Introdotta la possibilità d’istituire la tassa di soggiorno

L’articolo è stato approvato con 25 voti favorevoli, 8 contrari e un’astensione. L'emendamento presentato da Alpe e Pd, votato a scrutinio segreto e bocciato, ha comunque fatto registrare due franchi tiratori tra le fila della maggioranza.
Economia, Politica, Società

“Introdurre la tassa di soggiorno è uno sbaglio, un errore, un balzello sbagliato, soprattutto in questo momento di crisi in cui sulle famiglie devono già sopportare una lunga lista di aumenti e rincari”. A schierarsi apertamente con Alpe e Pd contro l’art.30 della finanziaria regionale, che dà ai Comuni valdostani la possibilità d’istituire l’imposta, fino a un massimo di 5 euro per notte, è stato il consigliere dell’Union Valdôtaine Gabriele Maquignaz.

“L’economia della Valle d’Aosta si fonda sul turismo – ha aggiunto il Capogruppo dell’Alpe, Patrizia Morelli – e l’unico effetto che questa avrà, sarà di far perdere competitività al settore”. Concetto condiviso anche da Maquignaz. “Non è un bel biglietto da visita per la Valle d’Aosta – ha concluso – e non parlo solo in qualità di albergatore: lo considero un grave errore strategico in senso generale”. A questo proposito, secondo il consigliere del Pd, Raimondo Donzel, “bisognerebbe piuttosto promuovere un maggiore attivismo con la creazione di consorzi che comprendano diversi attori, in rappresentanza non solo degli albergatori”.

Chiamato in causa, l’assessore al turismo, Aurelio Marguerettaz non si è tirato indietro e ha cercato di spiegare le ragioni della scelta. “E’ una norma che discende dalla revisione del titolo V della Costituzione, in materia di federalismo fiscale. Con questo nessuno vuole fare un dispetto o voler male agli albergatori, anzi, ribaltando la prospettiva deve far capire al turista che grazie al suo contributo è possibile offrirgli un valore aggiunto”.

A seguire, sono arrivate anche le precisazioni del presidente, Augusto Rollandin. “Noi non stiamo obbligando i Comuni – ha spiegato – ma piuttosto si tratta di un diritto che abbiamo la facoltà di concedere come Regione a Statuto speciale. Ma soprattutto, è scorretto dire che si tratta di un contrappeso rispetto ai vincoli imposti agli enti locali”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il consigliere del Pdl, Massimo Lattanzi, che ha rilanciato la discussione ricordando che “è stato fissato un tetto massimo di 5 euro e un vincolo di destinazione. A dirla tutta, anche noi siamo contrari – ha confessato Lattanzi – però qui si tratta di una questione di principio: bisogna che gli amministratori si prendano le proprie responsabilità, non si può essere federalisti e autonomisti a corrente alternata. Ognuno deve essere libero di fare le proprie scelte”. Considerazioni che però non hanno convinto il consigliere dell’Alpe, Roberto Louvin: “Non è il Celva che traina il settore alberghiero. Dobbiamo ragionare in termini di Regione, prima che di Comuni”.

L’articolo è stato approvato con 25 voti favorevoli, 8 contrari e un astenuto (Maquignaz). L’emendamento presentato da Alpe e Pd, votato a scrutinio segreto e bocciato, ha comunque fatto registrare due franchi tiratori tra le fila della maggioranza.

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