Femminicidio di La Salle: Teima è imputabile, sentenza attesa l’8 aprile

Nell’udienza di oggi del processo al 23enne accusato di aver ucciso la compagna Aurianne Laisne è stato sentito lo psichiatra incaricato di determinare la capacità di intendere e di volere dell’imputato.
Processo Teima
Cronaca

La sentenza del processo a Sohaib Teima, il 23enne accusato di aver ucciso la compagna Aurianne Laisne, nascondendone poi il cadavere nella cappella dell’Equilivaz (La Salle), è attesa per il prossimo 8 aprile. Lo ha stabilito la Corte d’Assise di Aosta quest’oggi, mercoledì 25 febbraio, programmando le udienze per la discussione tra le parti, dopo che in mattinata è stato dichiarato chiuso il dibattimento.

Il processo è potuto proseguire dopo che, in aula, è stato sentito lo psichiatra Francesco Cargioli, sulla perizia condotta sull’imputato, rispetto alla sua capacità di intendere e di volere al momento dei fatti e di stare a giudizio. E’ emerso, ha spiegato il professionista alla Corte, che Teima è affetto da un “disturbo di personalità misto”, di tipo antisociale e con “spiccata manipolatività del soggetto”, che però non incide giuridicamente sulla possibilità di essere processato.

Riferendo della sua valutazione (svolta attraverso l’esame della documentazione clinica, del fascicolo, nonché con colloqui e con la somministrazione di test all’imputato), lo psichiatra ha sottolineato che Teima ha offerto una ricostruzione dei fatti caratterizzata dalla negazione dell’accaduto ed ha avuto “degli agiti aggressivi, in carcere”.

Processo Teima
La deposizione dello psichiatra Cargioli.

Tutto ciò, però, non influisce sulla sua imputabilità perché la stessa viene meno – ha spiegato Cargioli, rispondendo a una domanda del pm Manlio D’Ambrosi – “o quando viene meno il contatto con la realtà, o quando si induce uno stato di disforia che rende difficile il controllo delle pulsioni”, casi che non ritornano nella fattispecie.

Il difensore di Teima, l’avvocato Tommaso Calabrò, ha chiesto al perito se quel tipo di disturbo possa modificarsi nel tempo, ma lo psichiatra ha risposto trattarsi di patologie che, con l’arrivo all’età adulta, “tendono a stabilizzarsi” e, un’“evoluzione psicotica la escluderei”. Durante tutta la testimonianza del perito, l’imputato, maglia chiara e pantaloni a scacchi, è rimasto immobile, a tratti con il capo chino, quasi come se si sentisse estraneo alla situazione.

La Corte ha quindi proceduto a calendarizzare udienze per il 18 e 26 marzo e per l’8 aprile. Nella prima sono in programma la requisitoria del pubblico ministero e delle parti civili (gli avvocati Jacques Fosson e Giulia Scalise, che affiancano i genitori della vittima), mentre la seconda servirà per le arringhe delle difese (oltre a Calabrò, la collega avvocata Lucia Lupi).

L’8 aprile, dopo eventuali repliche e controrepliche delle parti, i giudici popolari e togati (il presidente Giuseppe Colazingari e il giudice a latere Marco Tornatore) si ritireranno in camera di consiglio. Seguirà il momento in cui Teima consocerà la loro decisione.

Femminicidio di La Salle, disposta una perizia psichiatrica su Teima

17 Settembre 2025, ore 12.18, di Luca Ventrice

Sohaib Teima fuori dal tribunale di Aosta
Sohaib Teima fuori dal tribunale di Aosta

Una nuova perizia, per “accertare se l’imputato sia in grado di partecipare al processo, se fosse capace di intendere e di volere al momento della commissione dei fatti e, in caso negativo, se sia socialmente pericoloso”.

A disporla, oggi, 17 settembre, la Corte d’Assise. Sarà il dottor Francesco Cargioli, della Psichiatria di Aosta, a condurre la perizia su Sohaib Teima, il 23enne originario di Fermo – nelle Marche – accusato di aver ucciso Aurianne Laisne, occultandone poi il cadavere nella cappella dell’Equilivaz, a La Salle, dove era stata trovata il 5 aprile 2024.

