Qual è la soluzione migliore per lo smaltimento dei rifuti in Valle d’Aosta? Il pirogassificatore è dannoso per la salute? E il trattamento biologico a freddo può rappresentare una valida alternativa?
Alle domande dei membri della terza e quinta commissione, riuniti in seduta congiunta, hanno risposto ieri durante una lunga giornata di audizioni il docente d’igiene all’Università di Torino, Giorgio Gilli, il responsabile scientifico del Dipartimento di ambiente e prevenzione primaria dell’Istituto di sanità di Roma, Giuseppe Viviano, il coordinatore del gruppo di studio sul compostaggio della Scuola agraria del Parco di Monza, Enzo Favoino e il chimico ambientale dell’Istituto tumori di Genova, Federico Valerio.
La composizione dei tecnici è stata decisa comprendendo posizioni pro e contro il trattamento a caldo dei rifiuti, anche se, come spiegano gli esperti, “non ci sono grandi contrapposizioni tra le nostre tesi: tutto dipende da quali domande sono state poste dagli amministratori”.
Le ragioni del sì…
“Questo tipo di trattamento dei rifiuti, se ben progettato e ben condotto e soprattutto se si applica una sorveglianza ambientale idonea, può avere una compatibilità ambientale: insomma, non metterei preclusioni ad una tecnologia o all’altra”. A sostenerlo è Giuseppe Viviano, consulente del ministero della Sanità. “Il pirogassificatore ha di certo lo svantaggio di produrre emissioni – ha continuato Viviano – ma anche il vantaggio di ridurre i volumi dei rifiuti anche del 90 per cento”.
Secondo Viviano, “l’ideale sarebbe ridurre i rifiuti, ma quando la gente spende produce immondizia. Differenziare è fondamentale ma resta sempre una parte residuale con cui fare i conti. Il trattamento meccanico biologico a freddo? Non è una gran scoperta e non è risolutore, come dimostra l’esperienza in Campania dove ci sono 6 milioni di ecoballe in attesa di essere smaltite”.
…e quelle del no
"Nella migliore delle ipotesi i vostri amministratori sono malinformati, nella peggiore vogliono il pirogassificatore perchè le alternative costano troppo poco". Il professore Valerio, che dopo l’audizione, ha presentato la sua posizione in una conferenza stampa organizzata da Valle Virtuosa. non ha usato mezzi termini per giudicare la possibilità di costruire il pirogassificatore in Valle d’Aosta: "Una follia". Per non parlare delle particelle ultrafini: "Sono prodotti dalle combustioni in impianti di questo tipo e causano fenomeni infiammatori che possono portare gravi disturbi alla salute: ictus, malattie cardiache, alzheimer".
La Valle d’Aosta, secondo Valerio sarebbe "un territorio vulnerabile, perchè sussistono fenomeni di inversione termica, che trattiene gli inquinanti nell’aria respirata". Il professore si è soffermato poi sui dati in miglioramento riguardanti l’inquinamento nell’aria della plaine: "Se la qualità dell’aria è buona, inquinare non è una scelta di buon senso, anche se lo si fa a norma di legge: un buon amministratore non si mette ad inquinare di più".
L’alternativa: trattamento anaerobico per compostaggio e biogas
"Si tratta di un impianto che si sviluppa in altezza, occupa uno o due ettari di terreno e trasforma la frazione umida dei rifiuti in compost e biogas". Il professor Valerio ha descritto così l’impianto di trattamento a freddo. "La produzione di nanopolveri sarebbe ridicola – ha continuato – e il biogas, una volta depurato e compresso, potrebbe essere tranquillamente immesso nella rete domestica".
Resta il materiale di scarto: i fanghi derivanti dalle depurazioni e la frazione plastica (o secca). "Con i primi – ha spiegato Valerio – si può otttenere altro compost, mescolandoli assieme alla legna da potatura, la frazione plastica, invece, è un materiale che serve per manufatti edili: c’è un buon mercato per farne dell’isolante termico". Così come, secondo il professore, ci sarebbe buon mercato anche per il compost: "I vigneti e i frutteti presenti in Valle bastano per coprire quasi tutta la vostra produzione, il resto lo vendereste agli altri".



