La fame come arma di guerra, il ruolo dell’informazione e le sfide poste dall’intelligenza artificiale. Sono stati questi alcuni dei temi al centro della conferenza Taccuino di un mondo affamato, che si è svolta nel pomeriggio di oggi, domenica 28 giugno, al Forte di Bard, con protagonista la giornalista Giovanna Botteri. L’incontro ha rappresentato l’ultimo appuntamento di approfondimento collegato alla mostra fotografica Nutrire il Mondo. La sfida globale dell’alimentazione, promossa dal Forte e dall’Agence France-Presse e visitabile fino al 19 luglio.
Ad aprire l’incontro è stata la presidente dell’associazione del Forte, Ornella Badery, seguita dall’introduzione di Sabrina Rossi Montegrandi, director of Business Development Italy-Malta-Turkey di Agence France-Presse e curatrice della mostra. La conferenza si è poi sviluppata come un dialogo tra Rossi Montegrandi e Botteri, che hanno affrontato alcuni dei principali temi legati al rapporto tra alimentazione, conflitti e diritti.
Il cibo come strumento di guerra
Rispondendo alle domande della curatrice, Giovanna Botteri ha ricordato come, nel corso della storia, il controllo del cibo sia stato utilizzato come mezzo per indebolire intere popolazioni.
“La guerra si vince affamando il nemico”, ha affermato, sottolineando come ancora oggi i nutrimenti vengano impiegati come strumento di pressione nei conflitti contemporanei.
La giornalista ha poi esteso la riflessione ai modelli alimentari delle società occidentali, osservando come convivano spreco alimentare e malnutrizione. “Il nemico si affama, il povero si sfama, ma con il cibo cattivo, quello che non fa bene”, ha detto, con un’analisi sulla sempre più diffusa dipendenza dal cibo cattivo e distanza dall’alimentazione sana.
Secondo Botteri, il cibo può rappresentare anche uno strumento di dialogo e cooperazione. “La pace nei popoli si fa costruendo i ponti per portare cibo e non mandando i B-52 a bombardare gli stabilimenti petroliferi”, ha aggiunto.

Dal caporalato all’intelligenza artificiale
Tra gli argomenti affrontati, anche lo sfruttamento del lavoro agricolo, con un riferimento alla baraccopoli di Borgo Mezzanone, nel foggiano, dove vivono molti lavoratori impiegati nella raccolta dei pomodori.
Botteri ha riflettuto inoltre sul tema dell’immigrazione, ricordando come l’Italia abbia conosciuto in passato una forte emigrazione verso l’estero. “Abbiamo dimenticato qual è la nostra missione”, ha osservato, aggiungendo che “possiamo rivendicare la nostra tradizione, quella dell’amore per il cibo e il rispetto per la terra, con la quale è possibile incontrare altre persone con altre tradizioni per fare qualcosa di più forte e di più importante”.
Un altro tema della conferenza è stato l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla società e sulle abitudini quotidiane. Secondo la giornalista, le nuove tecnologie possono offrire opportunità importanti, purché vengano utilizzate in modo consapevole.
“Il problema grande della tecnologia è imparare a usarla e non farsi usare”, ha spiegato. Il tempo risparmiato grazie all’innovazione, ha aggiunto, dovrebbe trasformarsi in tempo ben speso. Botteri ha quindi sottolineato come il modello americano abbia introdotto un’idea di società dedita al lavoro, dove la tecnologia ci fa risparmiare tempo da impiegare nel lavoro. “La tavola e il cibo sono un momento significativo, un’idea di vita, di famiglia e dello stare insieme. Che cosa vogliamo dalla tecnologia, che viva al posto nostro?”. La consapevolezza diventa dunque la chiave nell’utilizzo di questi strumenti, per questo, ha concluso, “non dobbiamo avere paura dell’intelligenza artificiale”.

Informazione, ricerca e partecipazione
Durante l’incontro ampio spazio è stato dedicato alle domande dei presenti, che hanno sollevato tematiche quali la difficoltà nel trovare un’informazione neutra e completa, il conflitto nella Striscia di Gaza e il consumo energetico dell’intelligenza artificiale.
“Il controllo dell’opinione pubblica si esercita attraverso l’informazione”, ha detto Botteri, osservando come gli strumenti di propaganda siano oggi sempre più sofisticati. Per questo, ha invitato il pubblico a sviluppare un approccio critico nei confronti delle notizie: “Non bisogna contestare idee e opinioni diverse, ma contestarne le fonti”.
Rispondendo a una domanda sull’uso del termine ‘genocidio’ per descrivere quanto accade a Gaza, la giornalista ha osservato che “chiamalo come vuoi, ciò che è stato fatto resta”, sottolineando l’importanza di attribuire le responsabilità in modo corretto e garantire un giusto processo. Sabrina Rossi ha invece ricordato come ai giornalisti sia stato impedito l’accesso diretto alla Striscia, definendo questa circostanza una grave limitazione al diritto di informare.
Parlando delle tecnologie digitali, Botteri ha ribadito la propria fiducia nella ricerca scientifica, ritenendo che l’innovazione possa contribuire nel tempo a ridurre l’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale. “Il problema è politico: bisogna crederci e investire nella tecnologia e nella ricerca”, ha affermato, auspicando “un futuro con più acqua, più cibo e più terra per tutti”.
Nel confronto con il pubblico è emerso anche il tema del ruolo dei cittadini. “C’è sempre qualcosa che possiamo fare”, ha affermato Botteri, invitando a recuperare partecipazione e senso civico. “Bisogna cominciare con le piccole cose, riprenderci il nostro spazio di cittadini”.
Rossi ha invece invitato il pubblico a “continuare a essere curiosi, fare domande e rompere le scatole”, indicando nella partecipazione attiva uno degli strumenti fondamentali per difendere l’informazione.
“Il cambiamento avviene soltanto quando noi ci siamo dentro, quando ci riprendiamo il nostro diritto alla libertà, alla democrazia e all’informazione”, ha concluso la Botteri.
