La questione, poco più di due anni fa, aveva fatto discutere. Anzitutto per il prezzo definito da un’agenzia immobiliare inglese: 24 milioni di euro. Oggi, Villa Bacchini, a Cervinia, torna all’antico splendore. Era una delle poche ville presenti nel comprensorio fin dagli anni Trenta, è stata distrutta nel 1980 dalla confluenza di due valanghe. Dopodiché, la Regione ha disposto diversi interventi che hanno offerto la possibilità di proteggere l’area e di ricostruire la villa.
I proprietari originari, la famiglia Bacchini, hanno scelto di non avviare la ricostruzione e hanno venduto quanto restava della struttura alla famiglia Harrison di Londra. L’esterno della villa era vincolato e il progetto di ricostruzione seguito dallo Studio Bettiol Architecture dell’architetta Mariapia Bettiol di Aosta, in collaborazione con l’interior contractor valtellinese Concreta – ha dovuto necessariamente tener conto di questo aspetto.
L’intento degli Harrison è stato quello di ricostruire la villa e di farne rinascere l’antico splendore. Ad oggi l’edificio è stato terminato, mentre il giardino è ancora in fase di studio. Il nome scelto non è un caso: La Fenice del Monte Cervino. Come l’uccello mitologico che, appunto, rinasceva dalle proprie ceneri.
La villa ora è un rifugio extralusso che vuole rispettare la concezione del vecchio chalet conferendogli un alto livello di comfort. Un luogo da abitare ma – si legge in una nota – “anche una location da affittare agli ospiti”. E, per questo, “la villa è stata concepita per essere autosufficiente”.
Al suo interno, infatti, le classiche funzioni “residenziali” – le camere da letto, il soggiorno, la sala da pranzo e la cucina – ma anche alle attività più squisitamente alberghiere: la piscina interna, la palestra, la Spa, la sala cinema, la Ski Room, la Bike Room. Oltre allo staff.
L’edificio si stende su 1.200 metri quadrati su sei livelli compreso l’interrato, dove sono posizionati i locali tecnici. Sono state ricavate sette camere doppie, oltre a un salone più grande ed uno più riservato, una cucina che può essere utilizzata anche dagli ospiti, una sala da pranzo e una zona buffet.
Il concetto

Il concept progettuale ideato dall’architetto Bettiol e dal suo team è impostato sul tradizionale utilizzo della pietra e del legno a vista, combinando allo stesso tempo il rustico con materiali ricchi e moderni come i velluti e i cristalli. Una caratterizzazione moderna – si legge – completata da un tocco neoclassico.
I progettisti hanno optato per il recupero e l’utilizzo di legno vecchio di larice, mentre le scale e l’interrato sono in pietra: in parte quella originariamente impiegata nella costruzione della villa degli anni Trenta, integrata con pietra locale utilizzata per la facciata esterna. Il tutto posato a secco, senza che si vedano i giunti.
L’ingegner Bacchini – inventore della famosa Allocchio-Bacchini, che ha conosciuto un grande successo negli anni d’oro della radio – aveva costruito la villa nel 1936, facendo trasportare i materiali a dorso di mulo, dato che ai tempi c’era solamente una mulattiera a collegare l’edificio al sistema stradale.



