Affaire Longarini, chiesti tre anni per l’ex pm di Aosta

L’accusa ha proposto anche pene di due anni per l’imprenditore alimentare Gerardo Cuomo e di due mesi per l’albergatore Sergio Barathier, imputati nel procedimento in corso a Milano per induzione indebita.
Pasquale Longarini
Cronaca

Tre anni di carcere. È la condanna che il pm Giovanni Polizzi ha chiesto nell’udienza di oggi, lunedì 18 febbraio, al Gup del Tribunale di Milano Guido Salvini per Pasquale Longarini, l’ex procuratore capo facente funzione di Aosta, a processo per induzione indebita a dare o promettere utilità, favoreggiamento e rivelazione del segreto d’ufficio.

Il rappresentante dell’accusa ha invocato l’affermazione di colpevolezza anche per gli altri due imputati del procedimento, proponendo pene di due anni per l’imprenditore alimentare Gerardo Cuomo e di due mesi per Sergio Barathier, contitolare dell’Hotel Royal e Golf di Courmayeur. I due sono chiamati a rispondere solo di induzione indebita.

Longarini, riammesso in servizio dal Csm ed oggi giudice civile al Tribunale di Imperia, era stato arrestato il 30 gennaio 2017, decapitando l’ufficio inquirente di via Ollietti. La detenzione domiciliare (misura cautelare cui era stato sottoposto anche il titolare del “Caseificio Valdostano”) si era protratta sino al 31 marzo dello stesso anno.

Secondo la Procura di Milano, per quanto riguarda l’induzione indebita, l’ex pm – mentre indagava Barathier per reati fiscali – avrebbe esercitato pressioni su di lui affinché variasse il fornitore alimentare dell’albergo, facendo così ottenere all’“amico” Cuomo una fornitura da 70-100mila euro annui.

Le accuse, al solo Longarini, di favoreggiamento e rivelazione del segreto d’ufficio sono invece relative all’aver – nella tesi degli inquirenti – “avvisato” Cuomo del fatto che i suoi rapporti con il pluripregiudicato Giuseppe Nirta (poi assassinato in Spagna nel giugno 2017) erano all’attenzione dei Carabinieri. I militari avevano rilevato che i contatti tra i due si fossero interrotti bruscamente, durante le indagini sfociate nell’operazione Geenna.

Dicendo dell’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Torino, il Gup Salvini si è inoltre pronunciato oggi sulle richieste di acquisizione documentale avanzate dal pm Polizzi nella scorsa udienza, accogliendole solo in parte. In particolare, il giudice ha deciso che l’ordinanza da 920 pagine del Gip di Torino Silvia Salvadori entrerà nel fascicolo del procedimento milanese limitatamente ai capi d’imputazione.

L’annotazione conclusiva, invece, integrerà il fascicolo del processo a Longarini, Cuomo e Barathier – che hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato (condizionato ad essere sentito in aula per l’ex pm, “secco” per gli altri due imputati) solo per la cognizione del reato presupposto del favoreggiamento contestato, nonché per la comprensione dell’esatta scansione temporale degli eventi.

L’udienza odierna è stata quindi dedicata all’inizio delle arringhe difensive. In particolare, ha tenuto la sua l’avvocato Claudio Soro, che assiste l’ex pm aostano (oggi presente in aula) e ne ha chiesto, per tutti i reati di cui è imputato, l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”. Nella prossima udienza, in calendario per il 22 marzo, si riprenderà con l’altro legale del magistrato, l’avvocato Anna Chiusano di Torino, quindi i difensori di Cuomo e Barathier. Dopo diversi slittamenti, il verdetto di un processo che ha scatenato un vero terremoto in Valle si avvicina.

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