Progetti non valutati, bandi non pubblicati, rendicontazioni non controllate e quindi ritardi nei pagamenti di progetti chiusi da diversi mesi, quando non anni. La paralisi che colpisce l’Agenzia del Lavoro (Adl) è confermata dai principali enti di formazione che, in quanto soggetti accreditati, realizzano con fondi europei corsi per i disoccupati, iniziative di reinserimento delle persone in difficoltà e promuovono attività formative per far avvicinare i giovani al mondo del lavoro.
Il quadro, se guardato nel complesso, è pesante: “Il sistema è rigido, troppo puntato sull’adempimento formale, un eccesso di burocrazia genera questa impasse” spiega Ezio Donzel, a capo del Projet Formation, il più grande ente di formazione con oltre 5 milioni di fatturato, nel 2011. Lo stesso Donzel si dice molto dispiaciuto delle dimissioni di Luca Dovigo. “Una persona impegnata, con cui stavamo iniziando una seria riforma del sistema che ora, è inevitabile, subirà uno stop”.
Attestato di stima condiviso anche da Maria Grazia Lumetta, referente amministrativa dell‘Institut Agricole régional che rincara: “Bisognerebbe anche interrogarsi sul motivo che induce persone capaci ad andarsene dopo poco tempo". Agenzia del Lavoro che Lumetta definisce poi “una struttura fragile, alla prese con un turn over eccessivo e quindi con molte persone che non sono in grado di fornire risposte e che per questo andrebbe rafforzata con azioni di sistema”.
Gli enti di formazione sono in grande difficoltà sul piano finanziario. Il meccanismo prevede che debbano anticipare dei soldi, l’ultima tranche di finanziamento pari al 20 per cento dei progetti approvati dall’Adl, che non stanno rientrando.
Tutte le principali agenzie formative stanno aspettando cifre cospicue da diversi mesi. In testa sempre il Projet Formation. “Siamo fuori di circa il 60 per cento del nostro fatturato” spiega Donzel. Che tradotto in soldoni significa più di 2,5 milioni di euro.
Non stanno meglio, in proporzione, gli altri. Il CTI, Consorzio per le tecnologie e l’innovazione aspetta 400 mila euro per progetti chiusi. Il Trait d’Union che realizza iniziative di inserimento lavorativo di persone svantaggiate è fuori di 330 mila euro, l’Enaip di 150 mila, il CSV che fa formazione per il volontariato di 120 mila, l’Istitut Agricole di 30 mila. E in coda ce ne sono anche altri.
L’Agenzia non salda perché non riesce a fare i controlli sulla rendicontazione finale dei progetti per mancanza di risorse umane e per la fine dell’incarico a una ditta specializzata.
Il problema finanziario non è l’unico però. E per Massimo Lomen, presidente del CTI non è neanche il peggiore. “Certo la Valle d’Aosta ha sempre lavorato bene sui fondi europei e quindi le difficoltà si sentono. Ma quello che mi fa più paura è la mancanza di prospettiva”. Mancano le scelte strategiche dell’Adl. “Non sappiamo se ci saranno bandi in futuro, in quali ambiti e per quali fasce di popolazione, per cui non sappiamo, ad esempio con il nostro personale, se tirare la cinghia e investire o se ridimensionare”.
Maria Grazia Lumetta sottolinea le gravi conseguenza di questo deficit di strategia. “Se l’Unione europea si riprendesse 40 milioni non spesi degli 82 a disposizione della Valle è un fatto gravissimo, altro che una cosa normale come sembra sostenere Roberto Vicquéry” polemizza la Lumetta. “I soldi messi in campo dal Fondo sociale servono per aiutare le persone ad aumentare le loro competenze lavorative o a ricollocarsi e sono ancora più preziosi in questo momento di crisi economica”.


