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Anche la Valle piange Gino Paoli, il cantautore capace di dipingere il cielo in una stanza

Morto la notte scorsa a 91 anni, Paoli aveva trovato il successo ad inizio anni '60. Nella sua lunga carriera, si era esibito più volte in Valle, a partire dalla presenza al “Disco per l’estate” del 1972 a Saint-Vincent.
Cultura

Anche in Valle d’Aosta, molti appassionati della canzone d’autore piangono la morte di Gino Paoli, scomparso all’età di 91 anni nella scorsa notte, “in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”. Nato nel 1934 in Friuli-Venezia-Giulia e cresciuto a Genova, aveva raggiunto il successo alla soglia dei trent’anni. In fuga da un lavoro come grafico pubblicitario, aveva fondato il nucleo di quella che, per il giornalismo musicale sempre in cerca di definizioni, diventò la “scuola genovese”: oltre a lui, Bruno Lauzi, Fabrizio De André (in realtà, l’unico ligure del gruppo), Luigi Tenco e altri.

La sua cifra era fatta del mettere in musica scene quotidiane, con un linguaggio in cui – in un’Italia all’indomani della seconda guerra mondiale, desideroso di lasciarsi alle spalle il passato – ci si potesse riconoscere. In quella semplicità, però, Paoli volava decisamente alto. Ne sono prova, tra le altre, “Il cielo in una stanza” (che Mina interpreta nel 1960, finendo in lacrime per l’emozione), “Senza fine”, “La gatta” e “Sapore di sale” (prima esplorazione in musica dell’estate e dei suoi amori fugaci, che vanterà nel tempo svariati ritorni sulla scena del crimine).

Lontano dalle atmosfere del rock, Paoli ha fatto parlare di sé anche per la sua vita. Dalla relazione con Ornella Vanoni (di cui si era innamorato quand’era già sposato con Anna Fabbri), che regalerà anche momenti artistici irripetibili, alla storia con Stefania Sandrelli, da cui ha avuto la figlia Amanda. Senza dimenticare il tentativo di suicidio nel 1963, con il proiettile della pistola con cui si era sparato che non colpisce il cuore e resta in lui a vita.

Occhiali da sole di rigore e parsimonioso di sorrisi, Paoli attraversa gli anni 70, 80 e 90 del Novecento (negli ultimi, vince anche un Festivalbar, grazie a “Quattro amici”). Cammin facendo, le esperienze da autore per altri musicisti (anche per Zucchero), da Deputato “indipendente di sinistra” e da presidente della SIAE (dal 2013 al 2015). Il carattere spigoloso non lo ha mai abbandonato, così come il gusto per la polemica, in alcuni casi difficile da comprendere, ma che non ne ha scalfito l’apprezzamento del pubblico.

In Valle d’Aosta, com’è npormale con una carriera così importante, si era esibito più volte. Andando indietro nel tempo, il giugno 1972 lo vede a Saint-Vincent, per le serate finali del “Disco per l’Estate”. E’ l’anno di “Io vagabondo” dei Nomadi, con Paoli che porta “Non si vive in silenzio”. Poi, è proprio l’epoca di “Quattro amici” (chiusa da una citazione di “Vita Spericolata” di Vasco Rossi), a vederlo tornare live ad Aosta, con un concerto al Giacosa il 6 aprile 1991 per la Saison Culturelle.

Per un’altra rassegna, Aostaclassica, si esibisce nel “salotto buono” del capoluogo, il Teatro romano, nel luglio 2016. E’ l’inizio della collaborazione con il pianista Danilo Rea. I due tornano ad Aosta, ancora nella Saison, nel febbraio 2019. In quell’occasione, in cui Paoli non si limitò a cantare, ma anche a raccontare, incalzato nel talk show da Enrico De Angelis. Quella sera (a cui si riferisce il video in apertura) disse: “La libertà è conoscere. Sennò è una libertà fasulla”. Parole senza fine. Come l’amore del suo pubblico.

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