Favre e Iacovelli vincono la loro folle scommessa: al traguardo della Dakar con un van

I due valdostani hanno completato le 13 tappe del rally (che oggi si corre nel deserto dell’Arabia Saudita) su un Mitsubishi L300 del 1990. 30 e 27 anni, non sono nuovi ad avventure del genere: l’anno scorso erano arrivati in fondo con un Pajero del 1990.
Favre e Iacovelli arrivo Dakar
Sport

Erano partiti con una missione quantomeno ambiziosa, portare al traguardo del Dakar Rally (che oggi si corre per oltre 7mila chilometri nel deserto dell’Arabia Saudita) un veicolo commerciale leggero: un Mitsubishi L300, battezzato “Truciolo”. Con ieri, sabato 17 febbraio, i valdostani Henry Favre e Alessandro Iacovelli, in gara come “R Team”, possono dire di avercela fatta: completando le 13 tappe sono arrivati al traguardo di Yanbu.

Favre e Iacovelli riaprazioni
Favre e Iacovelli intenti in alcune riaprazioni del mezzo (Foto da FB).

In novantesima posizione nella categoria Classic, cioè penultimi, ma se è il viaggio che conta, e non la destinazione, il loro è comunque un successo. “Il rodaggio dovrebbe essere quasi finito”, ha commentato scherzosamente Favre, sul suo profilo Facebook. “Da oggi, – ha aggiunto – il Mitsubishi L300 risulta nell’elenco dei veicoli che hanno finito la Dakar. Penultimi in classifica, quindi il primo van nella storia a tagliare il traguardo è a tutti gli effetti un mezzo ancora competitivo”.

La scommessa dei due valdostani non nasceva per caso. Nell’edizione 2025 della Dakar si erano presentati al via con un Mitsubishi Pajero del 1990 (“La Cafona”). Anche in quel caso – malgrado le svariate penalità (in una gara di regolarità) – avevano completato la competizione. Terzultimi nel ranking, con gli ultimi due equipaggi che si erano ritirati dopo degli incidenti, ma avevano visto sventolare dinanzi ai loro occhi la bandiera a scacchi.

Truciolo in gara
Truciolo in gara alla Dakar (Foto da FB).

L’allestimento di “Truciolo”, recuperato in Spagna e in gara con il numero 751 sulla fiancata, era iniziato grazie al sostegno di amici ed appassionati di rally, che con le loro donazioni hanno consentito di “creare da zero un pulmino da corsa”. Qualcosa di inedito, che riporta alla mente il cartone animato “Wacky Races”, della fine degli anni ’60, in cui si sfidavano mezzi e equipaggi improbabili. Favre e Iacovelli si sono comunque preoccupati di dotare il mezzo dei “sistemi di sicurezza attuali e in grado di finire la Dakar”.

30 anni Favre e 27 Iacovelli, sono partiti quest’anno (come lo scorso) con l’idea di rivivere lo spirito originario di quando la gara partiva da Parigi e arrivava a Dakar, in Senegal: “velocità basse, pochi comfort e mezzi che si rompono, creando difficoltà e permettendo di vivere il vero deserto”. Di sicuro, la loro gara è stata intrisa di divertimento. Lo testimonia, tra l’altro, il video, ripreso dall’account ufficiale della gara, in cui i due gareggiano canticchiando un successo delle Spice Girls e scherzando tra loro. Perché l’importante, appunto, è il viaggio.

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