Washington, 25 feb. (Adnkronos) – La Casa Bianca ha annunciato che sta procedendo con i piani per l’adozione di sanzioni unilaterali contro Tripoli in risposta alle violenze nel Paese. Il portavoce di Barack Obama, Jay Carney ha reso noto oggi che gli Stati Uniti stanno finalizzando questo processo. Washington al tempo stesso, ha detto, sta lavorando con i partner europei su sanzioni aggiuntive e altre azioni multilaterali che potrebbero essere adottate. Dopo aver annunciato le sanzioni, Carney ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero andare oltre. “I passi che metteremo in atto nel prossimo futuro non sono gli unici che siamo disposti a intraprendere se altri se ne rendessero necessari”, ha affermato. Secondo il portavoce, le sanzioni contro regimi come quello libico “hanno dimostrato di essere efficaci”. Quanto a Gheddafi, “la sua legittimità agli occhi del suo popolo si è ridotta a zero”.
Poche ore prima gli Stati Uniti avevano sospeso anche tutte le attività nella propria ambasciata in Libia, facendo evacuare tutti i dipendenti della propria sede diplomatica e i familiari.
Intanto un accordo è stato raggiunto anche dai Paesi dell’Unione Europea sulle sanzioni da imporre contro la Libia. Ad anticipare la notizia dell’intesa raggiunta sulle misure da prendere sono state fonti del ministero degli Esteri tedesco, precisando che la decisione formale sarà presa all’inizio della prossima settimana a Bruxelles. D’accordo anche l’Italia. “Chi ha compiuto questi atti così orribili non può essere evidentemente in nessun modo sostenuto dalla comunità internazionale e quindi neanche dall’Italia, ovviamente” ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, sottolineando che “l’Italia condivide l’opzione della adozione di sanzioni personali e patrimoniali mirate che dovessero essere proposte a livello europeo”.
D’altra parte il Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite ha chiesto oggi all’unanimità la sospensione della Libia dall’organismo e un’inchiesta sulle violazioni commesse dal regime di Gheddafi. Con una risoluzione, l’organismo dell’Onu, che conta 47 paesi membri, ha deciso di “inviare con urgenza una commissione di inchiesta indipendente, internazionale per indagare su tutte le presunte violazioni delle norme internazionali sui diritti umani in Libia”. La risoluzione “raccomanda inoltre all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, di fronte alla massicce e sistematiche violazioni dei diritti umani da parte delle autorità libiche” di considerare la sospensione del Paese dal Consiglio per i diritti umani, di cui fa parte dal maggio 2010.
E’ stato proprio durante la sessione speciale del Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite che si è dimesso il corpo diplomatico libico presso l’Onu di Ginevra. “Noi della delegazione libica abbiamo deciso di prestare il nostro servizio come rappresentanti del popolo libico e della loro voglia di libertà” ha detto uno dei diplomatici. “Noi rappresentiamo solo il popolo libico”.
Quella dell’Onu a Ginevra è solo l’ultima di una lunghissima lista di defezioni nella diplomazia di Tripoli da quando è cominciata la rivolta anti-Gheddafi, dopo i casi di Cina, Regno Unito, Polonia, India, Svezia, Indonesia, Marocco, Giordania e India.
Secondo quanto riferito all’ADNKRONOS da fonti diplomatiche a Bruxelles, la prima occasione utile per adottare le sanzioni contro il regime di Tripoli potrebbe essere la riunione dei ministri dei Trasporti, Infrastrutture ed Energia di lunedì. Diverse le opzioni in discussione: quella “meno controversa e più rapida”, secondo le fonti, è l’embargo sulle armi alla Libia su cui tutti sono d’accordo, poi ci sono le ipotesi di bando ai viaggi per le personalità del regime e di congelamento dei beni. Escluse, per il momento, le sanzioni economiche, cui è contrario “un fronte di Paesi più ampio”.
Rasmussen ha poi annunciato anche una riunione di emergenza della Nato a Bruxelles. “Chiaramente la priorità deve essere data all’evacuazione e, possibilmente, anche all’assistenza umanitaria”, ha spiegato il segretario generale della Nato.
Secondo il segretario generale della Nato, l’eventuale istituzione di una no fly zone sulla Libia avrebbe bisogno di un “chiaro mandato dell’Onu”. Rispondendo a una domanda riguardo alla possibilità che la Nato agisca in questa direzione, ha detto che “è troppo presto” per rilasciare commenti in proposito.
Ha allontanato l’ipotesi l’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune Catherine Ashton, in una conferenza stampa a Budapest. “L’imposizione di una no fly zone sulla Libia è stata oggetto di discussione tra gli Stati Uniti e alcuni stati membri dell’Ue, ma al momento è estremamente complicata da realizzare” ha detto Ashton. “Quel che dobbiamo fare deve essere invece efficace da subito per mettere sotto pressione le autorità libiche e fermare la violenza”, ha aggiunto.
La Commissione europea ha deciso lo stanziamento di tre milioni di euro di aiuti alla Libia e ai Paesi vicini per le prime necessità umanitarie. Questi fondi di emergenza serviranno intanto a fornire cibo e medicinali e altri beni di prima necessità per i cittadini libici e per i profughi che si stanno dirigendo verso Egitto e Tunisia per fuggire alle violenze.
Secondo i dati forniti da una portavoce della Commissione europea, finora dalla Libia sono stati rimpatriati ‘già 3.400 cittadini europei e si ritiene che ce ne siano ancora 3.600, di cui il 20% hanno doppia nazionalità’.