È una storia fatta di tradizioni religiose, rituali comunitari e credenze popolari quella della capella di Epinel. Risalente al 1619 e cuore della vita della frazione più popolosa di Cogne, la cappella ha ospitato il 20 gennaio, come di consueto, la Sèn Fravià, ovvero la festa patronale in onore dei Santi Fabiano e Sebastiano. Quest’anno, però, un abitante di Epinel ha preparato una sorpresa per la comunità locale.

Si tratta di Paolo Dellanoce, originario di Milano e trasferitosi vent’anni fa insieme alla moglie nel piccolo villaggio valdostano. Osteopata in pensione, Dellanoce si è dedicato negli ultimi mesi alla pulizia e a una minima manutenzione dei due orologi storici che una volta segnavano il tempo del villaggio, e che ormai erano abbandonati nel campanile della cappella.

Il primo, quello risalente al 1812, è l’orologio mantenuto integro più antico della valle di Cogne ed era già stato esposto al pubblico nel dicembre 2025, in occasione della presentazione del libro La cappella di Epinel a Cogne, scritto dalla guida turistica e divulgatore valdostano Mauro Caniggia Nicolotti. Il secondo, invece, risale al 1956 e non era mai stato esposto dopo la sua sostituzione.

“Una volta c’era una persona incaricata di ricaricare l’orologio una volta a settimana”, spiega Dellanoce. “Nel tempo però è diventato difficile per il Comune giustificare una spesa di questo tipo e quindi l’orologio meccanico del 1956 è stato sostituito con un orologio elettrico. Vedendo questi due orologi così belli abbandonati e lasciati arrugginire inutilmente, ho parlato con i responsabili della cappella, li ho portati giù e sistemati per poterli esporre”.
L’occasione per esporre entrambi gli orologi non poteva che essere la festa patronale di Epinel, che celebra le figure dei Santi a cui è dedicata la cappella. “Ogni anno è un’occasione per il paese di ritrovarsi per la messa e per un pranzo comunitario. La festa è legata a una leggenda: un tempo il 20 gennaio gli abitanti lasciavano del fieno fuori dalla porta di casa per rifocillare San Fabiano, che sarebbe passato con il suo cavallo bianco e avrebbe lasciato qualche dono”.

La leggenda di San Fabiano non è l’unico elemento di tradizione popolare legato alla cappella. Il 1° novembre, durante il Cantès, era ricorrenza che i giovani che transitavano nell’età adulta suonassero le campane dalla cima del campanile, lanciando caramelle ai bimbi assiepati alla base della torre.
“Questa tradizione, seppure un po’ adattata ai nostri tempi, è rimasta tra i coscritti”, aggiunge Dellanoce. “Una volta, dopo il cantès i giovani si mettevano anche in spalla un barile pieno di vino e dovevano portarlo senza cadere fino a Cogne… il che non era così semplice, perché magari avevano già bevuto e andare dritti era difficile!”.
Dellanoce, pur non essendo originario di Epinel, è molto legato al patrimonio di tradizioni del paese e ha il desiderio di trasmetterne la conoscenza.
“Molti abitanti non sapevano nemmeno dell’esistenza dell’orologio e quindi sono rimasti stupiti. Purtroppo oggi la cappella è meno vissuta dalla comunità rispetto a una volta. L’idea sarebbe di renderla più fruibile ai turisti, valorizzandola anche grazie a questi orologi. Durante l’estate, ad esempio, si potrebbe creare una sorta di museo aperto almeno un giorno a settimana, per consentire a chi transita nel villaggio di osservare questi reperti storici”.

La comunità locale sembra abbastanza motivata e si è dimostrata molto unita soprattutto nelle situazioni di emergenza, come durante l’alluvione del 2024. Anche lo spopolamento tipico delle valli laterali sembrerebbe farsi sentire di meno a Epinel, dove si nota un discreto afflusso di persone che decidono di spostare la propria residenza nel villaggio. “Anche noi avevamo preso la stessa scelta vent’anni fa: Milano è invivibile per chi come noi non è fatto per la città ed è appassionato di montagna”.

