Sergio Scaglietti è stato il Carrozziere di Ferrari. Carrozziere con la “C” maiuscola ma non solo. La reciproca stima con il Drake lo portò ad esserne il confidente, l’uomo di massima fiducia e uno dei pochi che potevano parlargli a tu per tu senza abbassare lo sguardo.
Nasce da famiglia povera il 9 gennaio 1920 a Modena, Scaglietti – qui nella foto dal sito della Ferrari -, e rimane presto orfano, a tredici anni. Viene assunto alla “Carrozzeria Modenese” e sei anni dopo un facoltoso cliente gli porta una Rossa fortemente incidentata. Sergio compie un capolavoro rendendola migliore di prima, a colpi da perfetto battilastra ma anche con alcune intuizioni aerodinamiche fatte a occhio.
La nomea del ragazzo arriva al Commendatore a cui basta attraversare la strada – la carrozzeria si trovava di fronte alla Ferrari – per valutarne de visu la maestria. La scintilla scatta, dal dopoguerra Scaglietti è il carrozziere di Ferrari, per cui realizza la “Mondial”, prima espressione del binomio, poi, tra le altre, la “250 Testarossa”, la “250 GT California”, la “250 GTO” e le “Monza 750 e 860”.
Nel 1951 l’ascesa all’imprenditoria, con la fondazione della carrozzeria omonima, che nel 1975 sarà poi assorbita da Maranello. Scaglietti non è soltanto un eccellente tecnico, ma affianca al talento una straordinaria empatia. Gli aneddoti si sprecano. Un giorno Ferrari riceve il Re del Belgio che desidera una macchina con alcune particolari specifiche. Il Drake lo porta da Scaglietti, il quale ascolta attentamente i desiderata del sovrano e, congedandolo, lo saluta così: “Non si preoccupi Signor Re, faremo un buon lavoro”.
Con Ferrari la comunicazione avviene esclusivamente in dialetto stretto, quasi un dialetto nel dialetto che comprendono solo loro vicendevolmente, di cui solo i due detengono le chiavi. La grandezza di Scaglietti trascende il rapporto personale e professionale con Enzo Ferrari. La sua classe leggendaria porta la Casa a intitolargli un modello, la “612 Scaglietti”, onore mai riservato ad una persona ancora in vita.
È una splendida coupé dotata del motore 5.8 litri dodici cilindri a V di 65° che sprigiona una potenza di 540 cavalli, con una coppia motrice di 590 Nm per una velocità massima pari a 320 chilometri orari e un’accelerazione da 0 a 100 chilometri orari in 4”2. È sinuosa ed elegante, come solo Scaglietti avrebbe saputo fare, lui che possedeva il talento per utilizzare il martello come un sommo artista visivo il pennello. Scaglietti muore il 20 novembre 2011 a Modena, chiudendo così il cerchio della sua inimitabile vita. Dicono che a chi gli rimproverava di fumare avesse risposto: “Non voglio vivere da ammalato per morire sano”.
