Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 21 Novembre 2018 19:54

Come le gare venivano “addomesticate” dalla corruzione sotto il Cervino

Aosta - Sono otto le opere su cui, stando all’ordinanza del Gip Colazingari, il patto corruttivo all’ombra della “Gran Becca” avrebbe pesato. Eccone l’elenco e gli strategemmi cui gli indagati sarebbero ricorsi per ottenere il risultato da loro auspicato.

Valtournenche - immagine d'archivio

Oltre a quelle relative alle scuole medie di Crétaz, sono altre sette le procedure pubbliche ritenute oggetto di illeciti, che compaiono nelle carte dell’inchiesta “Do Ut Des”, svolta dai Carabinieri e coordinata dal pm Luca Ceccanti. Ad oggi si contano una ventina di indagati (e il numero potrebbe cambiare ancora, perché le indagini non sono concluse) per reati, contestati a vario titolo, che includono corruzione, concussione e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente.

Parola d’ordine: indire gare

Ad esaminare i rispettivi iter, ripercorsi dal Gip Giuseppe Colazingari nell’ordinanza cautelare che ha fatto scattare il “blitz” di ieri mattina, emerge uno stratagemma ripetuto, per cui il tecnico comunale ora in carcere, Fabio Chiavazza, “ricorreva spesso a gare, sia laddove tale procedura era obbligatoria in relazione all’importo”, sia nei casi in cui era facoltativa perché la “soglia” dei 40mila euro non veniva superata.

Una “predilezione” dovuta dal fatto che, impostando quel percorso amministrativo, sarebbe riuscito “a pilotare l’assegnazione con il previo accordo di aumentare l’importo” aggiudicato, in modo da “compensare sostanzialmente il ribasso effettuato” e “garantire illeciti vantaggi al soggetto privato”. Tale meccanismo sarebbe poi stato “arricchito”, a seconda dei casi, da altri “ingredienti”, che per gli inquirenti dimostrano l’accordo a monte delle gare, come la fissazione di tempi brevissimi per depositare le offerte.

Le offerte chieste “per ieri”

È il caso, stando all’ordinanza, della progettazione della strada pedonale denominata “Fiscada”, in cui Chiavazza, subentrato nel frattempo in Municipio al responsabile tecnico che aveva inizialmente gestito la pratica, “esautorava gli altri due professionisti” che avevano presentato offerte e invitava un altro geometra a far pervenire, entro il giorno successivo (contro i tredici dati dal precedente invito), il proprio preventivo.

Una scelta che il Gip si spiega esclusivamente con “la necessità di garantirsi un terreno amico e disponibile in relazione all’appalto” per l’esecuzione dei lavori, caratterizzato nuovamente da appena tre giorni di tempo per inoltrare le proposte. Chiavazza sarebbe anche arrivato a far figurare negli atti l’esperimento della gara (base d’asta 38mila euro) “di domenica ed in data addirittura anteriore alla ricezione dell’offerta” aggiudicataria, presentata dalla Edilvu (i cui titolari sono agli arresti “domiciliari” da ieri).

Emblematico, per gli inquirenti, anche l’impegno di spesa aggiuntivo in delibera, da 3.325 euro, per “interventi migliorativi che si rendessero necessari in corso d’opera”. Di fatto, la somma percepita dalla Edilvu “risulta esser pari alla base d’asta, con ‘annullamento’ del ribasso formulato”. Morale, per il magistrato, “un simulacro di gara”.

“Migliorie” come se nevicasse

Copione molto simile per l’affidamento, dall’agosto 2016, dei lavori di restauro di una fontana e il rifacimento del muro di contenimento di località Pecou. Anche per questi – stando alle carte dell’inchiesta – Chiavazza aveva “manifestato l’intenzione di affidare i lavori alla Edilvu”, che si aggiudica (dopo la richiesta di tre preventivi) l’opera con un ribasso del 24% (cioè, poco meno di 11mila euro su un importo base di 18.300 euro), ma si vede riconoscere un impegno ulteriore di 4.619 euro.

