“Non potevo permettermi di stare male”: così una rete di solidarietà ha aiutato una studentessa a curarsi

Una studentessa internazionale senza copertura sanitaria rinuncia al ricovero. A salvarla è stata l'Associazione Diritto alla Salute, parrocchia e comunità valdostana.
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Sanità

“Tutto è cominciato a febbraio, quando, tornata da un viaggio, mi sentivo i piedi gonfi. Dopo una settimana i piedi si gonfiavano sempre di più e mi sentivo sempre peggio. Avevo bisogna di assistenza medica e ho trovato l’associazione Diritto alla salute”. Inizia così la vicenda di Pauline, nome di fantasia, la giovane studentessa internazionale dell’Università della Valle d’Aosta che si è trovata a fare i conti con i problemi dei sistemi di assicurazione sanitaria per studenti extra Ue.

“Una sera stavo molto male e ho chiamato il Das. Ho lasciato un messaggio in segreteria e la mattina successiva sono stata richiamata dalla dottoressa Modesti” ricorda.

L’ambulatorio a cui fa riferimento Pauline è quello di Diritto Alla Salute, un’associazione apolitica e apartitica attiva sul territorio valdostano dal 2025. A farne parte un gruppo di volontari, principalmente pensionati, che mettono a disposizione la loro esperienza a servizio delle persone più fragili. Tra le diverse professionalità 39 medici, infermieri, commercialisti, un assistente sociale, un informatico e un collegamento con la Caritas. I loro ambulatori sono aperti due volte a settimana: il mercoledì e il venerdì pomeriggio, dalle 16.30 alle 18.30, presso il consultorio familiare di Pont Suaz, a Charvensod (Frazione Pont Suaz 22). Hanno anche una mail, dirittoallasalutevda@gmail.com e un telefono fisso attivo 24h, al numero 375 6871911, a cui si può chiamare o lasciare un messaggio in segreteria telefonica in caso di necessità.

Così ha fatto Pauline. “Quando sono entrata in servizio ho trovato il messaggio di una giovane universitaria di origine non italiana che mi chiedeva aiuto perché aveva del gonfiore nei piedi e non aveva un medico a cui fare riferimento. Le ho fatto un’intervista telefonica, mi ha detto che aveva un’assicurazione sanitaria scaduta e non sapeva come fare. Le ho detto che ero disponibile a riceverla in ambulatorio” racconta la dottoressa Sabina Modesti. “Quando è arrivata qui ho visto che la situazione era più importante del previsto e ho agito secondo un interesse di natura medica. L’ho portata in pronto soccorso”.

“Quando sono stata visitata lì, mi hanno portato da firmare una serie di fogli. Io li ho firmati di fretta, perché avevo urgenza di fare gli esami, ma non avevo capito di cosa si trattava” ricorda Pauline. Erano i documenti che attestavano che avrebbe dovuto pagare i servizi delle visite e degli esami che le venivano somministrati.

“Ho aspettato la notte e la mattina mi ha visitata la nefrologa. Mi ha detto che avevo necessità di essere ricoverata. A quel punto ho capito che non mi potevo permettere quelle spese e ho firmato il rifiuto del ricovero”.

Pauline scopre che il costo dell’iscrizione al Servizio sanitario nazionale per studenti internazionali non Ue è di 700 euro. La ragazza ricorda che fino a pochi anni fa per gli studenti internazionali con visto di studio il costo per l’iscrizione al Ssn era di 149 euro mentre quello attuale è quasi quadruplicato. Una cifra che lei, come studentessa a tempo pieno iscritta a due corsi di laurea in contemporanea, non può permettersi. Ha chiesto subito aiuto alla dottoressa Modesti.

