autonomia.” La riflessione si è estesa anche alla dimensione europea: Marco Viérin ha richiamato le parole di Mattarella su un’Europa che sappia diventare soggetto politico forte e autonomo, non subalterno, sottolineando la possibilità per la Valle d’Aosta di operare in una dimensione non solo nazionale, ma europea. Aurelio Marguerettaz, ricordando la nascita di Chanoux il 9 gennaio, ha osservato come l’autonomia tuteli anche l’identità storica e linguistica più volte messa in discussione, rilanciando il suo monito “Voir clair, vouloir vivre.”

Francofonia, democrazia e fraternità

Alla prospettiva valdostana si è unito lo sguardo transnazionale dei Paesi francofoni: Patrick Chapuis, Vicepresidente del Parlamento della Repubblica e Cantone del Jura, ha ricordato Chanoux evocando i “popoli che sono come fiaccole e sono fatti per illuminare il mondo” e sottolineando come questo messaggio trovi oggi una risposta fraterna nei legami con la Valle d’Aosta. Benoît Dispa, Presidente del Parlamento della Federazione Wallonie-Bruxelles, ha sottolineato la vicinanza alla Valle d’Aosta tanto sul piano dei valori condivisi, richiamando la “concezione comune di democrazia di prossimità, attenta ai cittadini, che vive nel rispetto delle identità e dei pluralismi”, quanto nella collaborazione concreta, ricordando la risposta congiunta dell’Italia e del Belgio nella recente tragedia di Crans-Montana.

Le visite guidate con il FAI Giovani

Nel pomeriggio, i volontari del FAI Giovani hanno guidato 220 partecipanti attraverso i simboli della storia autonoma valdostana negli spazi dell’Assemblea legislativa al primo piano del Palazzo regionale, in piazza Deffeyes ad Aosta. La visita si è aperta sulla scritta “Voir clair, vouloir vivre” di Chanoux su una facciata del Palazzo Regionale, invito a guardare la realtà con lucidità e viverla responsabilmente. I visitatori hanno potuto scoprire la macchina da scrivere portatile di Federico Chabod, simbolo dell’importanza della parola nella rinascita politica del dopoguerra, e la Sala Emilio Lussu, dedicata alle commissioni consiliari, con le bandiere dei “peuples frères” a ricordare i legami francofoni della Valle. La visita si è conclusa con l’apertura straordinaria delle porte della Sala del Consiglio Regionale, inaugurata nel 1963 e arredata in stile alpino.

Una risposta

  1. In occasione dell’80esimo anniversario della prima riunione del Consiglio regionale, il presidente Stefano Aggravi (per sentirsi grande) ha ‘dimenticato’ di invitare gli ex Presidenti del Consiglio Valle. Che, evidentemente, in cuor suo, ritiene più grandi di lui. Brutto gesto.

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