Il progetto di collegamento funiviario tra Cogne e Pila? Può “unire il prestigio del Parco Nazionale Gran Paradiso con l’attrattiva culturale di Aosta, la ‘Roma delle Alpi’, e i panorami delle alte quote” e “rappresenta un’opportunità che rafforza l’intero sistema turistico regionale”. A scriverlo, in una nota, sono il Consorzio operatori turistici Valle di Cogne e i delegati cogneins dell’Associazione degli albergatori Adava che promuovono appieno il progetto. E lo fanno a pieni voti.
Che, a loro dire, avrebbe un altro vantaggio: “Sebbene non sia l’obiettivo primario – si legge infatti –, è innegabile che un collegamento funiviario rappresenterebbe anche un valido contributo per mitigare l’isolamento forzato in caso di interruzione della viabilità stradale tra Cogne e Aosta, rafforzando la resilienza del territorio”.
Un progetto che ha un nome, in realtà da diverso tempo: Greenway. E la nota ne spiega le radici: “A Cogne, l’opportunità di connettere due comprensori distinti, quello dello sci di fondo e quello dello sci alpino, è stata dibattuta fin dal 1980 – si legge ancora –. Già allora, l’unione di queste realtà era percepita come un’importante occasione di sviluppo. Oggi, a distanza di oltre quarant’anni, quell’intuizione si inserisce in una visione più ampia: non un semplice collegamento infrastrutturale, ma un progetto di sistema capace di integrare territori, stagionalità e comunità”.
La necessità di innovare
Questione di sistema, ma anche di contesto: “Sono trascorsi oltre quarant’anni, un periodo durante il quale Cogne ha assistito alla chiusura di importanti strutture alberghiere (Hotel Grivola, Hotel Roccia Viva, Hotel Fior di Roccia, Hotel De la Tor, Petit Hotel, Hotel Arolla) e, al contempo, non ha visto nascere nessuna nuova struttura ricettiva”.
E, aggiungono il Consorzio e i delegati Adava, “sebbene il declino possa apparire in parte fisiologico, l’andamento del settore alberghiero è un chiaro indicatore delle difficoltà strutturali che il territorio ha vissuto”.
Perché, dicono ancora, “un progressivo spopolamento ha coinciso con una riduzione delle attività e dei servizi”, e “oggi la sfida non è quella di garantire un flusso minimo di visitatori, né di aumentare indiscriminatamente le presenze, ma di governarle in modo più equilibrato”.
Insomma, “il tema non è la quantità, bensì la qualità e la distribuzione dei flussi nel tempo e nello spazio, prevenendo fenomeni di concentrazione e sovraturismo nei periodi di punta e favorendo una fruizione più ordinata e sostenibile del territorio”.
“Un momento cruciale”
Gli operatori turistici che scrivono sono ottimisti: “Il progetto di collegamento con Pila e Aosta non è mai stato così vicino a diventare realtà. In questo momento cruciale, tutti coloro che amano Cogne sono chiamati a interrogarsi sul futuro. Noi siamo convinti che la Greenway si affermerà come un modello di turismo integrato per l’intera Valle d’Aosta”.
Rispetto alle preoccupazioni emerse durante un dibattito pubblico, un paio di settimane fa in paese, Consorzio e delegati Adava dicono che “Cogne non perderà la sua identità, continuerà a essere meta per chi ricerca servizi immersi nella natura e un’esperienza autentica, sia per gli appassionati di sci di fondo e discesa, che per chi ama le ciaspole o la gastronomia”.
“Il collegamento non è pensato come strumento di espansione edilizia o di nuova edificazione, ma come infrastruttura di connessione capace di valorizzare ciò che già esiste: strutture ricettive, attività commerciali, patrimonio ambientale e culturale. Non costruire di più, ma utilizzare meglio e rafforzare quanto il territorio ha già saputo creare – si legge ancora –. La mobilità alternativa all’auto privata rappresenta inoltre un elemento centrale del progetto, collocando il comprensorio tra le destinazioni che fanno della sostenibilità un valore concreto e contribuendo a una gestione più efficiente dell’accesso alla valle”.
