Il Cairo, 4 feb. (Adnkronos/Aki) – Il presidente egiziano, Hosni Mubarak, per i prossimi mesi resterà in carica solo formalmente. Secondo la televisione ‘al-Arabiya’, il suo vice Omar Suleiman ha accettato alcune delle proposte avanzate dal ‘Comitato dei saggi’, che ha tenuto una riunione con l’ex capo dei servizi segreti egiziani. Il premier egiziano Ahmed Shafiq, in un’intervista alla tv satellitare ‘al-Arabiya’, ha spiegato che “ènecessario che il presidente Hosni Muibarak resti capo dello Stato per ragioni legali”.
Nella trattativa i ‘saggi’ hanno assicurato che il movimento islamico dei Fratelli Musulmani non presenterà un loro candidato alle prossime presidenziali. Il Comitato ha chiesto che venga garantita l’incolumità a tutti i manifestanti e che si formi un governo tecnico che guidi il Paese fino al voto.
L’ex ufficiale dell’esercito Mohammed Badr, considerato uno dei leader della rivolta di piazza Tahrir, ha detto alla tv araba ‘al-Jazeera’ di essere “d’accordo con le proposte avanzate dal ‘Comitato dei saggi'” a patto che “Hosni Mubarak se ne vada”.
Secondo quanto spiega ‘al-Arabiya’, l’idea di mantenere Mubarak come presidente pro-forma è emersa dopo che è stata studiata l’ipotesi di passare alcune importanti deleghe, prerogativa del capo di Stato, al vice presidente, che di fatto potrebbe traghettare il paese nella transizione verso la democrazia. Un’eventualità, quella del passaggio delle deleghe, peraltro esclusa dal premier egiziano Ahmed Shafiq. “Non credo – ha detto – che Mubarak accetterà di passare le sue deleghe al vice presidente Omar Suleiman”.
E, mentre non si fermano le proteste al Cairo, è stato lanciato un appello corale dai sermoni del venerdì pronunciati nelle varie moschee d’Egitto. Un appello a mantenere la sicurezza del Paese, l’unità e la stabilità nonostante le divergenze tra i manifestanti in piazza Tahrir, nel centro del Cairo, e quelli pro-Mubarak.
Proprio in piazza decine di migliaia i manifestanti si sono riversati ancora per chiedere le dimissioni del presidente. I manifestanti antigovernativi hanno creato alcune postazioni agli ingressi della piazza per controllare l’identità di chi vi entra, con l’obiettivo di bloccare eventuali infiltrati della polizia o dei servizi di sicurezza. Sui documenti di identità egiziani, infatti, è indicata la professione del titolare.
Anche gli imam tra i manifestanti. “Quello che vogliamo è Mubarak vada via, vogliamo il cambiamento e le riforme” ha affermato una guida spirituale. “Alla protesta contro il regime partecipano cristiani e musulmani e noi vogliamo solo democrazia e giustizia”. La guida ha invitato a manifestare e a rimanere in piazza anche nei prossimi giorni: “Vi chiedo pazienza, non ascoltate chi vi chiede di tornare a casa”. Si è dimesso intanto dalla massima istituzione religiosa musulmana in Egitto, per unirsi ai manifestanti, anche Mohamed Refaa El-Tahtawy, portavoce ufficiale di Al-Azhar.
Cortei e manifestazioni contro il presidente egiziano sono in programma anche ad Alessandria, Luxor e Assiut per quella che è stata ribattezzata la ‘Giornata della cacciata’ di Mubarak. Nei giorni scorsi, dalla piazza e dai leader dell’opposizione, è arrivato al presidente un ultimatum: “Lasci subito il Paese o saremo noi a cacciarlo entro venerdì”. Ad Assiut è prevista anche una contromanifestazione dei sostenitori del capo dello Stato.
Continua anche il pressing Usa su Mubarak. Secondo il ‘New York Times’ l’amministrazione americana sarebbe impegnata in un negoziato con alcuni dirigenti egiziani per le immediate dimissioni di Mubarak e la consegna dei poteri a un governo di transizione. Secondo il piano Suleiman, con l’appoggio del capo delle forze armate egiziane Sami Enen e del maresciallo di campo Mohamed Tantawi, nuovo ministro della Difesa, dovrebbe avviare un processo di riforma costituzionale. Il Senato americano poi ha approvato all’unanimità una risoluzione che chiede a Mubarak di avviare immediatamente la transizione politica.
Dall’Ue i capi di Stato e di governo ribadiscono la necessità che si avvii “una transizione rapida e ordinata” verso “elezioni libere e giuste”. Da parte sua, il premier Berlusconi si augura “una continuità di governo nella transizione e auspico che avvenga una transizione democratica senza rotture con il presidente Mubarak, che tutto l’Occidente, Usa in testa, considerano un uomo saggio”.