La sanità valdostana è composta soprattutto da donne, spesso precarie, anche se nei ruoli dirigenziali chi conta di più sono gli uomini. Questo è il quadro che, secondo i Cgil, Cisl, Uil e Savt, emerge dai dati dell’Usl Valle d’Aosta.
Sui circa 2400 addetti del servizio regionale, quasi due unità su tre sono donne, per un totale di 1684 operatrici della sanità. Oltre 330 sono contratti precari e proprio tra le donne, si registra la quota più alta, tre volte superiore rispetto agli uomini.
Per quanto riguarda i dirigenti, sono circa 370, quelli con rapporto a tempo indeterminato, ai quali si aggiungono 73 unità con rapporto di lavoro precario. Le donne dirigenti sono 179, pari al 40% del totale e solo 6 ricoprono un incarico di struttura complessa su 52 posti disponibili.
Il personale del comparto è composto da 1960 operatori, suddiviso in 1505 donne e 455 uomini. I precari tra il personale non dirigente risulta essere circa 373, 298 donne e 75 uomini. I part-time sono 313 e solo 14 sono uomini (14 riguardano i dirigenti, tutte donne).
Per quanto riguarda le retribuzioni, spiccano i 99.910 euro dei medici e i 93.774 euro degli altri dirigenti non medici a fronte di medie nazionali pari a 72.036 euro e 62.821 euro. La retribuzione media annua dei dipendenti del comparto è di 34.874 euro rispetto a una media nazionale pari a 30.000 euro.
"Per un corretto confronto con le retribuzioni nazionali – spiegano i sindacati – si precisa che i dipendenti della sanità valdostana percepiscono circa 2500 euro in più rispetto ai colleghi delle altre regioni per l’indennità di bilinguismo”.
Alla luce di quanto emerso, le OO.SS. si auspicano "un maggior riequilibrio nella distribuzione delle risorse regionali e un miglioramento del benessere dei propri lavoratori con un maggior sostegno alla conciliazione famiglia-lavoro, garantendo orari flessibili, incentivando i part-time anche per i dirigenti e ripristinando le iniziative per i figli dei dipendenti nei periodi non scolastici".