“Pauline mi ha chiamato molto agitata il mattino seguente. Avevano verificato che non era iscritta al Ssn e doveva pagare sia il ricovero sia gli esami. Mi sono subito mossa per capire come intervenire in questa situazione” spiega Sabina Modesti “si è attivata subito una rete. Con i colleghi abbiamo cercato di provare a vedere se si potesse riconoscere come straniera in temporanea presenza, abbiamo chiesto aiuto al Pua, abbiamo chiamato la questura. Ma lei era una studentessa con permesso di soggiorno residente ad Aosta e non ci siamo riusciti. Abbiamo allora provato a cercare dei fondi”.

Nel frattempo Pauline è stata riportata nello studendato in cui viveva e monitorata sul suo stato di salute.

“A questo punto mi è venuto in mente che potevo provare a chiedere un aiuto alla Chiesa che frequento” afferma la ragazza “Mi sono rivolta al vic eparroco di Saint-Martin: in due giorni la comunità ha raccolto la cifra necessaria per aiutarmi e ho potuto effettuare il ricovero”.

Il supporto della comunità

Grazie ai soldi ricevuti dalla comunità, Pauline ha potuto effettuare il processo di iscrizione al Ssn. “Non è stato facile” ricorda Sabina Modesti che l’ha accompagnata durante il percorso. “Siamo andate all’Agenzia delle Entrate, poi alle Poste a versare la somma, poi in via Guido Rey e siamo riuscite a iscriverla al sistema sanitario e a farle scegliere un medico di base. A quel punto è stato possibile il ricovero. Adesso Pauline sta bene, ha continuato a fare visite ed esami e può tornare alla sua vita”.

Una storia a lieto fine resa possibile solo grazie alla rete di solidarietà e supporto che ha circondato la ragazza: dai professionisti del Das, alla nefrologa che l’ha supportata in ospedale, alla rete di contatti e alla comunità parrocchiale.

La dottoressa Modesti ha fatto presente questa situazione all’assemblea dell’associazione di cui fa parte, in modo da permettere a tutti i colleghi di essere aggiornati su questi passaggi. Ricorda che il servizio del Das è gratuito e aperto alle persone in difficoltà economica e alle persone che hanno necessità di visite e si trovano senza copertura medica.

L’ambulatorio Diritto alla Salute e la rete che si è attivata per Pauline sono un esempio concreto di sanità solidale e volontariato attivo, capace di colmare un vuoto sociale e offrire dignità e cure a chi, per ragioni diverse, rischia di restare ai margini.

Una rete di solidarietà Diritto alla salute ()
Una rete di solidarietà: Diritto alla salute

3 risposte

  1. La salute delle persone è solo un grande business. Io, cittadino italiano e cittadino UE, pago le tasse per la sanità. Le pago per me e anche per chi non è cittadino, ma ha bisogno di cure. Non è una questione di soldi. È una questione di umanità. Chi fa firmare fogli, con importi da pagare ad una persona in stato di gravità per salute, è meschino e disumano. I costi di ricovero e degenza sono gonfiati di proposito. Certe analisi non possono avere costi così esorbitanti e i tempi di evasione delle visite mediche non devono essere così lunghi. Non ci sono scuse. Sappiamo che ritardi e costi si impongono solo per favorire le strutture private a pagamento, è ovvio.
    Le cure mediche non si devono negare a nessuno. Le cure mediche devono essere gratuite per chi non può permettersele. Paghiamo anche per loro. Io pago anche per loro.

    1. Chi fa firmare fogli, in attuazione di leggi e norme, svolge solo il proprio lavoro, in modo professionale, difatti nessuna prestazione salvavita è mai stata negata per questi motivi.
      Se ci sono leggi o norme che hanno delle falle da sistemare, bisogna farlo presente al legislatore, che provvederà a modificarle.

      1. Io non do la colpa all’infermiere o all’amministrativo che deve far firmare il foglio, sia chiaro. Io do la colpa al sistema che lo impone. Sei al pronto soccorso, magari sotto shock, con dolore e altri sintomi gravi… devi firmare un foglio che ti vincola al pagamento. Questo è brutale! Disumano. Mi fa schifo solo a pensare che esistano situazioni del genere. Questa è una violazione dei diritti del malato.
        So di essermi spiegato benissimo.

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