Una ricetta contro il calo demografico?
Non solo: “Accanto alla dimensione turistica, emerge con forza il tema demografico – spiegano ancora gli operatori turistici –. Cogne, come molte realtà alpine, registra da anni una contrazione della popolazione residente. Il collegamento funiviario può attivare un percorso virtuoso: nuova infrastruttura, maggiore attrattività, nuove opportunità economiche, nascita e consolidamento di imprenditoria locale, insediamento di nuove famiglie, rafforzamento stabile della comunità”.
“L’obiettivo non è attrarre sviluppo esterno slegato dal territorio, ma creare le condizioni affinché i giovani possano investire qui, lavorare qui e scegliere di costruire qui il proprio futuro, invertendo una tendenza che negli ultimi decenni ha inciso profondamente sul tessuto sociale del paese”, si legge ancora.
Il confronto va avanti
Ora, l’obiettivo è condividere: “L’impegno delle nostre associazioni proseguirà invitando gli operatori di tutti i comuni coinvolti al dialogo e alla ricerca di sinergie concrete, nella consapevolezza che solo attraverso un confronto aperto e responsabile sia possibile costruire una visione condivisa”, scrivono ancora gli operatori turistici di Cogne.
Con una serie di ringraziamenti: “Esprimiamo la nostra profonda gratitudine per il sostegno ufficiale ricevuto al progetto di collegamento dai Comuni di Cogne, Gressan e Aosta – si legge ancora in una nota –. Un ringraziamento particolare è rivolto anche alla Società Pila per la dedizione e l’entusiasmo dimostrati nel lavoro. Infine, il ringraziamento più sentito va all’intera Amministrazione regionale e, in modo specifico, al Presidente Renzo Testolin e all’Assessore ai trasporti Luigi Bertschy, per la visione e gli indirizzi forniti”.
Collegamento Cogne-Pila, sul progetto di funivia i dubbi (e le speranze?) di una comunità
6 febbraio 2026

Dopo l’incontro e dopo aver “appoggiato” letteralmente i progetti sul tavolo, è l’ora delle valutazioni. Ma, soprattutto, delle parole. Perché, al netto delle nove ipotesi presentate per il collegamento a fune Pila-Cogne – quattro delle quali definite “ad alta fattibilità” –, ci sono altri elementi da definire.
A maggior ragione, di fronte ad una sala gremita, ieri sera a Cogne. Con una domanda in testa: “Cosa succederà?”. Proprio per capire, da un lato, come delle linee tracciate su carta possano diventare realtà, ma soprattutto, dall’altro, come il paese vive il pensiero di una trasformazione. Imminente o meno che sia.
Dopo le spiegazioni dei tecnici, la palla passa. E, per la precisione, passa a Giuseppe Cutano. Consigliere di opposizione a Cogne, sì, ma soprattutto ingegnere ambientale. Con una premessa doverosa: il Consiglio comunale di Cogne – era il 28 novembre 2025 – ha detto “sì” all’unanimità ad una mozione sul collegamento funiviario.
Il tavolo “Ambiente e sicurezza”. Con la mobilità al centro
Cutano, membro del tavolo “Ambiente e sicurezza”, non gira troppo introno alle parole. Del resto, è un ingegnere. “Premetto che, nel nostro tavolo, la maggior parte era abbastanza favorevole, ma con alcune questioni da affrontare – ha detto ieri sera –. I principali aspetti positivi sono legati proprio al tema dell’ambiente e della sicurezza e dell’avere un’ulteriore alternativa ‘di fuga’ rispetto ad una strada”.
Non solo: “Altro punto importante è la riduzione della CO2, quindi, intercettando il traffico veicolare che passa gli oltre mille metri d’estate – ha aggiunto –. E, tra tutte le soluzioni, l’idea è quella di interpretarne una a più basso impatto paesaggistico tra tutte quelle presentate”.
