Jean Fonso e l’arte di inventarsi un mestiere, tra gavetta e ostinazione

Oggi Jean Fonso ha superato da poco i trentacinque anni e le macchine sono diventate lavoro, e il lavoro è diventato un mestiere inventato, costruito passo dopo passo, con determinazione e costanza. Senza scorciatoie.
Jean Fonso
Ritratti

Il primo garage di Jean Fonso stava dentro un videoregistratore, uno di quegli apparecchi che riproducevano nastri VHS, negli anni in cui la “tv a pagamento” aveva il profilo di Blockbuster.

Il padre aveva provato e riprovato, per poi chiamare il tecnico. Lui guarda, apre, controlla. E ride: “Per forza non va. È pieno di macchinine qui dentro”. Per Jean, allora bambino, quel guasto diventa stimolo per la fantasia e per sognare un posto sicuro dove parcheggiare, allineare, far girare. Il suo primo garage nasce da un posticino minuscolo e segreto.

Oggi Jean Fonso ha superato da poco i trentacinque anni e quel gioco non l’ha mai davvero lasciato: le macchine sono diventate lavoro, e il lavoro è diventato un mestiere inventato, costruito passo dopo passo, con determinazione e costanza. Senza scorciatoie.

Jean si è costruito tutto. Ha un viso buono, un carattere solare e disponibile che ispira fiducia, ma soprattutto ha un sorriso grande, di quelli che coinvolgono e mettono a proprio agio. E vende macchine. Auto comuni, pezzi d’epoca e macchine sportive: un catalogo che racconta una storia di gavetta e di ostinazione. La puntata di “Ritratti” nel giorno della Festa del Lavoro, non poteva che partire da qui.

Jean Fonso
Jean Fonso

Le sue parole corrono veloci come i chilometri che macina: in quattordici anni di lavoro le auto, per lui, hanno preso strade lunghissime. Prima ha imparato a riconoscere le occasioni, poi a capire i desideri di chi compra, infine a costruire fiducia. Il mondo dell’epoca gli ha aperto porte e contatti: “Abbiamo spedito macchine in tutto il mondo” dice, e tra le destinazioni ci sono non soltanto paesi europei, ma anche America, Giappone, Australia e Israele. “Un commercio che segue le mode e le impennate di valore: oggi i prezzi sono saliti, il mercato si muove meno, e l’esemplare perfetto spesso rimane più un desiderio che un acquisto. Le valutazioni sono arrivate alle stelle – spiega – Una macchina che dieci anni fa compravi più meno a 20 mila euro, adesso costa 80-90 mila”.

E il collezionismo non è solo una faccenda da grandi metropoli: “Anzi, anche in Valle d’Aosta c’è questo mercato, ci sono tanti appassionati. Tante auto che ho venduto erano di persone della zona”.

Jean Fonso - auto

Poi arriva il momento in cui la gavetta non basta più e serve scegliere una forma. Jean la chiama 2.0: non solo vendere, ma accompagnare il cliente nell’acquisto e nella scelta. Un lavoro a metà tra consulenza e fiuto, tra strada e telefono, dove la fiducia vale quanto una valutazione.

“Ho iniziato a fare una cosa che ho chiamato personal shopper. Aiutavo il cliente nell’acquisto delle macchine, andando io a vederle per lui, in giro per l’Italia – racconta –. Con le auto d’epoca mi sono fatto una rete di contatti fuori Valle e anche all’estero; per l’Italia ho costruito contatti con lavoratori, con chi poteva darmi una mano sul posto. Poi nel 2017 sono venuto qui, ad aprire il mio salone“.

Jean Fonso - auto

In quel 2017, dietro la parola apertura, c’è una scommessa concreta: affitti, conti, scadenze. La parte che non si vede nelle foto delle consegne, ma che decide se un’idea resta un’idea oppure diventa vita.

“Non arrivavo da una situazione confortevole. Ogni mese era un’avventura“.

Eppure, nel suo racconto, la parola che torna non è paura: c’è invece movimento e voglia di fare e di scoprire dove poter arrivare. Andare, vedere, chiamare, proporre. Inventarsi un ruolo quando il ruolo, semplicemente, non esisteva ancora con quel nome.

Nel lavoro che Jean si è cucito addosso non c’è solo compravendita. C’è anche il lato meno “romantico”, quello che ti mette davanti a persone poco professionali e ti costringe a imparare in fretta a proteggerti. Succede, ogni giorno devi capire cosa fare, come proporti.

Jean Fonso - auto

A forza di stare sul campo, quella prudenza diventa competenza. Una competenza che Jean ha costruito anche attraverso la formazione: corsi e abilitazioni.  “Ho fatto corsi anche di gestione e, per fortuna, ho preso tutte le abilitazioni. Questo mi ha permesso di acquisire la qualifica per poter fare finanziamenti e assicurazioni: adesso facciamo anche la parte assicurativa”.

