Marta Mazzocchi, classe 2004, sale per la prima volta sui pattini da hockey nel febbraio del 2011 e da allora non li ha più tolti. L’hockey è una passione di famiglia con il padre Ennio dirigente dell’HC Aosta, ed il fratello minore Matteo giovane in ascesa dei Gladiators. Il talento emerge presto e nell’ottobre 2018, a soli 14 anni, arriva la prima chiamata con la Nazionale maggiore, per un raduno a Egna, in Alto Adige.
Da lì il percorso è in costante crescita, tra esperienze internazionali, tre medaglie di bronzo e una delusione importante, la mancata qualificazione ai Giochi di Pechino 2022. La svolta arriva nell’aprile 2025, quando Mazzocchi conquista l’oro ai Campionati del Mondo di Divisione I, Gruppo B, a Dumfries, riportando l’Italia ai vertici della categoria.
Dal 2023/2024 il suo cammino prosegue anche oltreoceano, negli Stati Uniti, dove inizia gli studi in ingegneria meccanica al Trinity College di Hartford, in Connecticut. Nella stagione 2025/2026 rientra invece in Italia, agli Eagles Bolzano, scegliendo di mettere in pausa per un anno il percorso universitario per concentrarsi completamente su un appuntamento storico: le Olimpiadi di Milano-Cortina.
“Non ci credevo, poi sono scoppiata a piangere. L’Olimpiade è il sogno di una vita”
La convocazione olimpica non è stata una sorpresa totale per Marta Mazzocchi, ma nemmeno una certezza. “Le sensazioni erano positive dopo i meeting con gli allenatori e le partite giocate bene, ma la paura di non farcela c’era comunque. Per me è il sogno di una vita”. Quando ha letto il suo nome, la tensione accumulata è esplosa. “Sono scoppiata a piangere, anche per tutto lo stress degli ultimi giorni. Ancora oggi faccio fatica a crederci davvero, penso che realizzerò tutto quando arriverò al villaggio olimpico”.
Da tre anni Marta Mazzocchi vive negli Stati Uniti, dove studia e gioca a hockey al Trinity College di Hartford, in Connecticut. “Sono iscritta alla facoltà di ingegneria meccanica, ma quest’anno ho messo in pausa lo studio per concentrarmi al meglio su questa esperienza”. La scelta dell’America per lei è stata decisiva, anzi fondamentale. “Ti permette di studiare e giocare ad alto livello allo stesso tempo, senza dover scegliere. Al mattino abbiamo le lezioni e sessioni in palestra, al pomeriggio allenamento di squadra, la sera studio e un po’ di relax”.
Trasferirsi così giovane però non è stato semplice. “Sono partita prima dei 18 anni e ho dovuto crescere in fretta, vivendo da sola con la mia famiglia dall’altra parte del mondo. Ma se non avessi fatto quella scelta oggi forse non sarei qui. Giocare in America mi ha fatto crescere tantissimo come atleta e la differenza oggi si vede“.
L’Italia femminile, inserita nel gruppo B, scenderà in campo giovedì 5 febbraio alle 14.40 contro la Francia, sabato 7 febbraio contro la Svezia, lunedì 9 febbraio contro il Giappone e martedì 10 contro la Germania. Sul piano tecnico, l’Olimpiade resta una grande incognita, ma per Marta la squadra azzurra arriva con le idee chiare. “Il motto che ci accompagna da mesi è “shock the hockey world”. Nessuno si aspetta che l’Italia vinca delle partite, ma in realtà abbiamo tutte le carte in regola per fare la storia e puntare ai quarti di finale“. Le avversarie più abbordabili, secondo Mazzocchi, saranno Francia e Giappone. “La nostra forza è il gruppo e l’obiettivo è di restare unite di fronte ai problemi e concentrarci solo su ciò che possiamo controllare”.
Nel percorso verso l’élite non sono mancati i momenti difficili. “Trasferirmi così presto non è stato facile, tra l’ingresso in università e la nostalgia di casa. Dopo il Mondiale 2023 in Corea del Sud ho attraversato un periodo complicato, pensavo di non farcela”. La svolta è arrivata lontano dai riflettori. “Allenando i bambini durante l’estate ho capito perché amo così tanto l’hockey. Da lì non ho più avuto dubbi sulla mia scelta”.
Rappresentare la Valle d’Aosta ai giochi olimpici è soprattutto un motivo di orgoglio. “È un onore farlo, anche perché sarà la stessa Olimpiade di Federica Brignone e Federico Pellegrino, che ho sempre preso come esempio crescendo. Non la vivo come una responsabilità, ma come qualcosa di speciale”.
Il messaggio alle ragazze più giovani è chiaro. “Non bisogna arrendersi alle difficoltà. L’hockey è ancora visto come uno sport “da maschio”, ma se lo vuoi davvero puoi farlo. Io ho avuto la fortuna di crescere con compagni che non mi hanno mai trattata diversamente e che ancora oggi mi supportano”. Il segreto per Marta è uno solo. “L’importante è divertirsi. Io, ogni volta che entro sul ghiaccio, mi diverto come quando ero bambina”.





