“L’effetto combinato di confisca e risarcimento ha consentito allo Stato di incassare un importo ampiamente superiore al danno subito dall’amministrazione”. È il passaggio chiave della sentenza con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia sul ricorso presentato da Luigi Bassignana, ex funzionario della Regione Valle d’Aosta.
Bassignana nel 2006 aveva patteggiato davanti al Gup di Aosta un anno, 11 mesi e 10 giorni per corruzione. L’inchiesta riguardava un giro di tangenti legate ai lavori di ricostruzione dopo l’alluvione del 2000. Il giudice dispose anche la confisca di 400mila euro. Parallelamente, la Procura della Corte dei conti lo citò per i danni patrimoniali: la sezione regionale lo condannò al risarcimento e alle spese; in appello, nel 2015, la condanna fu aggravata fino a 750mila euro. La Corte dei conti respinse inoltre la richiesta di detrarre dal risarcimento le somme già confiscate, sostenendo che le due misure avessero natura diversa.
Per Strasburgo, però, così facendo le autorità italiane non hanno valutato l’effetto complessivo delle due misure. La CEDU ricorda che il cumulo non è vietato in assoluto, ma in questo caso la confisca non aveva solo una funzione punitiva: serviva anche a togliere il profitto illecito e a “ripristinare” la situazione economica precedente al reato. Sommare integralmente confisca e risarcimento, senza un esame di proporzionalità e senza verificare soluzioni meno gravose, ha imposto al ricorrente un onere eccessivo, violando l’articolo 1 del Protocollo 1 (tutela della proprietà).
La Corte ha riconosciuto a Bassignana 5.000 euro per danno morale e 5.150 euro per spese e costi.
