Sul percorso di crescita di Federica Cassol ora ci sono le Olimpiadi

In due stagioni l’alpina di Sarre è passata dall’esordio in Coppa del Mondo all’appuntamento a cinque cerchi. “Dovrò cercare di godermi le Olimpiadi al massimo: bisogna rimanere concentrati, godersi l’atmosfera e trasformarla in grinta”.
Federica Cassol Coppa del mondo di sci di fondo Cogne dieci km Foto di Nicole Jocollé
Sport

Due stagioni fa l’esordio in Coppa del Mondo, l’anno scorso quello ai Mondiali, e ora le Olimpiadi di Milano Cortina. Federica Cassol cita spesso la parola “percorso”, e non a caso. L’alpina di Sarre, 26 anni a maggio, è gradualmente diventata un punto fermo della nazionale di sci di fondo, con tre top ten individuali e tre in team sprint, e vuole continuare a crescere e migliorarsi.

La convocazione era abbastanza scontata, “ma finché non è scritto non si può mai sapere: ricevere la conferma è sempre bello”, racconta mentre è in viaggio verso il raduno preolimpico di Dobbiaco, prima di spostarsi il 3 febbraio in Val di Fiemme e iniziare ad ambientarsi, studiare il tracciato e lavorare sui dettagli. È stata a casa giusto un paio di giorni, “ma ce li facciamo bastare”, e ora testa alle Olimpiadi. “Al momento sono tranquilla, forse non ho ancora ben realizzato. Poi ci sarà un po’ di pressione, bisognerà essere bravi a gestire le emozioni, ma sarà così per tutti”. Come detto, di “prime volte” Federica Cassol ne ha già vissute parecchie in pochi anni, e sicuramente quella della Coppa del Mondo di Cogne e dei Mondiali di Trondheim le rimarranno dentro parecchio, “una platea enorme di gente sugli spalti che urla, è una cosa particolare per una gara di fondo. Dovrò cercare di godermi le Olimpiadi al massimo: bisogna rimanere concentrati, godersi l’atmosfera e trasformarla in grinta”.

Coppa del Mondo sci di fondo Cogne PH Roberto Roux
Coppa del Mondo sci di fondo Cogne PH Roberto Roux

Anche perché l’appuntamento è una delle tappe del percorso. L’anno scorso Federica ha stupito anche se stessa, con qualifiche ottenute con tempi vicini a quelli delle migliori, ma poi pagava l’inesperienza in batteria. Ora ha un po’ invertito il trend, ma questo vuol dire che a battagliare fino all’ultima curva lei c’è. Si è messa un po’ di pressione addosso– “basta e avanza quella che mi metto da sola” – ma sta imparando a gestire anche quella e le emozioni: anche questo fa parte del suo cammino.

Sto facendo un percorso graduale, non mi sono mai chiesta né ho mai preteso da me stessa di fare chissà quale salto da una stagione all’altra”, confessa. “L’esperienza conta molto, nonostante ne abbia poca imparo gara dopo gara. Nelle batterie, nei confronti diretti con le altre, capisci e impari molte cose su di loro e su te stessa. Ma soprattutto, studiando il loro percorso capisci che nessuna – a parte i fenomeni – ha iniziato a vincere dal primo momento, ma sono tutte cresciute gradualmente. Questo mi dà sicurezza sulla strada che sto seguendo, so che devo avere pazienza e se continuo così le cose belle arrivano”. Anche perché difficilmente due anni fa si sarebbe aspettata che oggi il suo percorso l’avrebbe portata in viaggio per un raduno preolimpico.

Federica Cassol sarà in pista per la sprint in tecnica classica (non la sua preferita, ma le ultime sensazioni erano buone) martedì 10 febbraio, poi sulle gare a squadre sarà da giocarsela: sabato 14 c’è la staffetta, mercoledì 18 la team sprint. A Goms lo staff azzurro ha voluto rimescolare le carte, “separando” Federica Cassol da Caterina Ganz, con cui faceva coppia fissa, per provarla con Iris De Martin Pinter (con Nicole Monsorno dall’altra parte). Il risultato non è stato il massimo, a causa di una serie di sfortunati eventi: “Mi piaceva l’idea di aver azzardato quella scelta, poi ne sono successe di tutti i colori. Tolta l’arrabbiatura iniziale, la sera riguardando i video delle cadute ci siamo messe a ridere. Meglio che sia successo lì che non alle Olimpiadi”.

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