Ma non tutto convince: “Tra gli aspetti negativi c’è il fatto che la soluzione sia solo per lo sci alpino e non a 360 gradi – ha detto ancora Cutano –. Quindi non così attenta anche agli aspetti di mobilità e a quelli di sicurezza”. Ma dal tavolo di lavoro, aggiunge, sono emersi altri tre punti critici, come la questione “dell’estensione dei confini del Parco nazionale Gran Paradiso; la sistemazione stradale, quindi gli interventi sulla viabilità ed il tema degli investimenti su una maggiore fruibilità della miniera, quindi, di implementare ciò che già esiste nella parte mineraria”.
Una via di emergenza? No
Dal secondo tavolo di lavoro, incentrato su ambiente e servizi sociali, c’è più di un appunto: “Ho trovato una delibera del Comune di si parla di soluzioni ai problemi demografici e di natura imprenditoriale – spiega Marco Foretier, anch’egli ingegnere –. Secondo me, in questa fase manca un collegamento che faccia capire come queste nuove alternative diano una risposta a questi due problemi”.
Però, torna anche un tema noto. Parecchio. Anche Foretier non fa troppi giri di parole. L’impianto “sarà una via di accesso e una via di uscita da Cogne, ma assolutamente non ha nessuna possibilità di essere una via per l’emergenza. L’emergenza non deve essere affidata a strutture e sistemi complessi, quindi parliamo di una via di accesso e di uscita. Difficilmente, infatti, in caso di emergenza, i turisti sarebbero contenti di andarsene via lasciando la macchina a Cogne”. Non solo: “Poi, la spesa è notevolissima e non dà risposte alla viabilità critica di Cogne”.
Dubbi e non. Anche sull’“identità” di Cogne
Dalla sala, c’è un turista che frequenta Cogne da quarant’anni. E che, nei progetti, ci sono lati positivi, ma anche “aspetti negativi di impatto ambientale, paesaggistico, faunistico e di rischio di overtourism”.
Ma c’è dell’altro, meno immediato forse: “Sempre per quanto riguarda gli aspetti negativi – aggiunge –, temiano la perdita dell’identità locale, lo spopolamento e l’aumento del costo degli immobili. Fenomeni che, peraltro, già rileviamo e che ci preoccupano”.
Però, c’è anche chi viene a Cogne dal 1968, e che parte dai lati positivi, ovvero nel “dare maggiore continuità alle attività ricettive e commerciali”, anche se “non ci sono dati e non ci sono certezze, sono tutte teorie”.
Prevalgono gli aspetti negativi, durante il tavolo di lavoro: “Sembra si possa perdere un’identità caratterizzata dalla frequentazione di un turismo più slow contro un turismo invece ‘mordi e fuggi’ – ha aggiunto –. Un turismo di massa che porterebbe, come già in altre località, ad un overtourism e a tutte le difficoltà connesse”. Con un altro rischio, ovvero “la possibilità di ingresso di un’imprenditoria esterna, di natura unicamente speculativa sulle attività ricettive e commerciali”.
Da un altro gruppo, escono ulteriori riflessioni. Portate in pubblico da chi frequenta Cogne da 51 anni: “Su impatto turistico, trasporti, sicurezza, Protezione civile, impatto economico e immagine c’è stata una percezione abbastanza positiva di tutti quanti. Sugli aspetti negativi, abbiamo puntualizzato l’impatto acustico che ci preoccupa un po’ vista la vicinanza della stazione di partenza dalle abitazioni di Cogne. Per l’impatto sul traffico ci è sembrata mancare una certa chiarezza sulla situazione economica e sulla valutazione costi-benefici”.
Invece, dal tavolo di lavoro degli operatori turistici e della ristorazione, addetti alla ricettività e maestri di sci è emerso il dato positivo dello sviluppo turistico e di “ottimizzazione delle strutture che ci sono e che vediamo come occasione per migliorare l’occupazione della ricettività”, spiega il referente. Come, non da meno, la possibilità di “miglioramento dell’utilizzo delle piste e del senso di sicurezza”.
