Casinò, la Procura impugna le assoluzioni di politici e manager

Il pm Eugenia Menichetti ha depositato un atto di appello integrale alla sentenza dello scorso 8 novembre che aveva stabilito la non colpevolezza, tra gli altri, degli ex assessori regionali alle finanze Rollandin, Baccega e Perron.
Il sostituto procuratore Eugenia Menichetti
Cronaca

Casinò: il secondo tempo della partita penale sui 140 milioni di finanziamenti erogati dalla Regione si giocherà a Torino. La Procura di Aosta ha infatti impugnato la sentenza del Gup del Tribunale con cui, lo scorso 8 novembre, erano stati assolti i sette imputati del procedimento scaturito dalle indagini del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, tra i quali l’ex presidente della Regione Augusto Rollandin (oggi vicepresidente dell’Assemblea), l’attuale assessore regionale alla Sanità Mauro Baccega e l’ex componente del Consiglio Valle Ego Perron.

Il pubblico ministero Eugenia Menichetti ha depositato un atto di appello integrale, di novantotto pagine, contro il verdetto di primo grado del giudice Paolo De Paola, che aveva ritenuto non colpevoli, dei reati – contestati a vario titolo – di falso in bilancio e truffa aggravata, “perché il fatto non sussiste”, un ex amministratore unico del Casinò, tre allora componenti del Collegio sindacale e i tre politici, implicati per aver rivestito l’incarico di assessori regionali alle finanze, con delega alla casa da gioco. 

Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti erano finiti i bilanci del Casinò dal 2012 al 2015. Secondo l’accusa, gli organi di “governance” dell’azienda di Saint-Vincent sarebbero ricorsi all’iscrizione di imposte anticipate, pur in assenza delle condizioni che rendevano possibile tale pratica contabile, per “mascherare” la reale situazione deficitaria della casa da gioco. L’ex au Lorenzo Sommo e i sindaci Jean-Paul Zanini, Fabrizio Brunello e Laura Filetti avrebbero così commesso – era la tesi della Procura – un falso in bilancio.

Sulla base di quel “maquillage” contabile – era l’altra parte della tesi d’accusa – gli amministratori di piazza Deffeyes investiti dei rapporti con la casa da gioco (di cui la Regione è socia al 99.9%), nel medesimo arco temporale, avrebbero motivato ai colleghi di Giunta e Consiglio la necessità dei tre mutui e un provvedimento di ricapitalizzazione poi votati dai due organi, che non sarebbero stati tuttavia dovuti, in ragione del quadro economico in realtà “insanabile”.

Nelle motivazioni alla sentenza, depositate alla fine di gennaio, il Gup De Paola aveva sostanzialmente escluso il carattere “ingannevole” dei bilanci e l’esistenza di un “accordo” tra i politici e gli amministratori della “Casinò de la Vallée”. Tra gli imputati vi era anche l’ex amministratore unico Luca Frigerio, che – essendosi visto respingere la richiesta di rito abbreviato condizionato all’audizione di un consulente (mentre tutti gli altri imputati l’avevano avanzata “semplice”) – l’8 novembre era stato rinviato a giudizio. Il processo nei suoi confronti è alle battute iniziali: la prossima udienza si terrà a fine marzo.

Sulla vicenda dei 140 milioni di finanziamenti si era acceso anche un giudizio alla Corte dei conti, che aveva visto citati ventuno consiglieri regionali (in carica ed ex). La Procura regionale contestava loro un danno erariale pari al totale delle erogazioni. I giudici avevano stabilito che la responsabilità emergesse solo per parte del provvedimento di ricapitalizzazione della Casinò de la Vallée votato dal Consiglio Valle, condannando diciotto politici a risarcire 30 milioni di euro ed assolvendone tre (ed un dirigente).

Anche su quel giudizio pende atto d’appello alle sezioni centrali della Corte, depositato dal procuratore contabile Massimiliano Atelli. La parola “fine”, in tema di casa da gioco, è lungi dall’essere scritta.

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