La Valle d’Aosta è fra le regioni italiane a garantire la migliore condizione socioeconomica delle madri. A dirlo è la ricerca “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026”, condotta da Save the Children con Istat.
La nostra regione conquista il terzo posto, dietro a Emilia -Romagna e Bolzano, nel Mothers’ Index, l’indice composito elaborato da Istat, che integra sette indici settoriali (demografia, rappresentanza, lavoro, salute, servizi, soddisfazione soggettiva e violenza).
La Valle d’Aosta, precipitata nel 2024 al 16esimo posto, riconquista il gradino più basso del podio, già ottenuto nel 2022.
Le buone notizie si accompagnano però alle cattive. Per la prima volta si registra un peggioramento della situazione lavorativa in tutte le regioni del Paese, compresa la Valle d’Aosta che nel dominio Lavoro passa dal 9° al 19° posto. Nel dominio Rappresentanza, la regione conquista l’11° posto dal 19°
Salto importante in avanti sul fronte della Salute, dove la nostra regione passa dal 20esimo al terzo posto e nella Demografia, dal 19esimo al decimo posto. Questo grazie all’aumento, lieve, delle nascite registrato nel 2025. L’anno scorso soltanto nella nostra regione e nella provincia di Bolzano il numero medio di figli per donna è aumentato.
La Valle d’Aosta fa bene nella dimensione dei Servizi e nella Soddisfazione soggettiva. E’ seconda in entrambi gli indicatori, rispettivamente dopo la provincia di Trento e la Provincia Autonoma di Bolzan.
Infine, la dimensione della Violenza – che misura la presenza di centri antiviolenza e case rifugio per 100.000 donne – evidenzia una distribuzione fortemente disomogenea sul territorio e mostra una sostanziale stabilità nel tempo. Al primo posto si conferma nuovamente, il Friuli-Venezia Giulia (143,073), seguito dalla Provincia Autonoma di Bolzano (130,076) al 2° posto, e dall’Emilia-Romagna (129,924) al 3° posto. Su livelli elevati si collocano anche la Valle d’Aosta (125,542) al 4° posto, la Lombardia (122,972) al 5° posto e l’Abruzzo (121,159) al 6° posto.
“La lettura dei dati ci restituisce la fotografia di un Paese in cui la maternità resta ancora uno dei principali fattori di disuguaglianza. Viviamo in un sistema che continua a scaricare i costi della genitorialità in modo sproporzionato sulle donne, come il rapporto Le Equilibriste denuncia da undici anni. Nel 2026 dobbiamo ancora rimarcare come la situazione delle madri in Italia sia addirittura peggiorata rispetto agli scorsi anni. Nonostante gli impegni annunciati, aumentano le dimissioni delle neomamme e, tra le madri più giovani, la maggior parte non studia, non lavora e non è inserita in percorsi di formazione” evidenzia Antonella Inverno, Responsabile Ricerca e Analisi Dati di Save the Children Italia.
La fotografia scattata dal rapporto sulla situazione italiana è in chiaroscuro. A fronte di una costante diminuzione delle nascite (nel 2025 se ne registrano circa 355 mila con una flessione del -3,9% in un anno) e un tasso di fecondità di 1,14 figli per donna, l’età media al parto raggiunge i 32,7 anni e le madri under 30 sono una minoranza esigua. Quasi una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni dichiara di non avere condizioni lavorative adeguate per avere un figlio.
Chi decide invece di avere un figlio subisce sul lavoro delle penalizzazioni, il 33% secondo quanto rilevato da Save The Children. In particolare a essere colpito è il salario: il 30% nel settore privato dopo la nascita di un figlio, mentre nel settore pubblico la penalizzazione è più contenuta (5%). Per le donne avere figli è inoltre associato a una minore occupazione lavorativa.
Se il 78,1% degli uomini tra i 25 e 54 anni senza figli è occupato, con una percentuale che si attesta al 92,8% tra i padri con almeno un figlio minore (92,9% per chi ne ha uno e 92,7% per chi ne ha due o più), per le donne della stessa fascia d’età la situazione è molto diversa: lavora il 68,7% tra quelle senza figli, ma la quota scende al 63,2% tra le madri con almeno un figlio minorenne (67% per chi ne ha uno e 58,8% con due o più). Il tasso di occupazione scende ancora per le madri con almeno un figlio in età prescolare (58,2%).
Il tasso di occupazione scende ancora per le madri con almeno un figlio in età prescolare (58,2%). Rispetto agli scorsi anni, a fronte di un incremento dell’occupazione, anche femminile, sono proprio le donne e in particolare le madri, a beneficiare di meno del trend positivo: tra le donne 25-54enni con almeno un figlio minore, l’occupazione nel 2025 rispetto al 2024 è aumentata dello 0,1%, mentre l’aumento è dello 0,9% per gli uomini nelle stesse condizioni.
Le differenze territoriali sono marcate: tra le madri 25-54enni con almeno un figlio minore il tasso di occupazione si attesta al 73,1% al Nord e 71% al Centro, mentre nel Sud e isole scende al 45,7%. Un fattore di protezione risulta essere il titolo di studio: tra le madri con figli minori il tasso di occupazione cresce in modo netto per le più istruite, dal 37,7% tra le donne con al massimo la licenza media, al 62,8% tra le diplomate, fino all’85,4% tra le laureate.
Le donne che lavorano, devono spesso accettare il part-time: ne fanno ricorso il 32,6% delle donne 25-54enni con almeno un figlio minore (di cui l’11,7% è part-time involontario), contro il 3,5% dei padri nella stessa condizione. In aumento la quota di donne occupate con contratti a termine da almeno 5 anni (da 17,4% a 19,1%)[8].
“Per sostenere davvero la genitorialità è fondamentale adottare politiche strutturali, fondate su interventi integrati: occupazione stabile, servizi per l’infanzia accessibili e di qualità, adeguati strumenti di sostegno economico e percorsi di autonomia abitativa per le giovani generazioni. Serve rafforzare un welfare coerente e coordinato lungo tutto l’arco della vita, insieme a un’organizzazione del lavoro compatibile con le responsabilità familiari”, afferma Giorgia D’Errico, Direttrice Affari pubblici e Relazioni istituzionali di Save the Children, sottolineando come “la condivisione della cura rappresenti una leva decisiva per ridurre le disuguaglianze di genere e rendere sostenibile la maternità. In questa direzione, è fondamentale riformare il sistema dei congedi per garantire una reale equità tra genitori, introducendo congedi paritari come diritto individuale. Allo stesso tempo, va potenziato il sistema educativo 0-6, assicurando servizi di qualità omogenei su tutto il territorio, continuità tra nidi, scuole dell’infanzia e percorsi scolastici successivi, e una piena integrazione con i servizi del territorio”.