Con un altro lato della medaglia: “Si teme che un po’ che lo sviluppo turistico vada ad acutizzare le problematiche abitative – dice ancora –. Sappiamo che in tutte le stazioni turistiche ci sono difficoltà perché il turismo fa crescere il valore immobiliare e con questo gli affitti. Quindi, anche per chi lavora o vuole insediarsi e portare la famiglia”.
Ma c’è anche qui suggerisce “un approccio molto condiviso con la comunità, molto soft molto più di riflessione, molto più armonico. Non ci piacerebbe vedere arrivare una società che espropria terreni per fare parcheggi o gli impianti. Non ci piacerebbe vedere delle linee che passano sopra le case e che ‘invadono’ la comunità”.
Le opinioni si incrociano, perché c’è anche chi vede nel progetto, invece, “un elemento di svolta per la nascita di un polo turistico di centro Valle – spiega un altro partecipante al dibattito –. Vediamo una Valle d’Aosta polarizzata verso Courmayeur e Cervinia. È evidente che attorno a questa mobilità innovativa può nascere un ‘polo’ che somma le peculiarità di tre comunità, Cogne, Pila e Aosta, in maniera probabilmente unica”.
Collegamento Cogne – Pila: nove ipotesi sul tavolo, quattro ad alta fattibilità
5 febbraio 2026
di Viola Feder

L’auditorium di Cogne è praticamente pieno, le persone si schiacciano nelle scale d’ingresso mentre ci si mette in coda per entrare. Questa sera in paese si è tenuto un incontro per discutere i progetti di fattibilità del collegamento tra le località di Aosta, Pila e Cogne, realizzati per conto della Pila Spa in accordo con la Regione Valle d’Aosta e i comuni coinvolti. Un momento di condivisione con la popolazione, ma anche un’importante opportunità per la cittadinanza di partecipare al processo decisionale nella fase di individuazione di una proposta concreta e realizzabile.
La prima parte dell’incontro è stata dedicata all’illustrazione di ben nove diversi progetti di fattibilità del collegamento funiviario con diverse variabili. Lo studio tecnico e il tavolo di fattibilità hanno preso in considerazione sia l’opzione della partenza dalla palestra di Cogne, sia quella da Epinel con due diverse varianti. Per quanto riguarda i possibili arrivi le opzioni sono due: la Platta di Grevon alla Stella del Couis, oppure la stazione intermedia della funivia del Couis.
Le nove proposte sono state valutate secondo quattro principali categorie di criteri: gli aspetti impiantistici, gli aspetti socio-economici, gli aspetti ambientali e paesaggistici e gli aspetti di sistema (soccorso, infrastrutture, cantierizzazione). Dopo la valutazione degli esperti, presentate dagli ingegneri Mauro Naletto, Renato Dannaz e Simone Dalla libera, è emerso che delle nove opzioni, quattro presentano una alta fattibilità e diversi vantaggi. Come sottolineato dall’ingegner Dannaz: “Non ci sono opzioni perfette, ma opzioni possibili. Si tratta di valutare i pro e i contro di ciascuna proposta e considerare quale porta i vantaggi maggiori e gli svantaggi minori”.
Uno dei problemi maggiori, da un punto di vista pratico e progettuale è il Superphenix, il grande elettrodotto ad altissima tensione che porta elettricità a tutta la vallata di Cogne. La sua posizione, infatti, crea diverse criticità per la costruzione di impianti a fune che sono costretti a passare sotto la struttura.
La proposta numero 3
Una cabinovia trifune 3S con collegamento diretto tra Cogne capoluogo – la partenza sarebbe situata tra la palestra e il Tennis del paese – e la Platta di Grevon passando sotto ai cavi del Superphenix. Il costo sarebbe compreso in una forbice di 133 – 143 milioni di euro e il tempo di percorrenza sarebbe brevissimo con soli 13 minuti.
La proposta numero 4
Questa proposta prevede due diversi tratti di cabinovia: la partenza sarebbe sempre da Cogne paese con una cabinovia monofune, da qui il collegamento con Gimillan da cui partirebbe una seconda cabinovia questa volta trifune 3S che andrebbe poi a collegarsi con la Platta di Grevon. I costi di realizzazione sarebbero compresi in una forbice di 135 – 146 milioni di euro e i tempi di percorrenza sarebbero di 17 minuti.
