Contributo affitto, la Rete antirazzista si rivolge al Tribunale

I requisiti richiesti sono "contrastanti con numerosi principi di diritto nazionale e comunitario". Ad oggi sono circa un centinaio gli stranieri residenti in Valle d'Aosta che, con i nuovi requisiti introdotti dall'allora Giunta Spelgatti, non hanno potuto accedere al contributo affitto.
Cronaca

Sono circa un centinaio gli stranieri residenti in Valle d’Aosta che, con i nuovi requisiti introdotti dall’allora Giunta Spelgatti, non hanno potuto accedere al contributo affitto. In molti casi non sono riusciti a dimostrare, con documenti del Paese di origine, di non essere proprietari di un alloggio nel paese di provenienza. Un requisito che, insieme alla residenza di almeno 4 anni e al permesso di lungo soggiorno, per la Rete antirazzista della Valle d’Aosta e Asgi (associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) è discriminatorio. 

“Queste politiche di esclusione, indipendentemente dal loro fondamento legale, sono illogiche e contrastanti con gli interessi di tutti i cittadini della Valle d’Aosta” sottolineano in una nota le due associazioni annunciando di aver depositato ricorso al Tribunale di Torino. 

Prima di rivolgersi al giudice le due associazioni hanno “inutilmente inviato una lettera sollecitando un confronto tecnico con la Giunta regionale” e anche ora, invitano il Governo Fosson “a tornare sulle proprie scelte”.

Il bando 2018, ribadiscono Rete antirazzista della Valle d’Aosta e Asgi, contiene una serie di requisiti “non previsti né dalla legge nazionale istitutiva del fondo, né da alcuna altra regione e che sono contrastanti con numerosi principi di diritto nazionale e comunitario”.

L’esclusione di coloro che hanno una residenza in Valle d’Aosta inferiore a 4 anni, “seppur diminuito di un anno” (prima era 5 anni) era già stata cassata dalla Corte Costituzionale. Un requisito quest’ultimo che non danneggia solo gli stranieri – sono solo il 6,4% della popolazione – ma anche “un gran numero di italiani che, affrontando sacrifici, si spostano tra una regione e l’altra alla ricerca di condizioni migliori”.

Sul permesso di lungo soggiorno, le due associazioni ricordano invece come i cittadini stranieri regolari che non lo possiedono è perché non hanno potuto “ottenerlo perché in condizione di maggiore difficoltà economica e dunque appartenenti a nuclei familiari più fragili”. Infine sul dover dimostrare, carte alla mano, di non essere proprietari di un alloggio nel paese di provenienza, “va ribadito che nessuna norma consente alla Regione di introdurre procedimenti differenziati per italiani e stranieri e che per gli uni e per gli altri, l’ISEE, quale unico strumento di valutazione dello stato di bisogno, attesta già la proprietà o meno di un immobile all’estero”.

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