Franco Collé, ingegnere e maestro di sci di Gressoney-Saint-Jean, è la figura più iconica nella storia del Tor des Géants: è infatti l’unico atleta ad aver vinto la gara per ben quattro volte. Il suo legame con questa competizione è profondo. Nel 2012, al suo esordio al Tor, Franco si classifica quinto assoluto con un tempo di 84h15′, la miglior prestazione di sempre per un valdostano fino a quel momento. Nonostante i problemi fisici, riesce a concludere la gara con grande commozione, specialmente attraversando la valle di Loo a Gressoney.

L’anno successivo, nel 2013, sale sul terzo gradino del podio con un tempo di 72h5′, migliorando di quasi 12 ore il suo tempo dell’anno precedente. L’arrivo è però amaro quando apprende della morte del runner cinese Yang Yuan a soli 500 metri dal traguardo, arrivando così a Courmayeur visibilmente frastornato e incapace di festeggiare. Nel 2014 arriva la consacrazione con la sua prima vittoria con il tempo 71h49’10” a cui seguirà quella del 2018 diventando il primo uomo a vincere due volte il Tor. Una vittoria, questa, arrivata dopo un finale emozionante in cui resiste alla rimonta del canadese Galen Reynolds. La terza vittoria ed il record arrivano nel 2021 quando mette a segno uno storico tris demolendo il record della gara con il tempo di 66h43’57” dopo un duello epico con Jonas Russi, sferrando l’attacco decisivo nella notte durante la discesa verso Saint-Rhémy-en-Bosses.

Il poker di vittorie arriva nel 2023, dopo un’edizione – quella del 2022 – interrotta a causa di un infortunio al tendine d’achille, che lo aveva costretto ad abbandonare la gara a Rhêmes-Notre-Dame, poco prima del colle dell’Entrelor.
Ritorna ancora più forte di prima, tanto da mettere a segno la quarta vittoria e migliorare ancora il suo record assoluto con il tempo di 66h39’16”, battendo il francese Romain Olivier dopo averlo staccato ad Ollomont. In questo periodo entra anche nel team Kailas, dedicandosi alla carriera di atleta a tempo pieno.
Le due edizioni successive, quelle del 2024 e del 2025, lo metteranno nuovamente alla prova. Nel 2024 è costretto al forfait a pochi giorni dalla partenza per un infortunio al menisco rimediato durante uno degli ultimi allenamenti, mentre lo scorso anno, dopo aver annunciato che sarebbe stata la sua ultima partecipazione al TOR330, è nuovamente costretto al ritiro al Lago Chiaro a causa di un annebbiamento della vista degenerato dopo la base vita di Donnas. Lo stesso problema che già nel 2019 lo aveva costretto al ritiro al Rifugio Dondenaz quando, a causa delle temperature gelide in quota, il liquido delle sue lenti a contatto si era congelato, causandogli un grave annebbiamento della vista che gli impedisce persino di riconoscere i volti delle persone.

L’idea di misurarsi sulla distanza del Tor des Glaciers cova da tempo ed è nel 2025 che esprime il desiderio di volerlo provare. “La decisione di cambiare è nata da un mix di due fattori principali” racconta Franco. “Da una parte, c’era una grandissima voglia di trovare nuovi stimoli e di misurarmi con gare diverse. Dall’altra parte il fatto di essere sempre concentrato al 100% sulla preparazione del Tor 330, anno dopo anno, è totalizzante, ti vincola praticamente tutto il calendario agonistico e, di fatto, non mi lasciava lo spazio e le energie per cimentarmi in altre sfide analoghe che mi giravano in testa da un po’.” Collé ha dimostrato negli anni di saper lottare contro il tempo, la stanchezza e il sonno, ma soprattutto come un uomo che ha saputo rialzarsi dopo ogni caduta fisica o tecnica sui sentieri di casa, Ora vuole cimentarsi in qualcosa di totalmente nuovo.
“Dopo 10 Tor des Géants, con quattro vittorie, ho fatto una considerazione molto pratica. Gli anni passano anche per me e riflettendo sul fatto che con il passare del tempo e rimandando troppo, tra qualche anno potrei non avere più la possibilità o il fisico per cercare una vera performance su queste nuove distanze così estreme. Mi sono detto che se volevo farlo davvero, non potevo più aspettare. Credo sia giunto il momento giusto per voltare pagina e provarci”.
Sui social Franco ha annunciato di aver dovuto fare una scelta tra Tor330, Tor450 e la partecipazione alla SwissPeaks 700 ma di aver optato alla fine ancora una volta per i sentieri di casa. “Devo svelare un retroscena su questa scelta: a dire la verità, l’idea iniziale per il 2026 era quella di staccare la spina per un po’ dalla Valle d’Aosta e buttarmi subito sulla SwissPeaks 700. Però, pensandoci bene, mi sono reso conto che la voglia di vivere l’atmosfera di quella settimana, che per noi è magica, era ancora troppo forte. Non riuscivo a immaginarmi altrove in quei giorni e così, alla fine, ho optato per il Tor450 che da una parte mi permette di restare ‘a casa’ sui sentieri che amo, e dall’altra mi fa fare un passo intermedio fondamentale. Passare direttamente dai 330 ai 700 chilometri è un bel salto nel buio, mentre affrontare i 450 chilometri del Glaciers rappresenta l’avvicinamento perfetto per testarmi prima di affrontare, in futuro, una sfida estrema come quella della SwissPeaks 700.”