La proposta numero 8
Una proposta mista che unisce la funicolare interrata nell’ultimo tratto verso Pila con un collegamento tramviario con partenza da Cogne e stazioni intermedie tra Cretaz ed Epinel fino ad arrivare al Couis. Presenta i costi più alti con una forbice tra i 174 – 209 milioni di euro e allunga il tempo di collegamento a 29 minuti.
La proposta numero 9
Presenta un percorso uguale a quello della proposta numero 8, ma con una cabinovia al posto della linea tramviaria. La partenza è da Cogne, con fermate intermedie a Cretaz ed Epinel per poi raggiungere il tratto di galleria che porterebbe i passeggeri fino al Couis. Il costo è alto, compreso in una forbice tra 146 – 177 milioni, il tempo di viaggio sarebbe di 21 minuti.









30 risposte
Questa funivia sarebbe il cavallo di Troia che porterebbe Cogne alla sua definitiva ed irreversibile rovina.
“ Green” è solo un nuovo nome acchiappa consenso per un progetto, che pur con 9 varianti, è sempre lo stesso: collegare Cogne con la parte più alta del comprensorio Pila. Poi ci aggiungiamo Aosta romana per metterci dentro anche un po di cultura. Andare da Aosta a Cogne ( 1500 metri) passando per i 2700 della Platta de Grevon!?!? Itinerario di emergenza per un secondo collegamento da Cogne? Cioè sfollamento, trasporto di malati, attrezzature e materiale vario con le cabine sempre attraverso i 2700 metri di cui sopra ed in qualsiasi condizioni di tempo? Sciatori che ritornano a Cogne facendo la fila per la cabinovia anche in discesa… . Cogne e Pila complementari è frutto di un pensiero debole, che al massimo può trasformare Cogne in un dormitorio. Ma con numeri piccoli. Il progetto potrà far piacere a chi sarà incaricato di costruire. Tutto lí… Meglio allargare il tunnel del treno , alternativa vera e utile anche per un collegamento con Aosta; tra le tecnologie del vecchio progetto fallito e quelle disponibili oggi c’è una bella differenza.
“Così domani la bella Valle alpina che diede alla Patria in guerra il fiore del suo sangue generoso e le arditezze dei suoi montanari eroici, potrà donare all’Italia, che ascende sulle vie del lavoro, un acciaio della stessa tempra delle sue balze granitiche. Nè l’opera dello sviluppo industriale potrà più preoccupare il suo paesaggio come nel giorno lontano in cui le sue verdeggianti foreste venivano annientate per alimentare i suoi primi alti forni. La conca
‘ che di chiare fontane tutta ride ‘
trova in esse, non più libere alla devastazione delle piene, ma inclavate in possenti centrali dalle conquiste della scienza e dai progressi del lavoro, le forze ed il calore necessario alla lavorazione del suo minerale.
Snelle teleferiche si proiettano attraverso il cielo sopra sentieri impervî dell’alpe sui quali faticavano un giorno petti di montanari per il trasporto del minerale.
Sulla galleria del ‘Drink’ che immette la miniera nelle arterie della operosità umana potrà ricordarsi che l’alpe e l’industria risorte
‘qui si dotar di mutua salute’.”
P.A. Farinet, 1922
Paiono evidenti alcune contraddizioni
“Qualità, non quantità?”
Un collegamento ad alta capacità aumenta inevitabilmente accessibilità e numeri, specie nei periodi di punta creando quel “Sovraturismo” che si dice voler evitare.
“Non è espansione edilizia”
Più domanda significa più pressione immobiliare.
“Identita’”: Rischio “succursale di Pila”; Cogne potrebbe diventare un corridoio o un’appendice del sistema Pila, perdendo progressivamente il suo posizionamento autonomo.
