L’uomo dietro le medaglie: Luca Pozzolini, l’artefice dei successi azzurri nello snowboard cross

Dal gruppo di amici pionieri dei primi anni Duemila fino ai podi olimpici, il capo allenatore ha guidato la crescita dello snowboard cross italiano fino ai vertici mondiali.
Pozzolini Sommariva Moioli copia
Sport

Se l’Italia è diventata una superpotenza dello snowboard cross mondiale lo deve ad un gruppo di persone che, fin dal lontano 2001, ha fatto la storia di questa disciplina. Tra questi c’è Luca Pozzolini, genovese di origine ma trasferitosi a Courmayeur dal 2013, che fin da allora ha assunto il ruolo di capo allenatore della nazionale senza mai lasciarlo, prendendo per mano il movimento azzurro e portandolo in cima al mondo.

“Eravamo un gruppo di coetanei, di amici, loro gareggiavano mentre io ho scelto la strada dell’insegnamento”, ricorda Pozzolini. La disciplina era agli albori, una novità dello snowboard moderno, e di quel gruppo facevano parte anche Stefano Pozzolini, gemello di Luca, insieme a Simone Malusà, Federico Raimo e Francesco Sandrini, con i primi due che erano arrivati a giocarsi la Coppa del Mondo nella stagione 2003/04 fino all’ultima gara, chiudendo rispettivamente terzo e secondo della classifica generale.

La squadra c’è, è forte e competitiva, e con l’ingresso dello snowboard cross tra le discipline olimpiche a Torino 2006 arriva il primo punto di svolta. “Non abbiamo vinto la medaglia ma avevamo buone possibilità”, continua. “Poi questa generazione storica è calata con Vancouver 2010, prima dell’arrivo della nuova infornata di campioni, tra cui Luca Matteotti, valdostano e campione del mondo 2015, oltre ad una finale a Sochi 2014, Omar Visintin, vincitore della Coppa del Mondo del 2014, di un bronzo e un argento a squadre a Pechino 2022, e Emanuel Perathoner, bronzo ai Mondiali nel 2019 e oggi atleta paralimpico dopo un brutto incidente con buone possibilità di vincere una medaglia”.

Un altro punto di svolta arriva con la ribalta di Michela Moioli, “una fuoriclasse, la nostra fortuna”, a medaglia per tre Olimpiadi di fila e sei Mondiali. La bergamasca ha vinto un oro, è stata portabandiera, molto amica della sua compaesana Sofia Goggia: una notorietà che ha sicuramente giovato a tutto il movimento. Moioli si è ripetuta anche a Milano-Cortina, con un bronzo e un argento in coppia con Lorenzo Sommariva: “Queste Olimpiadi sono state incredibili. Non eravamo messi bene anzi, eravamo quasi pronti al fallimento”, ammette Luca Pozzolini. “Tornati dalla Coppa del Mondo in Cina erano tutti malati, fuori forma, colpiti da forti influenze che avevano avuto anche ripercussioni mentali. Lo stesso Sommariva ha avuto l’influenza a Livigno, Moioli era caduta il giorno prima della gara finendo in ospedale. Insomma, girava tutto storto. Però i ragazzi hanno tirato fuori la grinta e l’esperienza, conquistando due medaglie importantissime”.

Come alla fine di ogni Olimpiade, qualcosa cambierà: si chiama ciclo olimpico, ma potrebbe essere qualcosa di più profondo: “A differenza degli altri anni non c’è un ricambio generazionale pronto, manca un po’ una fascia di età intermedia ma abbiamo dei giovani e giovanissimi forti e promettenti come Lisa Francesia Boirai, che ha già esordito in questi Giochi, e Matteo Rezzoli, che sta facendo molto bene in Coppa Europa e vogliamo portare in Coppa del Mondo già quest’anno”, conclude Pozzolini. “Io sono ancora molto motivato. Insieme ai miei colleghi, tra cui gli altri valdostani come mio fratello, Riccardo Bagliani, Claudio Fabbri, siamo molto uniti e pronti a rimetterci al lavoro”.

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