Bestiame e fontine adulterate: fine del processo. Per i 5 imputati, prescrizione e assoluzioni

L’accusa più pesante rimasta in piedi è stata derubricata in reati contro l’igiene degli alimenti, con la conseguente dichiarazione di prescrizione. Per le altre contestazioni, sia assoluzioni "perché il fatto non sussiste", sia ulteriori prescrizioni.
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E’ ripreso oggi, venerdì 6 ottobre, per concludersi nel giro di alcune ore, il processo alla Corte d’Appello di Torino nato dall’inchiesta del 2009 sul risanamento del bestiame e l’adulterazione di formaggi. Dopo l’udienza dello scorso 20 settembre, nella quale il Procuratore generale aveva rinunciato al giudizio (constatando l’intervenuta prescrizione degli addebiti) per ventotto dei trentatré imputati per i quali la Procura di Aosta aveva chiesto l’appello dopo la sentenza del 30 ottobre 2014, oggi sono usciti di scena anche i cinque rimasti, cioè Antonio Albisetti (52 anni di Montjovet), Angelo Cabraz (46, Jovençan), Marisa Cheillon (55, Gignod), Eliseo Duclos (58, Gignod) e il veterinario Usl Claudio Trocello.

Il collegio presieduto dal giudice Piera Maria Severina Caprioglio ha infatti derubricato l’accusa più pesante (adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari) in reati contro l’igiene degli alimenti, dichiarando conseguentemente prescritti gli episodi oggetto di contestazione, per i quali è pertanto scattato il “non doversi procedere”. Le altre ipotesi di reato ancora in essere, contestate a vario titolo ai cinque imputati per cui il giudizio si era instaurato (che includevano l’associazione per delinquere, l’abuso d’ufficio, il commercio di sostanze alimentari nocive e la falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale), hanno visto sia assoluzioni “perché il fatto non sussiste”, sia ulteriori prese d’atto d’intervenuta prescrizione.

Relativamente, infine, alle richieste economiche della parte civile costituitasi nel processo di secondo grado, l’Unità Sanitaria Locale della Valle d’Aosta, il collegio giudicante ha confermato il versamento all’azienda a titolo risarcitorio di una somma, da quantificare in separato giudizio, a carico del veterinario Trocello. L'azienda sanitaria era assistita dall'avvocato Corrado Bellora.

Cala così il sipario su una vicenda processuale nata dall’indagine del Nas dei Carabinieri, coordinata dal pubblico ministero oggi sospeso Pasquale Longarini, che aveva rappresentato un vero terremoto nel mondo della zootecnia valdostana. I fatti finiti all’attenzione dei militari erano relativi al periodo dal 2008 in avanti ed avevano visto tredici arresti, con sessanta indagati a piede libero. All’udienza preliminare si era arrivati nel 2011, con sessantun imputati. Tre avevano scelto in quella sede il patteggiamento ed al processo con rito ordinario erano poi arrivate quarantotto persone. 

Le udienze si erano protratte, di rinvio in rinvio (chiesti in particolare a seguito della necessità di tradurre dal patois e trascrivere alcune intercettazioni operate dagli inquirenti), per concludersi a fine 2014 con cinque condanne e quarantatré assoluzioni. Per trentatré casi, il pubblico ministero aveva dedotto il malgoverno delle istanze processuali di primo grado e depositato dichiarazione di appello. Di questi, all’avvio del processo torinese in Corte d’Appello lo scorso 20 settembre, ventotto avevano appunto fatto oggetto di rinuncia al giudizio e per i cinque rimasti (corrispondenti ai condannati del processo aostano) le ipotesi di reato contestate erano solo più quattro. Cadute anch’esse, con l’udienza di oggi: in particolare, Angelo Cabraz, è stato assolto da tutte le accuse, mentre altri imputati – Antonio Albisetti, Marisa Cheillon, Eliseo Duclos, e Claudio Trocello – hanno visto sia assoluzioni, sia prescrizione. Le motivazioni saranno depositate entro novanta giorni dalla sentenza.

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