Un leggero calo di iscritti in tutte le scuole, tra elementari, medie e superiori. Ma i dati delle iscrizioni per l’anno scolastico 2026/27 non sono solo una “fotografia” dell’esistente. Sono anche – inevitabilmente – l’immagine plastica di domani, quindi del calo demografico.
I dati delle scuole

Il trend della scuola dell’infanzia è in calo. Per il prossimo anno scolastico gli iscritti in Valle sono 687. Dopo i picchi del 2025/26, quando erano 758, si scende sotto anche al livello di iscritti del 2024/25, ovvero 727.
Dopo il forte calo dello scorso anno, la scuola primaria resta su numeri stabili. Gli iscritti per il 2026/27 sono infatti 782, uno in più rispetto al 2025/26 (781) ma molto più bassi rispetto a due anni scolastici fa quando erano 886.
Continuano a scendere i numeri delle scuole secondarie di I grado – quindi le medie –, che nel prossimo anno scolastico scenderanno sotto “quota mille” attestandosi a 956 iscritti. Nel 2025/26 erano stati 1.022, nel 2024/25, invece, 1.050.
Sono in lieve flessione, dopo il picco dell’anno in corso, le iscrizioni alle scuole secondarie di II grado – ovvero le superiori – che per il 2026/27 fanno segnare il numero di 1.163. L’anno precedente erano 1.196. i dati di oggi superano comunque quelli di due anni fa, quando gli iscritti erano stati 1.140.
Nelle iscrizioni alle superiori “vincono” i licei

A dominare le percentuali di iscrizione sono i licei, nei quali – per l’anno scolastico che verrà – si sono iscritti il 48,8 per cento degli studenti. Dato in linea negli anni: erano il 49,1 per cento per il 2025/26, il 48,2 per il 2024/25, il 48,8 per il 2023/24 ed il 50 per cento per il 2022/23. Resta piuttosto stabile la percentuale degli istituti tecnici (25,8 per cento, era il 25,6 l’anno prima ed il 27,2 quello prima ancora), mentre sono in calo gli istituti professionali con il 16,1 per cento. Nel ‘25/26 erano al 17. Crescono invece gli IeFP – sistema regionale di Istruzione e Formazione Professionale – che arriva al 9,3 per cento, in aumento rispetto all’8,4 dell’anno scolastico precedente.

Il maggior numero di iscrizioni lo registra il liceo delle scienze umane e scientifico “Regina Maria Adelaide”, con 234. Segue il “Manzetti” con 148 iscritti e l’Istituzione tecnico-professionale “Corrado Gex” con 146. Più staccato il lieco classico, artistico e musicale (136 iscritti) e l’Isiltep di Verrès (129).
“I dati mostrano un calo rispetto ai percorsi liceali – ha spiegato la sovrintendente agli Studi Marina Fey –. Oggi gli iscritti sono il 49,1 per cento mentre andiamo verso il 48,8. A livello nazionale, la percentuale dei licei supera il 55. Nella nostra regione, il lavoro di cercare di portare i ragazzi verso percorsi tecnico-professionali sembra, negli anni, portare anche ad un cambio culturale. Un po’ come avviene in Germania o in Francia dove si valorizzano anche questi percorsi rispetto soltanto a quelli liceali”.
Il nodo demografico

“È un aspetto endemico sui cui non si può fare più di tanto, stiamo investendo molto sul sistema integrato 0/6 anni – ha spiegato l’assessore all’Istruzione Erik Lavevaz –. Spero e credo che riuscire a superare l’asilo nido come servizio a domanda individuale aiuterà anche gli aspetti di economia demografica. Ma, se così sarà, lo vedremo tra diversi anni. Oggi vediamo anche un’onda che si sposta nei diversi ordini scolastici; ma anche un picco negativo non ancora raggiunto, dato che continuiamo a scendere. Ma si nota che la discesa è rallentata”.
In momenti diversi: “Ora la discesa è pienamente nella primaria, anche se non ne vediamo tutti gli effetti dato che dura cinque anni e che negli ultimi c’è ancora un bacino di studenti. Anche questo, però, lo vedremo tra qualche anno. Cominciamo però a notarlo sulla scuola secondaria di primo grado, ma la situazione è gestibile. Le superiori hanno numeri ancora in crescita rispetto all’anno scorso”, ha aggiunto Lavevaz.
Il 2026? Un anno di progettazione

Quello che prenderà il via a settembre, stando a Lavevaz, sarà un anno scolastico chiave. “Sarà particolarmente importante, il 2026 sarà un anno di progettazione e nel quale sarà fatto il dimensionamento per il prossimo triennio, soprattutto per le scuole superiori. Ma sarà anche particolarmente impegnativo per il lavoro di progettazione e programmazione del sistema integrato 0/6 anni per poter poi partire con l’anno scolastico 2027/28”. Insomma, “il 2026 è una sfida sicuramente interessante perché sono parecchi gli aspetti che si intrecciano”.
Non solo: “Il Piano di dimensionamento è in programma per l’anno scolastico 2027/28 – aggiunge la sovrintendente Fey –. Nulla tocca l’anno che inizierà a settembre 2026, ma dobbiamo essere preparati alle attività di orientamento per l’anno seguente”.
Il ritorno della civilisation valdôtaine?

Il lavoro inizia adesso, per essere pronti per l’anno scolastico 2027/28. Lavevaz lo spiega: “Per noi la francofonia è un pilastro del particolarismo, da riportare in maniera più strutturata nelle scuole. E reinserire la civilisation valdôtaine, in senso generale, è l’obiettivo. Dal prossimo anno si cominceranno a fare i primi passi, poi dall’anno scolastico successivo vedremo i programmi ed i materiali per inserire questi aspetti in modo strutturale”.
In che senso? “L’idea è quella di inserire, ad esempio nelle scuole in cui si studia diritto, anche dei focus sull’ordinamento legislativo valdostano – ha proseguito l’Assessore –. Tutte attività che oggi sono legate alla sensibilità di singoli insegnanti. Invece, per chi uscito da scuola volesse fare un concorso sono competenze che servono. Il resto, invece, andrebbe inserito nell’insegnamento del francese”.


