Il “Jazz al buio” conquista il Teatro Splendor

Sala piena, ieri sera, per il concerto al buio pensato per riscoprire l’ascolto e riflettere sull’inclusione, e realizzato all’interno del progetto Sensi+, un percorso di co-progettazione che coinvolge l’Amministrazione regionale insieme ad alcuni Enti del Terzo Settore.
Jazz al buio
Cultura

All’ingresso del Teatro Splendor l’accoglienza è diversa dal solito. Ai numerosi spettatori viene consegnata una mascherina, ma non di quelle che portano alla mente brutti ricordi: una mascherina nera per gli occhi, accompagnata dall’invito a lasciarsi guidare dalla musica rinunciando, per una sera, alla vista. “Mi scuso per chi è rimasto senza, abbiamo portato 250 mascherine e pensavamo sarebbero bastate”, commenta Luigi Giunta, presidente della sezione valdostana dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. «Non potevo immaginare di riempire questa sala».

Il progetto Sensi+

L’iniziativa nasce all’interno del progetto Sensi+, un percorso di co-progettazione che coinvolge l’Amministrazione regionale insieme ad alcuni Enti del Terzo Settore, in particolare UICI – Unione Italiana Dei Ciechi e Degli Ipovedenti come capofila, ENS Ente Nazionale Sordi Consiglio regionale della Valle d’Aosta e CoDiVdA – Coordinamento Disabilità Valle d’Aosta. «Sensi+ mira ad aumentare l’autonomia delle persone con disabilità nella fruizione dei luoghi della cultura e del divertimento», spiega Luigi Giunta prima che le luci si spengano in teatro. Nel corso del progetto sono state avviate diverse sperimentazioni: dall’utilizzo dei codici NaviLens nel trasporto pubblico e all’area megalitica, fino alla collaborazione con il Forte di Bard, dove in occasione della mostra dedicata a Botero sono stati introdotti pannelli tattili e descrizioni audio per rendere l’esposizione accessibile anche a persone cieche e ipovedenti. Una collaborazione che, viene anticipato, proseguirà anche in futuro nell’ambito di nuove esposizioni.

Jazz al buio
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Diffondere la cultura della disabilità

Uno degli obiettivi della serata è anche quello di ampliare lo sguardo sul tema della disabilità. “Per molti esistono soltanto le disabilità motorie, ma ci sono anche quelle invisibili, come quelle visive o cognitive-relazionali, che non sono meno importanti”, sottolinea Giunta. Non manca un invito rivolto al sindaco di Aosta, presente in sala, a vivere in prima persona l’esperienza per maturare “un occhio di riguardo” verso il tema dell’abbattimento delle barriere in città.

Un concerto che cambia prospettiva

Quando le luci si spengono, il teatro scompare. Anche i musicisti suonano al buio e il pubblico, bendato, è chiamato a concentrarsi esclusivamente sull’ascolto. Il concerto diventa così un’occasione per avvicinarsi a una modalità percettiva quotidiana per le persone cieche e ipovedenti. L’assenza della vista amplifica suoni, silenzi e suggestioni, trasformando la musica in un’esperienza più intensa e immersiva.

Jazz al buio
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Il viaggio sonoro del Peak Trio

Protagonista della serata è il Peak Trio, giovane formazione jazz valdostana composta da Michel Dellio al sax contralto, Luca Gattullo al basso elettrico e Gabriele Peretti alla batteria. Il gruppo accompagna il pubblico in un percorso musicale fatto di composizioni proprie e brani d’autore, mostrando una forte identità artistica maturata nonostante la giovane età. Nato tra le aule del Liceo Musicale di Aosta, il trio trova sul palco la sua dimensione naturale, guidando gli spettatori in un viaggio fatto di suoni e suggestioni.

Un percorso musicale pensato per unire

Al termine del concerto, i musicisti ci raccontano il senso dell’esperienza. La scelta dei brani non è stata casuale, ”l’obiettivo era anche quello di creare un percorso e di unire sonorità distanti in maniera improbabile e originale che in un contesto simile, senza la vista, potesse spiccare” ci racconta Michel Dellio. Un percorso che non ha una conclusione netta, ma che lascia spazio alla riflessione: “Ci piace l’idea che il pubblico lasci il concerto come se non avesse ancora sentito l’ultimo pezzo, come se il concerto non fosse finito”, rivela Michel. Lo spettatore non è abbandonato a se stesso, ma accompagnato in questo viaggio, per esempio durante l’esecuzione del brano di Joe Anderson, “Earth”, la lettura di una poesia scritta da Michel Dellio, “è stato proprio un messaggio, un tentativo di comunicazione diretto anche attraverso la parola tra noi e il pubblico” spiega Gabriele Peretti.

Jazz al buio
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Suonare al buio

L’esperienza non è stata priva di difficoltà per i musicisti. «Non avevamo idea di quanto sarebbe stato effettivamente buio fino a quel momento», racconta Luca Gattullo . «Tranne che per Gabriele per noi è la prima esperienza simile». Senza il contatto visivo o verbale, fondamentale nella musica d’insieme, suonare in gruppo richiede un grande sforzo: “Gli sguardi sono una parte importantissima, e al buio vengono completamente meno. Bisogna trovare un altro modo per raggiungere l’intesa”. conclude Michel Dellio.

Cultura e inclusione

“Jazz al buio” vuole rappresentare un percorso più ampio che vede la cultura come strumento di inclusione e condivisione. All’uscita dal teatro, nel foyer, un ultimo invito: un QR code permette agli spettatori di lasciare un messaggio o un’impressione sulla serata. Un modo per proseguire l’esperienza anche oltre il concerto, trasformando l’ascolto in dialogo. Un’iniziativa che invita a ripensare le modalità di fruire la cultura, offrendo al pubblico nuovi punti di vista, o meglio, nuove modalità di ascolto.

di Alessia Menegolo

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