Il Tor des Glaciers (TOR450) nasce ufficialmente nel 2019 per celebrare il decennale del Tor des Géants. L’idea della gara è nata quasi per caso da una scritta su un muro del Rifugio Prarayer, a Bionaz, che indicava il segnavia dell’Alta Via numero 3. Una filosofia di gara totalmente diversa dal Tor330, su un percorso da 450 km con 32.000 metri di dislivello positivo che si snoda lungo le Alte Vie 3 e 4, percorsi meno battuti e non segnati specificamente per la gara, da affrontare in assoluta autonomia basandosi sulla navigazione GPS e sui rifugi d’alta quota come unici punti di appoggio. Una gara selvaggia, intimistica e solitaria rispetto al Tor330 e ben lontana dai sentieri classici e battuti delle Alte vie.
Chiedo a Franco se il suo è un modo di allontanarsi dai classici sentieri. “Hai colto nel segno, e ti dico la verità: in questi ultimi anni l’unico aspetto del Tor330 che mi ha un po’ stufato, se vogliamo dirla così, è proprio questa estrema mediatizzazione della gara. È bellissimo l’affetto della gente così come il fatto di avere tante persone sul percorso a fare il tifo sul percorso, ma trovo che si sia perso un po’ quel clima puramente avventuroso e selvaggio che si respirava nelle primissime edizioni. Ormai l’Alta Via sta diventando sempre più battuta e percorribile da tutti mentre al Tor des Glaciers sono convinto che ritroverò quell’avventura cruda e quella solitudine che tanto apprezzo quando esco ad allenarmi da solo sui sentieri meno conosciuti. Tutta questa nuova dimensione, per questi motivi, mi affascina da morire e allo stesso tempo, non ti nascondo che mi fa anche un po’ paura. Il mio fisico non ha mai provato a spingersi in uno sforzo del genere, così lungo e isolato e per me è un vero e proprio salto verso l’ignoto.”
Su una dimensione di gara così lunga la gestione dovrà essere del tutto diversa.“In questo momento – ammette – mi sento un principiante e mi sembra di essere tornato a quel lontano 2012, quando per la prima volta cercavo di capire come diavolo pianificare i miei primi 330 chilometri. È una sensazione strana, ma anche molto stimolante perché sono certo che quei 120 km in più mi impegneranno a dover stare sui sentieri almeno una notte in più e questo cambia completamente le carte in tavola. Non potrò più permettermi di non dormire o di fare le ‘tirate’ a cui sono abituato ed i ritmi saranno per forza di cose molto più bassi, si camminerà di più e la gestione delle pause sarà vitale. Su distanze e tempi del genere la testa conterà in maniera assoluta, ancora più delle gambe e sarà una gestione del tutto nuova, ma ti assicuro che la motivazione è davvero tanta.”

Un solo atleta è stato capace negli anni di vincere sia il Tor des Geant sia il Tor des Glaciers, Jules-Henri Gabioud e inevitabilmente gli chiedo se vorrebbe essere lui il prossimo a compiere l’impresa. “Mentirei se ti dicessi che non ci ho pensato, ma la verità è che la vittoria in gare così estreme e lunghe è sempre difficilissima da prevedere. La riuscita di un’impresa del genere dipende dall’incastro perfetto di tantissimi fattori e l’ho vissuto sulla mia pelle quando in più edizioni ho dovuto alzare bandiera bianca per imprevisti o problemi che non dipendevano affatto dalla mia volontà.” Da “principiante” sulla distanza ammette di avere un unico obiettivo. “Per ora l’idea è di riuscire a raggiungere Courmayeur da finisher. Chiudere un viaggio del genere sarebbe già un risultato grandissimo. La posizione finale, il podio o la vittoria… beh, quelle sono cose che dipenderanno inevitabilmente anche da chi ci sarà e dalla forma dei miei avversari.”
Il riferimento sul Tor des Glaciers resta il record di Sébastien Raichon (114h29’): pensi sia un tempo avvicinabile oppure in una gara del genere l’obiettivo principale resta soprattutto arrivare? “Al momento non mi sento proprio in grado di giudicare quel tempo, perché stiamo parlando di una distanza e di uno sforzo che per me sono ancora un’incognita. Sébastien ha sicuramente dimostrato di essere un grandissimo atleta, ma non ho i parametri per dirti se i suoi tempi possano essere raggiunti o addirittura migliorati. Quello che farò è aspettare che la neve si sciolga e appena i sentieri saranno liberi, andrò a provare i tratti di percorso che ancora non conosco per fare qualche test sul campo ed iniziare a farmi un’idea un po’ più precisa sui ritmi. Però ti dico una cosa di cui sono fermamente convinto: in gare così estreme credo sia un grandissimo errore partire con in testa l’ossessione di un record o di una prestazione cronometrica a tutti i costi. Il mio unico vero stimolo, in questo momento, è solo quello di divertirmi, fare del mio meglio e godermi un’avventura che mi affascina in un modo incredibile.”

Se questo esperimento sui 450 km andrà bene, nel futuro potremmo vederti tentare anche una sfida estrema come la SwissPeaks 700 come hai accennato?
“Ti confermo che l’idea di fondo è esattamente quella, non lo nascondo! Nel 2020 ho avuto la fortuna di correre e vincere la SwissPeaks 360, ed è stata una gara che mi è piaciuta tantissimo. L’idea di tornarci per provare a percorrere l’intero tracciato da 700 chilometri è un tarlo che ho in testa. Credo sia un’esperienza, un vero e proprio viaggio interiore oltre che fisico, che non posso proprio negarmi almeno una volta nella vita. Quindi sì, te lo confermo, quello è il mio grande obiettivo, il traguardo a lungo termine che voglio raggiungere prima o poi. Però, come ci siamo detti, facciamo un passo alla volta ed intanto godiamoci l’avventura del Glaciers!”
