È di ieri l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del Decreto Lavoro “Primo Maggio”, che mira a contrastare il lavoro povero, attraverso la spinta al “salario giusto” contenuto nei contratti leader.
Tanti sono però i dubbi dell’opinione pubblica e dei professionisti su quale sia davvero il “salario giusto”, indicato dal decreto come il “trattamento economico complessivo” definito dai contratti firmati dai sindacati più rappresentativi.

Per fare un po’ di chiarezza sul tema, è capitato al momento giusto, all’indomani dell’approvazione, un incontro al Salone Ducale di Aosta proprio sul tema della bilateralità, della contrattazione e del welfare. Un momento di approfondimento che ha riunito i presidenti regionali degli enti bilaterali del commercio e del turismo valdostani, insieme ad alcuni rappresentanti regionali e nazionali che operano nel settore della contrattazione collettiva.

Gli enti bilaterali, ha spiegato Henri Dondeynaz, Presidente E.B.R.T. Valle d’Aosta, sono “gli organismi del diritto privato istituiti dalla contrattazione collettiva e costituiti dai rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori”. Sono, insomma, tra i soggetti più importanti coinvolti nella definizione dei contratti, nella lotta contro i contratti cosiddetti ‘pirata’ e a favore della qualità del lavoro.

Gli enti bilaterali valdostani, rappresentati all’evento anche nella persona di Laura Martini, Presidente E.B.C. Valle d’Aosta, sono stati riorganizzati circa tre anni fa, sia nelle loro strutture sia nei servizi garantiti. Oggi, il loro “principale nemico da sconfiggere”, ha aggiunto Dondeynaz, “non è più tanto la disoccupazione, quanto il raggiungimento di un lavoro dignitoso e di qualità”.
Una battaglia che vede a fianco degli enti bilaterali anche la categoria dei consulenti del lavoro, rappresentata da Presidente del rispettivo ordine regionale Renato Marchiando. “Il nuovo decreto lavoro, se mai ce ne fosse stato bisogno, pone al centro la contrattazione collettiva di qualità, che consente di eliminare le distorsioni dei contratti pirata e su cui noi continueremo a spingere”, ha affermato Marchiando.

Se il decreto legge mira a lottare contro i contratti pirata e a promuovere il salario giusto contenuto nei contratti leader, quali sono però questi contratti leader e di quali dimensioni è l’impatto dei contratti pirata sul mercato del lavoro? A fornire qualche dato sul tema sono stati i relatori della tavola rotonda invitati dal nazionale, in rappresentanza di tre dei principali contratti nazionali applicati oggi in Italia.
Andrea Chiriatti, Direttore area relazionali sindacali, previdenziali e formazione Fipe, ha condiviso alcuni dati sul terzo contratto nazionale più applicato in Italia, il CCNL Fipe. È quello che riguarda i lavoratori dipendenti da aziende dei pubblici esercizi, del turismo e della ristorazione collettiva e commerciale. Un settore in crescita che riguarda una platea di circa 320 000 imprese.

Se il contratto nazionale, secondo Chiriatti, dovrebbe costituire “il vestito più adeguato possibile alle esigenze del rispettivo settore”, quello Fipe, rinnovato nel 2024, “è un contatto moderno, che offre garanzie e tutele economiche e governative complete ai lavoratori nei pubblici esercizi”. Lavoratori che, in questo settore giovane e in crescita, sono per il 46% under 30.
Se il contratto Fipe è secondo Chiaritti moderno e adeguato, ciò non ha impedito però, negli ultimi anni, una rapida impennata dei contratti pirata nel settore, passati da interessare 5000 lavoratori nel 2022, a 30 000 nel 2025 a livello nazionale. Certo, il contratto leader è ancora applicato per il 92,5% dei lavoratori, ma il fenomeno di aumento è secondo Chiaritti “estremamente preoccupante, perché insiste su un settore che ha molti occupati ed è estremamente polverizzato”.

Una situazione simile si registra anche per quanto riguarda il settore alberghiero, su cui ha fatto luce il Vicedirettore di Federalberghi Angelo Giuseppe Candido. Il contratto leader riguarda in questo caso 33 000 aziende alberghiere, per un totale di circa 400 000 lavoratori nei periodi di punta.
Anche Candido ha enfatizzato l’allarme dei contratti pirata, assimilandoli alle “anime morte dei romanzi russi” che, dopo un periodo di segnalazione negli anni ’90 per quanto riguarda la riviera romagnola, “si sono pian piano eclissati nell’attenzione pubblica, per poi tornare sotto i riflettori di tutti in questi ultimi anni”.

Un argine all’espandersi dei contrati pirata sembra arrivare, almeno in apparenza, dal nuovo decreto legge, su cui ha speso qualche parola il terzo relatore della tavola rotonda, Guido Lazzarelli, Direttore politiche del lavoro e welfare di Confcommercio. Il focus della riflessione è stato posto dalla moderatrice dell’evento, la giornalista del Corriere della Sera Rita Querzè, sull’articolo 7 della bozza, che stabilisce il criterio di “salario giusto” al quale dovrebbero attenersi i datori di lavoro che intendano accedere alle decontribuzioni previste dal decreto stesso.
Secondo Lazzarelli, il decreto mira a “individuare quei contratti che, per la loro rappresentatività, forniscono un trattamento conforme non solo all’articolo 39 della Costituzione, che garantisce la libera organizzazione sindacale, ma anche all’articolo 36, che protegge la dignità del lavoratore”.
Questo per contrastare una situazione di dumping che ha moltiplicato nel tempo, in nome della libertà sindacale, il numero di contratti, facendo proliferare quelli pirata.
Sul “salario giusto”, poi, Lazzarelli ha avvertito che “non si può parlarne nei termini del semplice trattamento tabellare. Per questo il decreto legge parla di ‘trattamento economico complessivo’: si tratta di qualcosa di più complesso, che riguarda il welfare contrattuale e richiede bilateralità, per garantire quel plus che rende il contratto davvero tutelante”.
L’obiettivo, dunque, è quello di continuare a discutere tra parti sociali, “per far sì che questi parametri siano davvero oggettivi e conosciuti da tutti, e opponibili a chiunque negozi al ribasso, portando danni a tutti e incertezza nell’applicazione del diritto”.