“Demografia”; Una funivia non è una politica abitativa: per trattenere giovani servono case accessibili e servizi stabili, non solo infrastrutture turistiche.
In sintesi: si dice che il modello non cambierà, ma un’infrastruttura di questo tipo il modello lo cambia per definizione.
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Altro non capiscono…
Che il Superphoenix porti elettricità a tutta la valle di Cogne è inesatto. IL superphoenix, osteggiato da parte della popolazione a suo tempo, porta elettricità all’Italia.
Con riferimento all’articolo segnalo un refuso nel paragrafo relativo al mio intervento, ho parlato di rischio di perdita dell’”identità locale”, non della “dignità” come si evince anche dalla scheda elaborata al tavolo da me rappresentato e consegnata agli organizzatori. Grazie.
La montagna resta la montagna! Va rispettata e conservata! Altre impattanti infrastrutture in territori così fragili e unici per tornaconti discutibili ? Anche basta!
Perché, per una volta, non far decidere i cittadini ? Siamo in democrazia……..un referendum ! La decisione in mano al popolo sovrano; scelte così importanti non possono essere lasciate solo a voleri politici spesso guidati da interessi irresponsabili!
Finalmente qualcosa che possa dare del filo da torcere alle località sciistiche francesi. Abbiamo bisogno di più impianti di risalita, non di meno!
Articolo molto parziale e non vero. C’e’ dietro la Pila Spa che scrive o si puo’ sperare che i giornalisti facciano informazione? Molti degli abitanti e dei turisti che frequentano Cogne sono contrari. La funivia porterebbe solo benefici a Pila incrementando ulteriormente gli sciatori nel comprensorio e i turisti presso l’orrenda Stella. Anche Pila, gia’ devastata, dovra’ affrontare altre problematiche. Per es come sara’ possibile nei fine settimana un numero ancora piu’ alto di sciatori garantendone la sicurezza?
A Cogne invece qualche albergatore, abituato alla clientela ricca che pretende servizi che a volte poco si conciliano con la bellezza, i silenzi, i sentieri ( attuali) della Valle, potrebbe ulteriormente aumentare la ricettività’ e i prezzi. I piccoli soccomberanno davanti a ‘ “pretese” dei “turisti imbruttiti”; i commercianti forse potranno sperare in qualche soritz in piu’ per il turista con la “pancia piena” che arriva dalla Stella. Questo scenario per andare nel pratico.
Non dimentichiamoci poi della flora e della fauna . Ma il Direttore del Parco si dimentica del ruolo che dovrebbe avere di custodia e rispetto della natura?
“Molto parziale e non vero” è una sua valutazione, pure leggitima. Sappia che il Consiglio comunale di Cogne, però, ha votato una mozione sul tema all’unanimità: https://aostasera.it/notizie/comuni/il-consiglio-di-cogne-ha-approvato-allunanimita-una-mozione-sulla-funivia-cogne-pila-aosta/
E, piaccia o meno, rappresentano il paese.
Ad ogni modo, era una prima parte sulla serata. Stiamo aggiornando l’articolo tirando fuori le reazioni durante il dibattito. Magari, prima di sentenziare “molto parziale e nonv ero” con tale leggerezza aspetterei un attimo. Anzi no, faccia Lei.
Saluti,
LV
Ma voi scrivete su un giornale …questo e’ un commento mentre voi date informazione.
Inoltre so bene che minoranza e maggioranza ha votato all’unanimità’ ma un voto non delega su qualunque questione. Le assicuro che i contrari ci sono anche tra gli abitanti
Nessuno ha detto che i contrari non esistano. Mi ha stupito un po’ il suo giudizio perentorio ma, ripeto, è legittimo. Non contesto nulla, né l’ho fatto.
Saluti, di nuovo.
LV
Con tutto il rispetto, diciamo che per metter fuori un articolo non finito, si farebbe meglio a non pubblicarlo.
Cordialmente
Alberto
Grazie per il rispetto, ma non è proprio così. Ieri sera abbiamo buttato fuori direttamente la presentazione del progetto. Oggi abbiamo ricostruito una parte del dibattito in sala. Vorrei dire che commentare senza – magari – chiedere potrebbe essere evitato. Ma facciamo che va bene anche così.
