La gita di quinta superiore è spesso uno dei momenti più attesi dagli studenti: per la 5B del Liceo economico sociale Regina Maria Adelaide di Aosta, però, il viaggio d’istruzione è diventato anche un’occasione di formazione civile e di riflessione sulla legalità. La classe ha scelto Palermo, rinunciando alle più tradizionali mete europee, per vivere un’esperienza legata alla cittadinanza attiva e alla memoria delle vittime di mafia. La proposta didattica è stata elaborata dall’associazione Libera, attraverso il progetto “Il g(i)usto di viaggiare”, che promuove un turismo responsabile e consapevole, destinando parte del ricavato alle realtà impegnate nella promozione della legalità.
Ad accompagnare gli studenti nei cinque giorni trascorsi nel capoluogo siciliano è stata una mediatrice culturale dell’agenzia Palma Nana, che li ha guidati nei luoghi simbolo della lotta alla mafia e in alcune esperienze di cittadinanza attiva. “Osservando l’albero della pace di Via D’Amelio – spiegano i ragazzi – abbiamo percepito la grande coesione sociale che si è creata intorno alle figure di Borsellino e della sua scorta. Il racconto della guida ci ha fatto immergere negli attimi più drammatici per la lotta alla mafia. Grazie a lei abbiamo compreso l’importanza non solo di ricordare quello che il magistrato fece, ma anche del sacrificio della sua scorta. In seguito, durante la visita ai resti della casa natale di Falcone, abbiamo ascoltato la testimonianza della nostra guida, cresciuta a Brancaccio, quartiere di Don Pino Puglisi, che ci ha raccontato la sua “botta di culo”: come abbia avuto la possibilità di studiare e diventare una portavoce di legalità, mentre i giovani lasciati soli si perdano, fornendo braccia alla criminalità organizzata. Ci ha soprattutto invitati a riflettere sulla nostra personale fortuna e su come intendiamo investirla.”
Dal percorso è emersa una consapevolezza centrale: le figure della lotta alla mafia non sono eroi irraggiungibili, ma persone che hanno svolto il proprio lavoro con coerenza, responsabilità e senso dello Stato. Il filo conduttore del viaggio è stato il valore dell’azione collettiva. Gli studenti hanno approfondito anche l’esperienza del movimento Addiopizzo, nato nel 2004 dall’iniziativa di giovani che decisero di ribellarsi al pagamento del pizzo, tappezzando Palermo con la frase “un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità” e raccogliendo 3500 firme di cittadini e l’adesione di 30 attività commerciali. Un esempio di mobilitazione condivisa che, proprio perché collettiva, ha saputo ridurre l’esposizione dei singoli, a differenza di quanto accaduto a figure come Libero Grassi.
Il viaggio ha poi portato la classe anche fuori Palermo, nella Riserva dello Zingaro, letta come esempio di difesa dell’ambiente da parte della cittadinanza. “Nei dintorni di Palermo – raccontano gli studenti – abbiamo avuto l’occasione di visitare la Riserva dello Zingaro che ci è stata proposta come simbolo dell’importanza dell’azione della collettività in difesa dell’ambiente. Nel 1980 si è tenuta una marcia, portata avanti da migliaia di cittadini, per impedire la costruzione della strada litoranea che avrebbe comportato la distruzione dell’ambiente naturale. Il risultato di quest’azione è stata la prima legge della Sicilia sulle aree naturali protette; questo movimento cittadino è stato fondamentale per preservare l’ambiente e la sua biodiversità.”
A Cinisi, gli studenti hanno visitato Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, dedicata alla testimonianza di Giuseppe Impastato e della madre Felicia. Un passaggio che ha permesso di riflettere sul coraggio di chi ha scelto di opporsi alla mafia anche partendo da un contesto familiare segnato dal sistema mafioso. Nel Corleonese, invece, la classe ha conosciuto la nuova vita dei beni confiscati a Giovanni Brusca. “Ci ha molto colpiti il racconto della guida rispetto al riutilizzo sociale dei beni confiscati e ci ha illustrato come i beni una volta riutilizzati da associazioni e cooperative sociali, diventino simbolo della vittoria dello stato sulla mafia.”
L’ultima tappa è stata il quartiere di Danisinni, nel cuore di Palermo ma a lungo dimenticato dalle istituzioni. Qui gli studenti hanno incontrato una realtà segnata da difficoltà e marginalità, ma anche da una forte capacità di riscatto comunitario. “Appena arrivati siamo stati accolti da un clima di degrado, ma ben presto la nostra opinione è cambiata, vedendo l’impegno e gli interventi della popolazione locale e dei volontari, che hanno costruito, dal nulla, un vero e proprio centro sociale, nel quale sono presenti una fattoria, una palestra, un consultorio, un caffè letterario e una biblioteca. Abbiamo davvero capito quanto l’unione faccia la forza e collaborare per aiutare gli altri non è solo sinonimo di solidarietà, ma anche di carità e amore. “
Un viaggio, dunque, che per la 5B del Regina Maria Adelaide è stato molto più di una gita scolastica: un percorso nella memoria, nella responsabilità individuale e nella forza delle azioni condivise. “Bisogna prendere ispirazione dal coraggio e dalla determinazione che abbiamo incontrato – concludono i ragazzi – e coordinare delle azioni collettive per contrastare qualsiasi atteggiamento che diventi un limite alla libertà e ai diritti dei cittadini e non dimenticare di domandarci come stiamo utilizzando la nostra fortuna di essere liberi di scegliere.”