Secondo gli inquirenti, anche quando l’affido avveniva direttamente, la “ricompensa” del professionista “scelto” passava sempre dietro al paravento di opere accessorie. Ricevuto dalla giunta comunale l’input di procedere ai lavori per la strada Giomein e Gorret, nel febbraio 2017, Chiavazza aggiudica la progettazione il 21 marzo all’architetto Ezio Alliod (indagato per questi fatti), ma il 9 agosto esprime la necessità di compiere altri lavori. Alla fine, anziché dei 39.273 euro dell’aggiudicazione, la determina a favore di Alliod è di 48.214 euro.

Dalla procedura per l’acquedotto comunale di Cervinia (marzo 2017, opera da 243.500 euro), oltre al “modus operandi” consueto emerge poi un altro elemento che paleserebbe il “pilotaggio” delle gare, vale a dire la presentazione, da parte delle altre ditte invitate, di offerte palesemente inidonee, per lasciare in piedi solo quella ritenuta “prescelta”. Il riferimento degli inquirenti è alla proposta di una “variante con passaggio di una conduttura in mezzo al campo da golf”, che fa scartare quel progetto. Anche questo intervento finisce con l’andare alla Edilvu, con “puntuale” somma supplettiva di 11mila euro per migliorie motivate “dall’utilizzo di materiali particolari e dall’esecuzione di opere diverse”.

“Dai Fabio, trovami la soluzione”

Per il bar “Rocce nere”, di proprietà della Cervino Spa, sarebbe poi entrato in campo anche l’ingegner Corrado Trasino, altro indagato (sottoposto ad obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria), “che si mostra bene a conoscenza della vicenda”. Il progetto, in questo caso, appare problematico perché prevede la demolizione del vecchio stabile sulle piste e la realizzazione di un nuovo corpo completamente diverso e superiore in altezza al precedente, con la realizzazione di un piano in più.

Gli ultimi due aspetti non risultano congruenti con gli strumenti urbanistici in vigore, ma – intercettato dai Carabinieri – il presidente della società degli impianti di risalita, Federico Maquignaz, al momento indagato per corruzione, esorta Chiavazza: “Dai Fabio, trovami la soluzione che ce la fai sicuramente”. L’idea è di ottenere da “un amico avvocato” un parere legale per superare l’impasse. Parallelamente, nella ricostruzione degli inquirenti, l’ingegner Trasino si “interessa” presso la ditta subappaltatrice dell’opera. Il gip scrive di un “evidente” abuso d’ufficio commesso da Chiavazza, “al fine di procurare alla Cervino” l’approvazione di “un progetto difforme dalla normativa di settore”.

Galeotti gli sms

Trasino è anche il progettista del Terminal Bus di Cervinia, altra gara finita nel mirino degli inquirenti, e le sue “abilità” nello “scambio di favori tra soggetti che partecipano a gare” emergerebbero, per Carabinieri e Procura, da un intervento non a Valtournenche, cioè la procedura Anas per i servizi tecnici relativi alla galleria fra Etroubles e Saint-Oyen. In questo filone sono indagati anche il funzionario dell’azienda stradale Adriano Rosario Passalenti (di Saint-Nicolas) e i professionisti Stefano Rossi (di Piacenza) e Rosario Andrea Benincasa di Carvacio (di Torino).

L’ordinanza del Gip riporta gli scambi di sms tra gli ultimi due e Trasino, perché – come emerso in una conversazione intercettata, “per telefono questi ragionamenti è meglio non farli troppo”. I messaggi contengono soprattutto cifre. Per gli inquirenti, si tratta delle offerte da presentare su cui i tre professionisti si sarebbero accordati, al fine di favorire Trasino (che, oltre ad essere cosciente del suo invito prima del tempo, avrebbe appreso dal dipendente Anas le altre ditte partecipanti alla gara). Uno chiede all’altro di inviargli “il format della tua offerta”, leggendo in risposta “dieci minuti e arriva”.

“Le offerte formulate da Benincasa e Rossi – conclude il Gip – recano gli importi loro indicati da Trasino e vengono inviate il giorno successivo rispetto alle indicazioni da questi fornite e negli stessi termini concordati fra i tre”. Una circostanza che fa scrivere al giudice: “non vi sono dubbi circa il concorso nel reato dei tre professionisti”, ma altrettanto evidente “a livello indiziario il coinvolgimento dell’ingegner Passalenti”. Insomma, tecnici sì, tecnologici un po’ meno.

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