Lunedì prossimo Savt, Cisl e Uil firmeranno il contratto integrativo per i dipendenti della Salvaprecari che lavorano in ambito socio-sanitario-assistenziale e nella custodia e assistenza dei musei e dei castelli.
L’altro ieri, infatti, i sindacati hanno sottoscritto l’ipotesi dell’accordo che andrà a "colmare il più possibile con un contratto aziendale le differenze economiche e normative che vi sono tra il contratto del Comparto Unico del pubblico impiego, applicato in precedenza a queste figure professionali, e i contratti di lavoro privati che vengono applicati dalla S.P.A".
I dettagli del nuovo contratto
In particolare, l’integrativo prevede l’introduzione di un superminimo aziendale, non riassorbibile e con decorrenza dalla data di prima assunzione, che va a colmare quasi integralmente le differenze economiche tra i diversi contratti di lavoro, con cifre che variano dai 20 ai 600 euro mensili.
Gli importi maggiori riguardano gli operatori socio-sanitari in quanto, secondo i sindacati, "le voci retributive del contratto AGIDAE sono molto più distanti dalla realtà del pubblico impiego di quanto lo siano quelle previste da Federculture".
Con il contratto aziendale sono stati inoltre reintrodotti i buoni pasto e si è provveduto a rivedere gli errati inquadramenti che erano stati fatti all’atto dell’assunzione per alcuni profili professionali ed in particolare per gli operatori di sostegno e per gli assistenti alle manifestazioni.
Le tre sigle hanno espresso soddisfazione per l’accordo raggiunto, sottolineando come “la scelta fatta fin dall’inizio di sedersi al tavolo delle trattative con la Regione e con la S.P.A. di Servizi si sia rivelata quella corretta, visto che ha garantito in un primo momento il mantenimento dei posti di lavoro e oggi porta alla sottoscrizione di un contratto integrativo dai contenuti piuttosto importanti”.
La posizione della Cgil
Una vera e propria stoccata alla Cgil che invece aveva deciso di portare avanti una trattativa parallela, su tavoli separati, con la Salvaprecari. “Apprendiamo soltanto ora della sottoscrizione dell’ipotesi di accordo – ha commentato il segretario regionale Carmela Macheda – che fino ad oggi ci è stata sottaciuta dai colleghi e fatto ancor più grave, dalla Società di Servizi stessa. Inoltre, la predisposizione di un documento comune avrebbe dovuto essere sottoposta alle parti in un unico confronto, mentre invece si è conclusa mentre noi stavamo ancora trattando”.
In una nota diffusa ieri, la Cgil "diffida l’azienda dal ritenere conclusa la trattativa e il conseguente confronto sindacale", preannunciando inoltre "la volontà di agire in giudizio a tutela dei diritti ed interessi propri e dei lavoratori tutti dalla stessa rappresentati’.


