Negli sport da combattimento, quello del cutman è un ruolo un po’ nell’ombra – anzi, nell’angolo – ma di grande responsabilità: sbagliare una medicazione, non riuscire a chiudere una ferita può influenzare negativamente l’atleta o, peggio ancora, portarlo al ritiro. Per questo l’esperienza di Fabio Impieri come cutman durante l’assegnazione del titolo italiano welter di pugilato ha un significato importante.
Il valdostano lo scorso sabato 30 maggio era all’angolo di Christopher Sanfilippo del team Lionheart, che a Olgiate Comasco è uscito sconfitto ai punti da Ivan Guarnieri dopo 10 riprese: “Purtroppo non siamo riusciti a vincere il titolo italiano, c’è un po’ di amarezza perché Sanfilippo giocava in casa ma ha incontrato dall’altra parte un pugile molto coriaceo”, racconta Fabio Impieri. “Per me è stata un’ottima esperienza, il massimo a cui potevo ambire nella mia breve carriera”.
Il cutman – figura presente solo nel pugilato professionistico – deve innanzitutto fasciare le mani del proprio atleta prima che indossi i guanti, un’operazione che viene certificata e firmata da un funzionario. Poi, nei 60 secondi tra un round e l’altro, deve controllare la salute dell’atleta: “Bisogna mettere la vaselina sul viso perché limita l’attrito dei guantoni, in questo caso da 8 once quindi poco imbottiti, e quindi diminuisce il rischio di tagli. Sabato ho dovuto tamponare un grosso ematoma sullo zigomo e sull’occhio di Sanfilippo, usando ghiaccio e i ferri per rimarginarlo, ma per fortuna non ci sono stati tagli pesanti. L’obiettivo del cutman è di portare l’atleta fino alla fine”.

Fabio Impieri, atleta lui stesso e anche nel giro dell’harpastum, il calcio antico romano, che sta per tornare al combattimento dopo una brutta frattura, è fratello di Matteo, pugile professionista con cui dovrebbe tornare sul ring a luglio con l’obiettivo del titolo italiano superpiuma e con cui aveva iniziato la sua esperienza da cutman.
“Ho preso il brevetto un annetto fa dopo un corso con uno dei migliori cutman, Federico Catizone, che è nel giro mondiale. Sanfilippo mi ha conosciuto perché lavoravo con mio fratello e con il mio team Impieri e vedeva cosa facevo. Abbiamo fatto qualche match di prova e ora collaboro con il Team Lionheart, approdando al match valido per il titolo italiano. Voglio fare più esperienza possibile per farmi trovare sempre pronto a tutti i livelli”.






