Questa settimana, a Canardveulla – anche conosciuta come Paperopoli – si parla patois. Il numero di oggi di Topolino contiene infatti la storia Paperino lucidatore a domicilio – scritta da Vito Stabile e con i disegni di Francesco D’Ippolito – tradotta in 4 dialetti regionali: bolognese, genovese, catanzarese e francoprovenzale valdostano. La traduzione in dialetto valdostano è a cura di Fabio Armand, professore associato presso l’Université de Lyon dottore in Scienze del linguaggio, che racconta la sua esperienza e alcuni passaggi dell’interessante sfida della resa di un fumetto in patois.

Non è la prima volta che Topolino pubblica delle storie in dialetto regionale: Panini Comics ha avviato una operazione dialetti per cui si avvale della collaborazione di Riccardo Regis – Professore ordinario di Linguistica italiana dell’Università degli Studi di Torino, esperto di dialettologia italiana – che coordina il team di linguisti. “Quando il professor Regis di Torino mi ha contattato per la traduzione in francoprovenzale ho subito accettato perché ero un abbonato della rivista da bambino” racconta il Professor Armand.
“Ho ricevuto inizialmente solo il testo della storia in file word e ho iniziato la traduzione. Questa prima stesura era provvisoria e qualche mese dopo mi è stata mandata la storia in tavole. È stato un passaggio fondamentale che mi ha permesso di adattare la mia traduzione grazie ai disegni e alle espressioni dei personaggi per rendere meglio l’effetto della lingua orale”. La versione finale della traduzione è stata poi condivisa e completata con il supporto della redazione di Topolino
Non è stato solo un lavoro di traduzione della lingua, ma anche del contesto sociale e culturale valdostano. E così Paperino diventa Petsou Paul Paperin, Zio Paperone Lavon Paperon, mentre Canardveulla è stata spostata sotto al Monte Bianco per inserirla in un contesto – anche geografico – regionale. “Per la grafia mi sono ispirato alo storico Dictionnaire du patois Valdôtain (1907) di Jean-Baptiste Cerlogne e il più recente “Nouveau Dictionnaire du patois valdôtain” di Aimé Chenal. Poi ho deciso di normalizzare la lingua al patois di Aosta anche per rendere possibile alle persone la consultazione del dizionario online Patois vda”.
“Un’altra sfida è stata rendere le espressioni all’orale tipiche del fumetto”. Il patois è la prima lingua del Professore, ma le occasioni di parlarla per lui ormai sono poche: “vivo da 12 anni in Francia e ormai il mio francoprovenzale è molto contaminato dal francese. Ho chiesto quindi consulenza a mia mamma che invece lo parla correntemente e abita in Valle”. Lo sforzo si nota in diversi momenti della storia come ad esempio a pagina 18 quando Paperino esclama “bougro que caratero!”, oppure anche l’uso di “tanque” per dire arrivederci, ma anche le esclamazioni come “que damadzo” o “montjemé”
Oltre alla resa della lingua orale, il Professore aggiunge un’altra curiosità: “è stato stimolante tradurre delle nuove parole, per esempio ad un certo punto Paperino sta lucidando la prua di una nave vichinga e ovviamente ‘prua’ non c’è nel dizionario di francoprovenzale. Ho quindi fatto un’operazione da linguista: ho cercato la parola ‘prua’ nei dizionari etimologici e ho trovato la parola latina ‘prora’. Da lì ho cercato di ricostruire la sua evoluzione fino ad un’attestazione in antico provenzale (nell’occitano del XIV secolo) proa. Ho quindi adattato la scrittura e i suoni a quelli dei dizionari di riferimento”.
Uno sforzo che parla al cuore di tutti i patoisants e non solo: per quanto sia difficile leggere il patois, il formato del fumetto accompagna il lettore nella storia grazie alle immagini e le espressioni dei personaggi. “Per me vedere che si può scrivere un fumetto in francoprovenzale dimostra che è una lingua viva e utilizzata, ma serve anche a lanciare un messaggio alla politica perché avvii azioni di istruzione e condivisione che non si limitino a idealizzare un mondo rurale che non esiste più. Se una lingua è viva deve parlare e deve poter dire tutto”.

