Autovelox, la riforma che ha spento… degli apparecchi già disattivati?

A seguito della firma del decreto sulle procedure di omologazione degli autovelox, il Ministero dei trasporti ha annunciato lo spegnimento di quattro dispositivi in Valle d’Aosta. I Comuni interessati, però, dicono di non averne notizia.
Autovelox.
Cronaca

Fortemente voluta da Matteo Salvini fin dal suo insediamento al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nell’ottobre 2022, la riforma autovelox è giunta a compimento lo scorso 9 giugno. In quella data, infatti, il titolare del dicastero ha firmato il decreto che “definisce le procedure di omologazione, di verifica e di taratura iniziali e periodiche dei dispositivi” per l’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità lungo le strade del Paese.

Un percorso iniziato anni fa

L’intento dichiarato da Salvini? “Garantire la massima sicurezza sulle strade, senza però che il controllo si trasformi in pretesto per fare cassa a spese dei cittadini”. L’atto di inizio giugno, in verità, è il culmine di un percorso, che vede un momento scatenante in un’ordinanza, emessa nell’aprile 2024, dalla Corte di Cassazione.

In essa si afferma un principio dagli effetti deflagranti: approvazione e omologazione dei dispositivi di rilevamento non sono la stessa cosa. In particolare, sanciscono i giudici, il Codice della strada richiede l’omologazione. Pertanto, è la lettura della Corte, un autovelox semplicemente approvato non è sufficiente a fondare la validità della sanzione.

Il risultato, complice anche l’atavica allergia degli automobilisti italiani all’ammissione di responsabilità, è l’esplosione di ricorsi in tutta Italia. Poco dopo, al mosaico riformista intrapreso dal Ministero si aggiunge un altro tassello. Nel giugno 2024 entra in vigore il decreto interminsteriale MIT-Interno sulla collocazione dei dispositivi di rilevamento, provvedimento emanato con l’intento di combattere le “multe selvagge”.

L’atto interviene soprattutto su dove possano essere installati gli autovelox, stabilendo la distanza minima tra due postazioni (così come tra il cartello di preavviso e il dispositivo), ma soprattutto il divieto di installazione su strade con limiti artificialmente troppo bassi rispetto alla categoria dell’arteria. Di fatto, viene limitata la discrezionalità degli enti locali nell’utilizzo dei rilevatori.

I primi (auto)spegnimenti

L’effetto combinato dalla pronuncia della Suprema Corte e del decreto interministeriale è che numerose autorità amministrative, in particolare Giudici di pace, iniziano ad annullare verbali. Visti i dubbi interpretativi, numerosi comuni spengono precauzionalmente alcuni impianti. Si tratta soprattutto delle “colonnine arancioni” in cui veniva occultato il rilevatore, per cui gli enti si rivolgevano spesso a società esterne. A quanto è dato capire, vengono disattivate praticamente in tutta la Valle d’Aosta.

Nel 2025, il Ministero dei trasporti prosegue il percorso di riforma, avviando un censimento nazionale degli autovelox. Gli enti sono chiamati a registrare il modello, l’anno di approvazione, la documentazione tecnica e le caratteristiche dell’apparecchio in uso. L’obiettivo dell’indagine è anche capire quanti dispositivi possano rientrare automaticamente nella nuova disciplina.

Tra fine 2025 e inizio 2026, è predisposto uno schema del decreto di completamento del percorso. Viene notificato anche alla Commissione europea, trattandosi di norme tecniche sui dispositivi di misurazione. Si arriva così allo scorso 9 giugno, quando il ministro Salvini firma l’atto. E’ in vigore dal 12 luglio e l’effetto immediato è che 2.593 dispositivi in Italia risultano immediatamente utilizzabili, mentre 712 autovelox “sono stati spenti”.

Il “bollettino” degli spegnimenti

E’ su questi ultimi che la narrazione del Ministero si concentra nelle ultime settimane. Comunicati stampa su base regionale e un elenco, sul sito web istituzionale, per raccontare, giorno dopo giorno, quanti apparecchi (e dove) sono stati spenti nel Paese, perché non conformi alle nuove norme. Il 18 luglio scorso, per esempio, l’Ufficio stampa del MIT fa sapere che “dopo l’entrata in vigore della riforma autovelox”, nella “Regione Valle d’Aosta sono stati spenti 4 dispositivi”.

