Riforma istituti tecnici, la Cgil proclama uno sciopero per il 7 maggio

Per il sindacato è "irresponsabile procedere in assenza di dati completi, di un confronto reale con il mondo della scuola e senza aver affrontato le criticità evidenziate anche dal personale e dagli organismi di rappresentanza".
banchi scuola
Società

“Ritenendo irresponsabile procedere in assenza di dati completi, di un confronto reale con il mondo della scuola e senza aver affrontato le criticità evidenziate anche dal personale e dagli organismi di rappresentanza”, la Flc Cgil proclama lo sciopero per l’intera giornata del 7 maggio 2026 del personale scolastico degli istituti tecnici.

Il sindacato si dice preoccupato rispetto all’esito negativo del tentativo di conciliazione di ieri, lunedì 27 aprile 2026 , n merito alla riforma degli istituti tecnici promossa dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Nel corso dell’incontro, la Flc Cgil ha ribadito “le gravi criticità di un impianto riformatore che rischia di penalizzare numerosi insegnamenti, sia di area generale sia di indirizzo, con effetti diretti sulla qualità dell’offerta formativa, sulle condizioni di lavoro e sulla tenuta degli organici, con conseguente riduzione dei posti per docenti e personale ATA”.

Guardando al contesto regionale, il sindacato evidenzia come meno del 30% degli studenti sceglie gli istituti tecnici e, secondo i dati del Memento statistico, proprio questi percorsi registrano un tasso di ripetenza pari al 13%. “Numeri che evidenziano criticità strutturali già esistenti e che richiederebbero interventi mirati e condivisi, non una riforma calata dall’alto che rischia di aggravare ulteriormente la situazione”.

A esser contrario alla riforma sono in primis i docenti, come manifestato durante le assemblee pubbliche svoltesi nei giorni scorsi. “Insegnanti e lavoratrici e lavoratori della scuola hanno evidenziato criticità sostanziali, esprimendo forte preoccupazione per il peggioramento delle condizioni di lavoro e per l’impatto negativo sulla qualità dell’istruzione tecnica”.

Flc Cgil “pur registrando alcune aperture, come la salvaguardia dei soprannumerari e l’introduzione di misure transitorie – tra cui la possibilità di costituire cattedre a 15 ore, maggiore flessibilità nell’assegnazione delle discipline e l’utilizzo della quota di autonomia – ” evidenzia come tali interventi siano “inadeguati, poiché non incidono sull’impianto complessivo del riordino”.

Riforma istituti tecnici in vigore dal 1° settembre 2026: impraticabile l’ipotesi del rinvio

27 aprile 2026 di Elena Del Col

Entrerà in vigore dal prossimo 1° settembre 2026 la riforma degli istituti tecnici voluta dal governo Draghi. Resta impraticabile, dunque, l’ipotesi del rinvio dell’attuazione della riforma. 

I risultati ottenuti dalle organizzazioni sindacali al tavolo della conciliazione in merito alla riforma sono stati comunicati in Valle d’Aosta dalle segreterie regionali di Cisl-Scuola, Savt-École e Snals-Confsal, che hanno incontrato i docenti delle Scuole pubbliche superiori di Aosta e Verrès, tanto degli indirizzi liceali quanto dei tecnici e professionali.

Prevista dal Decreto-legge 144 del 23 settembre 2022, la riforma si inserisce in un processo ultradecennale, che si prefigge “di poter adeguare costantemente i curricoli degli istituti tecnici alle esigenze in termini di competenze del settore produttivo nazionale, secondo gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza”.

La riforma ha incontrato fin da subito le resistenze dei sindacati della scuola. A essere criticati sono, in particolare, i tempi di attuazione imposti dal decreto-legge e i ripetuti interventi correttivi sopraggiunti nel corso dei mesi. 

