Napolitano: “Per il federalismo ci vuole tempo e pazienza, non una strategia a zig-zag”

La terza edizione del corso si è aperta questa mattina con un’ospite d’onore, il Presidente della Repubblica, che ha risposto alle domande dei giovani amministratori provenienti da tutta Italia.
Giorgio Napolitano alla Scuola per la Democrazia
Politica, Società

“Il mezzogiorno non può più attendere per uno sviluppo concreto, cosa si può fare per il Sud del Paese? Si trova a suo agio nei panni del Presidente della Repubblica? L’euro sopravvivrà alla crisi? Possiamo ancora credere nel Federalismo?”

La terza edizione della “Scuola per la democrazia”, si è aperta questa mattina con un’ospite d’onore, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha risposto alle domande dei giovani amministratori – in tutto 60, di cui 15 valdostani e 45 provenienti da numerose regioni italiane – scelti per partecipare al corso di alta formazione politica quest’anno dedicato alla messa in rete dei cittadini e dei governi territoriali per migliorare la qualità della democrazia locale.

“Restituire dignità al paese”
I lavori sono stati introdotti dal Presidente dell’associazione Italiadecide, Luciano Violante, che ha snocciolato un po’ di numeri sulla situazione della politica giovanile in Italia: “I giovani amministratori sotto i 35 anni sono circa 27 mila, poco più del 20% degli amministratori locali e sono presenti prevalentemente nei piccoli comuni: 500 sono sindaci, le donne rappresentano il 27%”.

Prima di passare al momento più atteso, quello del confronto tra il Presidente e i partecipanti, Violante ha quindi concluso con una riflessione dedicata soprattutto a questi ultimi: “Guardavo lei e poi i giovani presenti in sala. Tra le generazioni corre un filo che riguarda la storia del nostro paese: la sua ha restituito onore al Paese, la loro ha il compito di restituire una reputazione e una dignità che oggi sono offuscate”.

Il futuro del Federalismo
Non sono mancate le domande degli amministratori locali. Ad aprire le danze è stato Alex Foudon, consigliere a Verrayes e presidente Ancigiovane Valle d’Aosta, che in maniera diretta ha chiesto al Presidente: “Possiamo ancora credere nel Federalismo?”. Senza troppi giri di parole, Napolitano ha ammesso le difficoltà incontrate in questo complesso processo di trasformazione politica e amministrativa. “E’ vero, si fa fatica a realizzare il federalismo fiscale, ma ricordiamo che l’esempio Italiano è quasi unico: noi dobbiamo trasformare uno stato rigidamente affermato in uno stato federale. Ci vuole del tempo. Se si è data una rappresentazione miracolistica dell’applicazione del sistema, si è sbagliato. Ci vuole tenacia, costanza, determinazione: certo che se si procede a zig-zag…"

Cos’è la politica?
Subito dopo Foudon, l’onore di rivolgere una domanda al Presidente della Repubblica è toccato a Monica Meynet, consigliere di maggioranza a Valtournenche: “La politica è una vocazione, un lavoro o un’arte?”. Il Capo dello Stato, anche in questo caso, è stato molto chiaro. “La politica è tutte queste cose insieme, vocazione ma anche un lavoro, cultura e interessi, un armamentario fatto di tante cose. La politica è entusiasmante e soprattutto non è una cosa “sporca”. La competizione fa parte del gioco, quando però si diventa amministratori, bisogna sforzarsi di superare l’ottica ristretta di partenza, cioè quella di partito”.

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