“Trent’anni fa abbiamo avuto un’intuizione straordinaria, cioè accudire gli anziani nel loro contesto di vita originario, senza sradicarli dalle comunità di appartenenza. Abbiamo capito che la componente umana è fondamentale e non intendiamo rinunciarci”.
Sull’importanza dell’attività svolta dalle micro comunità in Valle d’Aosta si sono trovati tutti d’accordo, sabato scorso, gli ospiti del convegno intitolato “L’anziano in Valle d’Aosta: storie di vita, un futuro di opportunità”.
“Da una parte – ha esordito l’assessore alla Sanità, Albert Lanièce – è stato salvaguardato il contesto geografico dove l’anziano ha vissuto, e dall’altra si è cercato di dare una risposta concreta all’utente e alla sua famiglia, garantendo sempre un alto livello assistenziale”.
I bisogni socio-assistenziali, definibili “leggeri”, si sono trasformati negli anni in una presa in carico ad alta intensità socio-sanitaria. A oggi, nella nostra regione ci sono 40 microcomunità in cui vivono 1100 anziani, assistiti da 600 operatori sanitari. Più del 20% della popolazione supera i 65 anni e il trend è in aumento.
Secondo il direttore generale dell’Usl, Stefania Riccardi, “l’invecchiamento della popolazione ha determinato anche un aumento di cronicità, alimentando allo stesso tempo un problema di sostenibilità del welfare”. E’ d’accordo anche il Presidente della Regione Rollandin, che però ribadisce: “Senz’altro è un sistema costoso, che ha richiesto e richiederà altri sacrifici”.
Basti pensare che negli ultimi 6 anni sono stati spesi qualcosa come 50 milioni di euro per ristrutturare e mettere a norma secondo i nuovi standard le micro comunità già esistenti.
Quali soluzioni si profilano quindi per il futuro? “In questo momento di crisi – ha suggerito il presidente del Cpel, Elso Gerandin – dobbiamo mettere in campo tutte le risorse a disposizione e fare rete non solo tra gli enti locali, ma tra tutti i soggetti interessati come le associazioni di volontariato, in modo da completare la nostra offerta.”
Dal punto di vista organizzativo e logistico, per il futuro si fa strada concretamente l’idea di puntare sulla telemedicina e l’assistenza domiciliare. “Il nostro obiettivo principale sarà la razionalizzazione dei costi – ha concluso Lanièce – differenziando le strutture secondo i bisogni e il grado di autosufficienza degli anziani. L’idea è di avere per ogni comunità montana una struttura sanitaria e una sociale, mantenendo gli stessi standard e allo stesso tempo contenendo le spese”.