Il 14 gennaio il settimanale “Topolino” parlerà in patois
12 gennaio alle 12:09
di Luca Ventrice
Paperopoli si trasforma da città in veulla. Dopo il successo dei numeri 3608 – con la storia Zio Paperone e il PdP 6000 tradotta in catanese, fiorentino, milanese e napoletano – e 3619, con la storia Topolino e il ponte sull’oceano tradotta in romanesco, barese, torinese e veneziano; il settimanale Topolino torna a parlare in dialetto. E, soprattutto, in patois.
In occasione della “Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali”, che ricorre ogni 17 gennaio, oltre alla versione in italiano, il numero 3660 – in edicola e su Panini.it a partire da mercoledì 14 gennaio – sarà disponibile in Emilia-Romagna, Liguria, Calabria e Valle d’Aosta in quattro versioni speciali, con la storia Paperino lucidatore a domicilio, scritta da Vito Stabile e con i disegni di Francesco D’Ippolito, tradotta rispettivamente in bolognese, genovese, catanzarese e francoprovenzale valdostano.
Al progetto è dedicata anche una cover realizzata da Andrea Freccero, con protagonisti Paperino e Zio Paperone. Le copie con la storia in dialetto saranno distribuite unicamente nelle edicole della zona regionale di competenza linguistica, mentre nelle altre regioni verrà distribuita la versione in italiano. Sarà però possibile trovare tutte le versioni in fumetteria, su Panini.it, e tramite il proprio edicolante su Primaedicola, fino ad esaurimento scorte.
Per declinare Paperino lucidatore a domicilio in bolognese, genovese, catanzarese e francoprovenzale valdostano, Panini Comics si è avvalsa nuovamente della collaborazione di Riccardo Regis – professore ordinario di Linguistica italiana dell’Università degli Studi di Torino, esperto di dialettologia italiana – che ha coordinato un team di linguisti composto da Daniele Vitali e Roberto Serra (bolognese), Stefano Lusito (genovese), Michele Cosentino (catanzarese) e Fabio Armand (francoprovenzale valdostano).
“Quando un anno fa varammo l’Operazione dialetti non avevamo la minima idea di quello che sarebbe accaduto – racconta il direttore editoriale di Topolino Alex Bertani –. Eravamo partiti dal semplice proposito di valorizzare su Topolino la straordinaria varietà linguistica del nostro Paese. La complessità dell’impresa spaventava. Abbiamo lavorato per mesi dietro le quinte e chiesto supporto ad alcuni tra i più riconosciuti esperti in materia”.
Da quel momento, “il successo è stato debordante – prosegue Bertani –. Siamo stati assediati dalle richieste di chi non era riuscito ad accaparrarsi la propria copia. Siamo dovuti correre ai ripari andando in ristampa. L’iniziativa è diventata un esempio concreto e paradigmatico di come a volte il fumetto e la cultura pop in genere, col loro linguaggio diretto e immediato e la loro facilità di dialogare coi giovani possano diventare importanti vettori di trasmissione del nostro patrimonio culturale”.
Un’uscita da non perdere, che avvicina i lettori di tutte le età alle tradizioni linguistiche italiane. Topolino 3660, nelle sue cinque versioni alternative, attende i lettori di tutta Italia in edicola, fumetteria e su Panini.it da mercoledì 14 gennaio.






3 risposte
Urka…. Con questa notizia avete fatto venire i brividi a tutti i valdostani….!!!!
Nessuno. Perché la versione in patois è distribuita solo in Valle d’Aosta. Per le altre regioni, il fumetto sarà in italiano.
Resta da capire chi lo comprenderà, al di fuori della Valle d’Aosta…