Cronaca di Silvia Savoye |

Ultima modifica: 20 Giugno 2018 3:34

Antimafia, Bindi: “Singolare che in Valle d’Aosta non si sia mai indagato sul voto di scambio”

Aosta - “La Valle d’Aosta non è immune da un insediamento mafioso che condiziona l’economia di questa terra e riteniamo anche la politica e comunque le scelte che vengono operate in questa regione”

Rosy Bindi

“Ci risulta alquanto singolare che in questa regione ancora non si è indagato sul voto di scambio, per capire se c'è un tentativo di condizionamento”. E’ uno dei messaggi lanciati dalla Commissione parlamentare Antimafia, dopo le audizioni avute questa mattina con componenti del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e i magistrati delle Procure di Torino e di Aosta.

Guidata dalla Presidente Rosy Bindi la Commissione è tornata dopo 15 anni dall’ultima missione in Valle d’Aosta. Al centro dell'incontro le vicende giudiziarie recenti e passate della nostra regione.

“La Valle d’Aosta non è immune da un insediamento mafioso che condiziona l’economia di questa terra e riteniamo anche la politica e comunque le scelte che vengono operate in questa regione” sottolinea l’Onorevole Rosy Bindi ricordando come in una realtà piccola “un solo voto può spostare maggioranze e opposizioni e quindi determinare e influire sulle scelte che vengono compiute”.

La commissione parlamentare antimafia “non ha bisogno di prove” aggiunge Bindi “Il passato ci dà elementi di conoscenza, il presente è sotto osservazione ma non ci sono ancora elementi giudiziari evidenti”. La sensazione dei commissari è quindi che una locale 'Ndranghetista in Valle esista e con un modus operandi tutto suo, “con le stesse caratteristiche di quella del Nord che in qualche modo però qui sono state esaltate”.

Comportamenti lontani dal tradizionale metodo mafioso: “Non si compiono particolari atti di violenza né di estorsione” spiega la Presidente della Commissione antimafia “Forse è stata capace più che in altre parti d’Italia di realizzare una sorta di Pax valdotaine che vede compiacenti, non solo altre organizzazioni mafiose, come quelle straniere, ma operatori economici, la classe dirigente, a vari livelli, che rende più complicato svolgere indagini e fare scelte evidenti di contrasto”.

Nelle audizioni della mattina i Commissari hanno cercato risposte su diverse questioni: dal Casinò, al ritrovamento dei 25mila euro, all'arresto dell'ex procuratore capo facente funzioni fino alle feste che vengono organizzate in Valle d'Aosta, in particolare quella di San Giorgio e Giacomo. 

"Le feste sono una cosa buona" dice Bindi che facendo poi il paragone con il Santuario della Madonna dei Polsi di San Luca "ritrovo dei capi dell''Ndrangheta"  si chiede "come è possibile che qua, dove ogni anno si riuniscono una gran quantità di calabresi, non ci sia nessun capo dell''Ndrangheta, dalla Svizzera o da altre parti del Piemonte e della Liguria, che ne approfitta per fare una riunione? " Una domanda al momento senza risposta. "Noi facciamo le domande, per avere le risposte bisogna fare le indagini" spiega lapidaria la Presidente che poco prima si era detta sorpresa anche di come le prime interdittive siano arrivate solo nel 2015.

La commissione lancia, quindi, un appello “alla responsabilità di tutti. Serve maggiore consapevolezza da parte di tutta la società, di tutti i cittadini, degli operatori economici, dei professionisti, di tutta la politica perché se la mafia che spara pensiamo, in maniera errata, di combatterla con gli eroi, la mafia che non spara si combatte con una coscienza civile diffusa, con la capacità di trasformare ogni cittadino in una sentinella della legalità”. 

L’invito è quindi di “far diventare la Valle d’Aosta un esempio positivo che rompe questa pace predatoria, anche e soprattutto delle risorse pubbliche”.  

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