A 161 anni dalla prima salita, arriva lo stop alle ascensioni sul Cervino dal versante svizzero

Le alte temperature aumentano il rischio di caduta pietre sul versante svizzero del Cervino. Le guide di Zermatt sospendono le salite, mentre sul versante italiano resta alta l’attenzione.
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Montagna

Era il 14 luglio del 1865 quando la cordata guidata dall’alpinista inglese Edward Whymper conquistò la vetta del Cervino. Un’ascesa che, ponendo fine all’epoca d’oro dell’alpinismo, si concluse però in una tragedia, con la morte di quattro dei sette membri della spedizione. 

Nel corso dei 161 anni che ci separano da quel lontano 14 luglio, la montagna più difficile da raggiungere tra tutti i quattromila delle Alpi è cambiata profondamente. Il motivo ha un nome ben preciso e si chiama cambiamento climatico. 

È spesso sua la firma dietro ai gravi incidenti degli ultimi anni, culminati con quello di domenica 12 luglio sul versante svizzero. Tre giorni fa, a perdere la vita sono stati due alpinisti, precipitati proprio da quella stessa cresta dell’Hörnli da cui Whymper e i suoi non tornarono mai. 

L’incidente, le cui cause non sono sono state ancora accertate, arriva dopo una presa di posizione importante da parte delle guide alpine svizzere, attuata proprio per limitare gli incidenti. Con una comunicazione trasmessa giovedì 9 luglio, avevano infatti reso nota la loro decisione di sospendere gli accompagnamenti di nuovi clienti.

Secondo le guide di Zermatt, infatti, le condizioni climatiche attuali sono diventate troppo pericolose. Le alte temperature hanno accelerato la fusione della neve che ricopriva alcuni tratti della montagna e contribuiva a trattenere le pietre. La roccia risulta così più instabile, con un aumento del rischio di scariche lungo la via di salita.

Se la presa di posizione elvetica dà uno scossone all’opinione pubblica ma anche all’economia legata al Matterhorn, sul versante italiano invece la situazione per ora non è così allarmante.

Il versante svizzero del Cervino visto da Zermatt
Il versante svizzero del Cervino visto da Zermatt

“La cresta di salita da noi è diversa”, spiega il presidente delle guide del Cervino Laurent Nicoletta. “In Svizzera il problema è nell’ultimo tratto, dove negli ultimi anni si è fusa la neve che tratteneva le pietre, rendendo pericolosa la salita. Da noi invece già da anni non c’è più neve e l’ultimo lembo ormai sta scomparendo. La cresta quindi è più pulita e non abbiamo crolli diretti, anche se ovviamente il rialzo termico intacca il permafrost in profondità, imponendo sempre la massima attenzione. Siamo più protetti, ma al primo allarme rallenteremo”. 

La differenza tra i due versanti la fanno anche i numeri. La decisione delle guide svizzere è infatti legata anche all’esigenza di contenere le ascensioni, che nel tempo hanno reso il Cervino una meta turistica frequentata ogni giorno da centinaia di persone. D’ora in poi, le guide si riservano di accompagnare, in via eccezionale, solo le persone di cui conoscono l’affidabilità e l’esperienza. 

Il flusso di gente sul lato italiano, invece, è nettamente minore. “L’Hörnli ha una capacità di centinaia di persone”, spiega Nicoletta, “mentre la Capanna Carrel da noi ne può ospitare al massimo venti o trenta, rendendo tutto più gestibile”. 

Anche sul lato italiano, comunque, gli effetti del cambiamento climatico sono evidenti, a partire dalle trasformazioni che hanno determinato nel calendario di salita. “Negli ultimi anni si è anticipata la stagione”, aggiunge Nicoletta, “che solitamente iniziava a fine luglio o inizio agosto. Per i nostri nonni, il periodo ideale cadeva tra agosto e settembre, perché a luglio normalmente c’era la neve. Ovviamente adesso è tutto anticipato per l’ambiente secco, anche se, rispetto alla Svizzera, la nostra via prende il sole più tardi, nel pomeriggio, mentre al mattino abbiamo la fortuna di poter salire all’ombra”. 

Considerate le condizioni, quindi, il messaggio è anche da parte delle guide del Cervino quello di affrontare la salita a patto di avere un’adeguata preparazione. “Chi affronta il Cervino deve avere esperienza”, avverte il presidente. “Ogni anno ci sono morti sul Cervino e non tutte sono legate al cambiamento climatico. Purtroppo, c’è ancora qualcuno che si improvvisa“. 

La capanna Carrel, sul Monte Cervino

A scongiurare in parte questo rischio è la prenotazione obbligatoria alla Capanna Carrel, il punto di appoggio alpino più alto sul versante italiano del Cervino, situato a 3.830 metri lungo la via normale della Cresta del Leone. 

Dal 4 luglio abbiamo riaperto il vecchio bivacco, che dovrà essere demolito entro l’anno. A breve, invece, l’apertura della nuova Capanna ci consentirà di limitare ulteriormente l’accesso, perché avrà solo 25 posti letto”, conclude Nicoletta, con un messaggio chiaro. “Questo mostra che il nostro obiettivo non è quello di fare business, ma di controllare al massimo l’accesso alla montagna per motivi di sicurezza”.

modellazione capanna carrel
Modellazione Capanna Carrel

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