Il Mezzogiorno, l’euro, la politica: botta e risposta con Napolitano

Dopo aver visitato questa mattina, in anteprima, la mostra 'La Vallee d'Aoste sur la scene. Cartografia e arte del governo, 1680-1860', Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, alle 11.30 la Valle per dirigersi a Cuneo.
Giorgio Napolitano alla Mostra Cartografia e arte del governo, 1680-1860
Politica, Società

Un’ora scarsa di risposte alle domande selezionate tra le tante che i giovani amministratori partecipanti alla terza edizione della “Scuola per la democrazia” avevano preparato per l’occasione. Questa mattina il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non si è risparmiato, affrontando diversi temi, dallo sviluppo del Mezzogiorno all’euro, passando per il concetto di “fare politica”. Ecco i passaggi più interessanti.

Si trova a suo agio nei panni del Presidente della Repubblica?
“Sì, mi trovo francamente a mio agio – ha risposto il Capo dello Stato – e credo che gli attuali poteri non siano troppi né troppo pochi. Quanto alla mia serenità, non è un dono di natura, non è una vocazione all’equilibrio, è il risultato di uno sforzo che compio ogni giorno”.

Cosa si può fare per il Mezzogiorno?
“La maggiore incompiutezza di questo lungo percorso di unificazione del Paese è rappresentata dal divario molto profondo tra il Nord e il Sud: chi governa deve avere l’idea dominante di una strategia per superarlo. Non basta annunciare un provvedimento dicendo che ha in dotazione un certo numero di miliardi di euro che si suppone a disposizione. Occorre avere una visione dello sviluppo del Mezzogiorno in tempi determinati e della sua necessità per l’economia nazionale: non si può immaginare lo sviluppo economico del Paese senza mettere a frutto le risorse del Sud”, ha spiegato Napolitano.

L’euro sopravvivrà alla crisi?
“Sarebbe inconcepibile tornare indietro rispetto alla moneta unica”, anzi occorre “un salto di qualità”. Napolitano ricordando che “l’euro si è affermato al di là delle previsioni, complicando l’export”, ha pero ma ricordato che allo stesso tempo “ha creato anche dei grandi vantaggi”. Ora però, ha concluso il Presidente, c’è la necessità di avere “un ministro europeo dell’economia per coordinare le politiche di bilancio, sull’esempio del ministro per la politica esteri europea, perché non si possono avere tante politiche fiscali quanti sono i paesi membri”.

La politica è una vocazione?
“La politica dovrebbe passare ai volontari, come è avvenuto nelle Forze Armate, e bisogna studiare per farla”, ha spiegato il Presidente. “Non bisogna demonizzare chi decide di dedicare una parte della vita alla politica. La politica è scelta soprattutto per vocazione. È vero che chi fa politica per molti anni, chi assume una responsabilità politica ne fa un lavoro, ma la politica non è una cosa sporca se una volta eletti si opera nell’interesse generale”.

Quale futuro per il federalismo?
“E’ vero, si fa fatica a realizzare il federalismo, ma ricordiamo che l’esempio italiano è un’esperienza unica in Europa: noi dobbiamo trasformare uno stato rigidamente affermato in uno Stato federale. Ci vuole del tempo. Darne un’interpretazione miracolistica è sbagliato e complica la sua attuazione che invece richiede tenacia e pazienza, ma soprattutto non una strategia a zig-zag”.

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