Insomma: tanta roba. In pratica, se un cliente compra l’auto, con lui si può costruire anche tutto il resto del percorso.

Quando dice di essersi inventato un lavoro, non lo fa per posa. Lo dice con la semplicità di chi sa che è sono stati l’esperienza, la passione e la caparbietà a costruire il metodo: nessun manuale, pochissimi modelli in cui riconoscersi, molte decisioni prese al volo.

“Nessuno ti insegna davvero: lo fai sul campo” dice. E poi aggiunge una frase che dice molto del suo percorso: “Paradossalmente adesso vedo che a volte sono gli altri che osservano me, per capire cosa fare“.

Oggi quella originalità, dopo un viaggio professionale lungo 14 anni, passa anche da una vetrina nuova, quella dei social che resta un banco di prova quotidiano.

“Siamo la generazione dei social, ormai – dice sorridendo -. Non solo: è un modo per farsi vedere, per raccontare e magari vendere qualcosa”.

Poi, come in tutti i ritratti, arriva una domanda semplice che apre un cassetto di memoria: qual è stata la prima auto? Jean non ci pensa troppo, e la risposta gli accende gli occhi: “Una Punto GT Turbo – dice, quasi ridendo – Era una leggenda. Aveva il motore spinto, 140 cavalli: quei turbo che ti attaccavano al sedile”.

Fuori dal lavoro, oggi, c’è la parte più piena e più intima: la famiglia con Debora. Qui il ritmo cambia ancora, e il tempo è una trattativa diversa, fatta di notti corte e giornate incastrate.

“Adesso è ancora più difficile ritagliarsi il tempo. Abbiamo due bimbi: Nicholas di sei anni e Claire, due da poco. Sono un bell’impegno, ma anche una grande gioia“. E aggiunge, con naturalezza, un dettaglio che racconta presenza: “Ho assistito a entrambi i parti, e al secondo ho tagliato anche il cordone”.

Jean Fonso e la famiglia
Jean Fonso e la famiglia

E, inevitabilmente, restano i motori come linguaggio di fondo: la Formula 1, la MotoGP, i ricordi dei motorini. Anche qui Jean ragiona come un artigiano del servizio: non basta vendere, bisogna poter seguire.

“Ho venduto anche moto e motorini, poi ho mollato: adesso, se me lo chiedono, cerco di vendere solo moto nuove su ordinazione” spiega. Il motivo è pratico: “È difficile trovare un’assistenza veloce, che riesca a stare dietro ai tempi del cliente”.

La storia professionale di Jean è anche una storia di rete. Perché un’auto non si vende solo: si prepara, si controlla, si sistema. E intorno al suo lavoro Jean ha costruito un piccolo ecosistema di persone fidate, rapporti consolidati con chi, come lui, ha trovato nel proprio lavoro il fine ultimo di una passione.

“Ho sviluppato una rete di conoscenze: officine e collaboratori che mi danno una mano nel conto vendita e, soprattutto, a preparare l’auto al meglio”, spiega. “Dalla persona che mi fornisce un veicolo a chi mi aiuta sulla meccanica e sulla carrozzeria. Non è facile trovarli: è un po’ come con i ristoranti… quando sai che si mangia bene, che ne vale la pena, te lo tieni stretto“.

Dentro quella rete, per Jean, c’è anche l’idea di passare qualcosa a chi è arrivato da poco: non per forza un mestiere, ma uno sguardo. Quando parla dei figli, la voce cambia ancora, diventa più morbida.

“Al piccolo piace un sacco. Una volta che l’ho portato nel salone in vetrina: mancava qualcosa. C’era un buco, e ho detto ‘non lascio il buco, metto un attimo la macchina lì’. Ha cominciato a piangere: ‘Papà, adesso me la vende? Me la vendi?‘” Jean ride. “Era già innamorato della sua 500”.

Jean Fonso e la famiglia

Per lui, certe passioni arrivano prima delle parole. “Secondo me queste cose da piccoli ce le hai già dentro: è un segnale”, dice. A lui piacevano i rally, gli piaceva guidare “per quel poco” che poteva, e ricorda i parcheggi come palestre improvvisate — più per il rito del ritrovarsi che per la bravura. Un modo, anche quello, di cercare un posto nel mondo.

Fotografie mentali, rumorose, che aiutano a capire da dove arriva la sua attrazione per i motori.

Forse è anche per questo che, oggi, Jean insiste tanto sulla serietà: perché sa quanto sia facile confondere passione e leggerezza, entusiasmo e superficialità.

Nel suo lavoro, invece, la velocità conta poco: contano le persone giuste, i controlli fatti bene, e una parola data che regga nel tempo.

Una risposta

  1. Articolo stupendo, che evidenzia come la passione possa trasformarsi con la giusta formazione ed il giusto Credo positivo, in una Professione che include anche la collaborazione di Professionisti che certificano la qualità del Lavoro, Complimentoni.

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