Saluti,
LV
Infatti il super Fenix passa di là non potrà elettricità a Cogne. Come al solito chi rlscrive gli articoli ne sa tanto
Premesso che sarebbe stato davvero interessante vedere tutte le proposte sul tavolo, mi permetto di restare una voce fuori dal coro: io sono per ripristinare il trenino, adeguarlo a un tram-treno a scartamento ridotto e rendere la galleria esistente promiscua, con sede a livello del piano del ferro — esattamente come i tram classici — così da renderla percorribile anche da altri mezzi di trasporto. Trenino dove nelle carrozze cammini in piedi, non accovacciato…
Quello che invece trovo francamente folle è pensare (ma lo sappiamo già: società funiviarie e politica lo faranno, “violentando” Pila) di realizzare un impianto 3S o monofune con cabine da 10 posti per “sparare” turisti e sciatori a 2800 m. E da lì… poi? Non nascondiamoci dietro la nuova ski-map: solo piste nere.
Già oggi, grazie a influencer e app social, la Stella di Pila è un caso conclamato di overtourism: nei weekend è letteralmente sommersa. E la brillante soluzione sarebbe far salire altri sciatori da Cogne? Complimenti davvero a chi avallerà questo scempio, trasformando il Couis 1 in una Riccione ad agosto.
L’idea di seguire la strada del trenino, magari copiando dalla vicina Svizzera — dove i treni panoramici sono un’attrazione e non un fastidio da smantellare — no, quella no: meglio buttare tutto, spendere milioni per un impianto su un versante instabile, che passa sotto una linea di altissima tensione, invece di puntare su un trasporto geologicamente sensato, sicuro e che non concentri masse a 2800 m.
Sono davvero curioso di vedere cosa uscirà da questa scelta. Anche se, temo, la direzione sia già tristemente chiara.
https://www.myswitzerland.com/it-it/scoprire-la-svizzera/verticalp-emosson/
Strano che quasi nessuno dei commentatori dell’articolo non accetti nuve proposte per ìl turismo e la viabilità!!
A che pro? Sono tutti pazzi!
Quasi 200 milioni ………………..
Investite in qualcosa di più utile per tutti!
9 progetti, 4 ad Aosta fattibilità, 1 solo percorribile: il NUOVO trenino Cogne- Acque Fredde e la vecchia teleferica di Colonna
Il Superphoenix porta elettricità…?
Insomma, vogliono proprio rovinare la Valle di Cogne. Tra queste ipotesi di scempio e il progetto monstre della Valnontey… non rimane che attendere il via libera all’edilizia sul Prato di Sant’Orso, per chiudere il cerchio.
Senza il collegamento con Pila, Cogne é destinata a una lenta e irreversibile agonia. Tale collegamento permetterebbe invece la creazione di un polo turistico moderno e innovativo (Aosta/Pila/Cogne = Arte/Sci/Natura).
Con la morte del dottor Grappein nel 1855 Cogne cade in uno stato di abbandono e povertà fino al 1910, con la rinascita, allora, industriale. Ora la miniera è chiusa dal 1979 e possiamo ancora aspettare qualche decennio prima che un nuovo genio come lui risollevi le sorti del paese. Non sempre lo sviluppo è sinonimo di progresso.
La domanda vera è perché?
E la risposta si trova in César Emmanuel Grappein (1772-1855), Mon testament 1828-1855:
“C’è système économique…un système créateur et conservateur fut proscrit ici depuis 1830, et le système entrepreneur livra cette commune au pillage. Cogne mange Cogne.”
Pazzesco, con quei soldi si farebbe un tunnel dal ponte di Chevril fino a Epinel e ne avanzerebbero ancora per l’impianto di Cime bianche.
Ma infatti. Di mettere in sicurezza la Strada Regionale con nuovi paravalanghe e gallerie non se ne parla? Sarebbe la soluzione più logica.