Il sale nell’alimentazione è dannoso: leggenda o verità?

Se ne riparlerà di nuovo a Fénis, nella Sala Polivalente del Tzanté de Bouva, venerdì 14 ottobre alle ore 20.30. L’Assessore Lanièce presenterà le attività realizzate dall’Assessorato in tema di prevenzione e i contenuti del Piano regionale per la salute.
Società

Il sale nell’alimentazione è dannoso per la salute: leggenda o verità? L’argomento era già stato affrontato a inizio luglio dall’Usl, in un incontro dal quale erano emersi alcuni dati interessanti riguardo alle possibili conseguenze alle quali si va incontro eccedendo nel consumo o nella privazione del sale. Un tema che suscita molto interesse e che quindi sarà riproposto a Fénis, nella Sala Polivalente del Tzanté de Bouva, venerdì 14 ottobre, alle ore 20.30.

L’evento, che rientra nel programma degli incontri con la popolazione in materia di prevenzione prevede gli interventi dell’Assessore Lanièce, che presenterà le attività realizzate dall’Assessorato in tema di prevenzione e i contenuti del documento programmatico del Piano regionale per la salute e il benessere 2011-2013, e del dottor Giulio Doveri, Direttore SC Medicina Interna dell’Ospedale Umberto Parini di Aosta sul corretto utilizzo del sale nell’alimentazione quotidiana.

Esagerando con il sale, il rischio maggiore è quello dell’ipertensione arteriosa, che da sola è causa del 50% di tutte le malattie cardiovascolari (infarto, ictus, scompenso cardiaco), mentre un basso introito della stessa sostanza può essere correlato con l’ipercolesterolemia e l’iperattivazione del sistema RAS e adrenergico.

Un’analisi epidemiologica in Valle d’Aosta ha rivelato numeri sui quali riflettere. “Il dato percentuale è poco più basso di quello nazionale – ha spiegato nell’ultimo incontro la Dott.ssa Anna Maria Covarino, dirigente medico presso la SC Igiene degli Alimenti e della Nutrizione, Dipartimento di Prevenzione – con circa 15 mila valdostani interessati (secondo le rilevazioni derivanti dalle esenzioni del ticket, ndr)”.

Un dato che pare elevato, ma che secondo il direttore generale dell’USL, Stefania Riccardi, indica come “le campagne di sensibilizzazione portate avanti in Valle negli ultimi anni abbiano dato i frutti sperati”. In Italia, invece, gli ipertesi sono circa 15 milioni, ma solo uno su quattro ha la pressione ben curata.

“Invece, la carenza di iodio durante lo sviluppo fetale – ha spiegato Giulio Doveri – può portare a deficit intellettivi di varia gravità. Anche nell’età adulta si possono determinare patologie quali il gozzo e l’ipotiroidismo, con disfunzioni cardiache, renali, ematologiche e neurologiche”.

In questo caso, i dati regionali indicano comunque che si tratta di un fenomeno poco diffuso. “Dai flussi informativi relativi all’ipotiroidismo congenito o acquisito – ha concluso Doveri – risultano 1126 casi in Valle d’Aosta, di cui 969 di sesso femminile e 7 sotto i 15 anni di età”.

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