Una richiesta arrivata dai banchi della difesa di Teima, rappresentata dagli avvocati Tommaso Calabrò e Lucia Lupi: “Riteniamo che l’accertamento sulle condizioni cliniche dell’imputato siano un segno di civiltà giuridica – aveva detto Calabrò in aula –. Questo non significa dichiaralo incapace di intendere e di volere, ma per una corte che deve decidere su fatti così gravi serve la certezza che non ci sia un vizio di mente. Oggi ancora di più, la richiesta viene reiterata e rinnovata dopo quanto detto da professor Freilone, che ha spiegato come serve un’ulteriore esplorazione”.

Poco prima, infatti, è stato chiamato a testimoniare il professor Franco Freilone, docente di Psicopatologia Clinica e Forense e Criminologia Clinica all’Università di Torino, incaricato dalla difesa.

Il professor Franco Freilone al processo Teima
Il professor Franco Freilone al processo Teima

Il suo compito è stato quello di visionare la documentazione dopo i colloqui dell’imputato con un’esperta di valutazioni neuropsicologiche. Freilone ha spiegato: “Ho cercato di vedere se ci fossero elementi clinici nella storia clinica del signor Teima. Ho valutato se ci fossero e se avessero una potenzialità forense. Ma non ho esaminato il periziando. Alla luce di questo si riscontra una situazione di disagio psichico. Il test MMPI-2 prevede una serie di elementi valutativi, sia diagnostici sia di modifiche volontarie del proprio profilo. Emerge una problematica psichica su un disturbo grave di personalità”.

“Dal diario clinico della casa circondariale di Torino non si evidenzia una psicopatologia peggiore, ma ad un certo punto un disturbo della personalità – ha aggiunto –. È presente un profilo di disagio psichico rilevante. E gravi disturbi di personalità possono avere una rilevanza forense su un profilo di eventuale pericolosità sociale. Tutti gli elementi raccolti fanno sì che sia utile un approfondimento psichiatrico, penso sia il presupposto per valutazione un’eventuale pericolosità sociale”.

L’udienza per conferire l’incarico al dottor Cargioli è fissata per il prossimo 13 ottobre.

L’udienza di ieri

Il processo Teima ad Aosta
Il processo Teima ad Aosta

Stando ad una consulenza medico-legale presentata dalla difesa di Teima, il corpo di Laisne sarebbe stato spostato tra le 12 e le 16 ore dopo il decesso.

Le nuove considerazioni sono emerse durante l’udienza di ieri – 16 settembre – davanti alla Corte d’Assise di Aosta, dove è stato ascoltato Lorenzo Varetto, il medico legale incaricato dalla difesa, che si è soffermato in particolare sull’analisi delle macchie ipostatiche, ovvero i ristagni di sangue che si formano post mortem, in corrispondenza delle parti del corpo rivolte verso il basso.

“Sappiamo che il cadavere è stato ritrovato rannicchiato sul fianco sinistro – ha chiesto l’avvocata Lupi, che assiste Teima –. Secondo lei le macchie ipostatiche in una persona posizionata sul fianco sinistro si dovrebbero trovare nel dorso come indicato dal dottor Testi (ovvero il medico legale consulente della Procura, ndr.) o in un’altra parte del corpo?”.

Varetto ha spiegato che se un cadavere è posizionato sul fianco sinistro – come nel caso della vittima – le macchie ipostatiche dovrebbero concentrarsi proprio su quel lato. Se invece, come indicato dal consulente della Procura, il corpo presentava scarse macchie dorsali fisse, ciò suggerirebbe che la posizione originaria del cadavere fosse differente, e che il corpo sia stato spostato una volta che le macchie si erano già fissate. Processo che – secondo il medico legale – si compie generalmente entro 12-16 ore dalla morte, “tendenzialmente non oltre le 15”.

Alla domanda dell’avvocata Lucia Lupi se ciò implicasse uno spostamento successivo al fissarsi delle macchie dorsali, Varetto ha risposto: Non vedo altre spiegazioni.

 

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