Dall’elenco sul sito del Ministero, aggiornato anch’egli al 18 luglio, quasi un “bollettino di guerra” degli autovelox eliminati dalla rete di rilevazione, si scopre che in Val d’Aosta (sic!) le località interessate dalle disattivazioni sono: Aosta, Courmayeur, Saint-Christophe e Challand-Saint-Victor. Capire cosa abbiano riguardato gli spegnimenti con gli enti interessati, però, allontana dalla certezza ostentata dal dicastero ai trasporti.

Le risposte dei Comuni

“I rilevatori nel nostro comune – spiega il sindaco di Courmayeur, Roberto Rota – sono stati spenti all’emergere dei primi dubbi sull’omologazione, almeno – se non oltre – un anno fa. Non avendoli più attivi, è stato chiuso il contratto con la società che li forniva”. Nel paese ai piedi del Monte Bianco, continua il primo cittadino, sono rimaste posizionate le colonnine arancioni e “la volontà è di riattivare il rilevamento”, affidandosi “a un’azienda che possa fornire apparati omologati”. Ad oggi, tuttavia, “nulla è stato ricevuto dal Ministero rispetto allo spegnimento di un dispositivo”.

Anche a Saint-Christophe, altro Comune nella lista del MIT, come conferma Corrado Giachino, vicesindaco con delega alla viabilità, i rilevatori sono stati “spenti da quando si è posto il tema sui criteri di omologazione”. Il paese alle porte di Aosta, come Gressan, non aveva peraltro fatto mistero dello spegnimento, a seguito dell’entrata in vigore della revisione del Codice della strada, nel 2025 . Saint-Christophe, per i rilevatori, si era affidato a una società esterna e, “siccome vogliamo comunque riattivare l’accertamento”, sarà ad essa che l’ente si rivolgerà affinché “fornisca macchine rispondenti” ai criteri stabiliti dal recente decreto.

A Challand-Saint-Victor, nella Val d’Ayas, interpellato in merito il sindaco Michel Savin risponde che, “ad oggi, non ci risulta uno spegnimento che riguardi il nostro comune”. Relativamente ad Aosta, infine, la rilevazione (anche qui diradata nel tempo dal sorgere dei dubbi interpretativi e rischi accresciuti di contenzioso) non è affidata a soggetti esterni, ma effettuata dalla Polizia locale, attraverso un’apparecchiatura mobile in dotazione (posizionata, di volta in volta, all’interno delle colonnine su strada), ma – spiegano dal Comando – è sempre avvenuto “con contestazione immediata della violazione da parte di una pattuglia”.

I Telelaser non omologati

L’elenco delle apparecchiature del Corpo include anche un Telelaser (una “pistola” da puntare sul mezzo in movimento, per leggerne la velocità), non più in uso perché risultato non omologato. Nulla comunque, dicono negli uffici di via Mont Emilius, è arrivato dal Ministero su uno spegnimento.  A consultare il portale del Ministero sul censimento dei dispositivi, il Telelaser è lo stesso tipo di apparecchiatura di cui risulta fornita la Polizia locale di Courmayeur. Anche a Challand- Saint-Victor è censito, senza dettagli, un apparecchio della Polizia locale. Che lo “spegnimento” vada inteso come definitiva impossibilità di utilizzare, da qui in avanti, proprio quei dispositivi? Il fatto che per Saint-Christophe il censimento comprenda solo le colonnine a noleggio, certificando la sospensione ad aprile 2025 del servizio, pare suffragare l’ipotesi.

Un tentativo di capire di più sugli apparati “tagliati fuori” dal nuovo decreto, andando direttamente alla fonte, attraverso una e-mail al Ministero (inviata nella mattinata dell’altro ieri martedì 28 luglio), ad oggi non ha ottenuto risposta. Comunque sia, la sensazione è che lo “spegnimento” annunciato dal Mit vada piuttosto inteso come una “disattivazione definitiva” (salvo l’ottenimento di una nuova omologazione) di apparecchiature obsolete, o non conformi, e che riguardi situazioni risalenti nel tempo, di cui gli enti erano coscienti, e non apparecchiature in esercizio a cui il decreto ha “staccato la spina”.

Alla luce di tutto ciò, vien spontaneo chiedersi, tornando al comunicato ministeriale sullo spegnimento, se i 12 dispositivi che “risultano omologati” in Valle d’Aosta siano effettivamente esistenti, attivi (e dove), ma questa è una risposta che appare già meno ardua: si può scommettere che la scopriranno gli automobilisti.

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