“La situazione ha creato un clima di forte incertezza, anche perché è mancato un coinvolgimento delle parti sociali, che avrebbe senz’altro contribuito a una miglior qualità delle scelte adottate”, commentano Alessia Démé (Cisl-Scuola), Alessandro Celi (Snals-Confsal) e Luigi Bolici (Savt-École). “Lo stesso Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione si è fatto interprete del forte disagio avvertito dalle scuole, sulle cui spalle è destinato a reggersi l’intero processo di innovazione”.

Nonostante l’emanazione delle indicazioni attuative sia giunta quando le iscrizioni per l’anno scolastico 2026/27 erano già concluse, l’ipotesi del rinvio di un anno è impraticabile. L’introduzione della riforma a partire dall’anno scolastico 2026/2027 discende infatti da un obbligo verso l’Unione europea che non è possibile disapplicare, se non a seguito di uno specifico accordo a tale livello.

Le organizzazioni sindacali ribadiscono però l’importanza dell’apertura di un tavolo con il Ministero. L’obiettivo è quello di apportare modifiche alla normativa che stabilisce la riforma degli Istituti tecnici.

Oltre ad aver ricevuto un formale impegno in tal senso al tavolo della conciliazione, le organizzazioni hanno ottenuto dal Ministero l’emanazione di una serie di indicazioni riguardo alla composizione delle cattedre dei vari insegnamenti. Lo scopo è quello evitare il realizzarsi di casi di soprannumerarietà tra i docenti delle singole istituzioni.

In particolare, per l’a.s. 2026/27, sono previste diverse misure. La prima è la possibilità di costituire cattedre di quindici ore, anziché diciotto. Quindi, la facoltà affidare l’insegnamento delle scienze a più docenti, anziché a uno solo. Infine, la possibilità di impiegare le ore ricavate dalla flessibilità del monte ore prevista dalla normativa sull’autonomia delle Istituzioni scolastiche per mantenere l’integrità dell’organico.

Cosa prevede la riforma

La riforma degli istituti tecnici, definita dal Ministero dell’Istruzione e del Merito con il decreto del 19 febbraio 2026, riorganizza l’intero percorso di studi per renderlo più coerente con le trasformazioni tecnologiche e con le richieste del mondo del lavoro, in linea con gli obiettivi del PNRR. Il nuovo modello si basa su un curricolo articolato in tre parti: un’area di istruzione generale comune a tutti gli indirizzi, che garantisce le competenze culturali di base; un’area di indirizzo flessibile, dedicata alle discipline tecnico-professionali; e una quota di autonomia affidata alle scuole, che possono adattare l’offerta formativa al territorio con progetti, laboratori e attività interdisciplinari. Nel complesso, la riforma punta a rafforzare le competenze scientifiche, digitali e trasversali degli studenti.

Un elemento centrale è la progressiva specializzazione: nei primi anni prevalgono le basi comuni e scientifiche, mentre nel triennio aumenta il peso delle materie professionalizzanti. La riforma valorizza inoltre la didattica laboratoriale, la collaborazione con imprese e università e l’internazionalizzazione dei percorsi, anche attraverso l’uso dell’inglese nelle discipline tecniche. Viene rafforzato il collegamento con ITS Academy e percorsi universitari, per facilitare la continuità degli studi e l’ingresso nel lavoro.

2 risposte

  1. Bah… sciopererebbero anche per protestare perché l’acqua dei torrenti va verso il basso…

  2. Questo “articolo” mi sembra un accozzaglia di virgolettati..il contesto, i disagi per gli insegnanti e cosa cambia per gli studenti mi sfuggono totalmente
    Qualcuno sa spiegarmelo?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito è protetto da reCAPTCHA e si applicano le norme sulla privacy e i termini di servizio di Google. e Termini di servizio fare domanda a.

Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

Vuoi rimanere aggiornato sulle ultime novità di Aosta Sera? Iscriviti alla nostra newsletter.

Fai già parte
della community di Aostasera?

oppure scopri come farne parte